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8 marzo a Shangai: mezza giornata di ferie all'insegna del consumismo

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Shanghai — Festa della donna. Almeno qui a Shanghai, in tanti luoghi di lavoro oggi alle donne spettava mezza giornata di ferie. Il notiziario questa mattina ricordava i grandi passi avanti fatti nell’emancipazione della donna, illustrando alcune delle “eroine moderne”, illustri e sconosciute: dalla giovane pilota d’aerei alla ragazza madre, passando per la pensionata che trabocca d’energia. Storie di ordinario riscatto del gentil sesso, quello che, proclamava il Grande Timoniere Mao, “sorregge metà del cielo”.

Quella che ho visto io, però, è un’immagine meno da epopea. Il mio ufficio è di fatto dentro ad un centro commerciale. Ci sono dovuta passare in pausa pranzo e l’ho trovato stracolmo di folle di donne. D’ogni età. Donne che, in vacanza dal lavoro, si sono riversate nello shopping sfrenato. Una scena che non avevo mai visto prima. Un’invasione. Sbucavano da ovunque, si infilavano ovunque. Pareva non avessero mai visto un negozio prima. Idem quando, uscendo dal lavoro, sono dovuta ripassare  per il centro commerciale.
E ho pensato allora al paradosso di questa situazione: questo sistema presumibilmente alternativo che, tra le altre cose, era nato anche per “affrancare” l’uomo moderno dalla schiavitù del materialismo, sembra oggi festeggiarlo concedendogli di sbizzarrirsi proprio nell’esaltazione dello stesso. “Comperate e consumate”, “comperate e consumate”, pareva echeggiare in sottofondo su e giù per le scale mobili dei negozi. Che triste. Triste perchè alla fine pare siamo caduti tutti nello stesso baratro, a dispetto della nostra diversa provenienza geografica o del nostro diverso  passato ideologico. Triste perchè alla fine sono andati persi “il diverso” e i suoi amici, “i valori”.

Mi ha lasciato l’amaro in bocca oggi, questa festa della “donna post-moderna”.

Silvia Sartori

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