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Sulla stampa e sui più spontanei social network proliferano i commenti al nuovo attacco di Israele a Gaza. La maggior parte condanna il governo di Tel Aviv; altri lo giustificano. Trovo immorale il tono della massima parte dei commenti, su una questione così drammatica in cui si parla della vita di persone e di un uso inaudito della violenza. Si prendono posizioni da tifoseria calcistica, piuttosto che da analisi ponderata di una situazione che a mio parere rappresenta uno degli abissi morali in cui di tanto in tanto cade l’umanità.

La mia non è una posizione pilatesca, già comune in quelle regioni ai tempi di Gesù Cristo, perché la mia posizione l’ho presa chiaramente. La qualcosa mi ha fatto scontrare – a costo di soffrirne profondamente – con amici carissimi. Che sono rimasti amici. Si può prendere posizione contro qualcuno, pur comprendendone le ragioni; si può condannare senza offendere, senza pensare che la soluzione sia l’eliminazione dell’avversario. Per questo motivo rifiuto ogni dichiarazione virulenta sull’argomento.

Le vittime sono i due popoli, i poveri strumentalizzati dai giochi di potere e di guerra. Ma il senso di responsabilità e la partecipazione umana non può impedire di prendere posizione.

Ai miei amici israeliani che “non ne possono più” dei razzi lanciati da Gaza domando: secondo voi, gli attacchi che uccidono donne e bambini – e qualche miliziano di Hamas – hanno mai risolto il problema negli ultimi quarant’anni di occupazione? O l’hanno piuttosto aggravato? Per ogni bambino morto, nascono dieci potenziali combattenti che non si limitano a odiare il vostro governo, ma odiano tutti gli ebrei di Israele. E l’opinione pubblica mondiale giudica sulla base della sensibilità umana comune e dei principi che ne derivano. Non si perde nei dettagli. Ed è giusto così: per questo governi responsabili devono comportarsi secondo i principi e non rincorrere l’opportunismo se vogliono risolvere davvero qualcosa.

E mi chiedo ancora: se il governo israeliano dichiara che “ai lanci di razzi risponderà in modo sproporzionato” e mette in pratica questa minaccia massacrando migliaia di civili assediati a Gaza e in Libano usando le armi più sofisticate e costruendo muri, quale consenso internazionale può pensare di ottenere? Quale moralità e senso di responsabilità dimostra?

E se il leader di un governo (democraticamente eletto tanto quanto i leader di Hamas, ma delegittimato da scandali di ogni genere) ritiene legittima una reazione “sproporzionata” dichiarandolo senza mezzi termini alle TV di tutto il mondo, non viene di conseguenza sospettare che l’obiettivo dell’attacco a Gaza non sia né la sicurezza né la pace, ma solo la vittoria alle prossime elezioni? Da ottenersi con ogni mezzo incluso il sangue dei bambini palestinesi? E se per vincere le elezioni e giustificare l’indifendibile l’attacco “sproporzionato” fossero stati necessari alcuni morti israeliani? Un personaggio come Netanyahu è davvero al di sopra del sospetto di avere permesso che oggi tre israeliani morissero colpiti da un razzo? Questo è il pasticcio che l’irresponsabilità di pochi e l’ignoranza di molti ha generato.

Poi, in Israele, ci sono quelli che dicono a noi occidentali: lasciateci in pace, perché ci giudicate così severamente mentre non usate lo stesso metro di paragone con “gli altri”? Chi dice questo – e oggi sono in molti in Israele – ammette il distacco di Israele dall’Occidente e l’aggancio a valori e principi diversi dai nostri. Finché giudicheremo i governi di Israele con in parametri di giudizio occidentali, che includono il rispetto per “gli altri”, ci sarà una speranza.

Hamas si comporta come Israele? Ne sono convinto! Moralmente non sono migliori perché la predicazione della violenza è la loro ragione d’essere che indebolisce le loro ragioni. Tanto quanto indebolisce quelle di Israele. Hamas avrebbe più credito se usasse meno le armi e più la propaganda sapendo che l’opinione pubblica è favorevole ai Palestinesi. Gli israeliani hanno democraticamente eletto leader che hanno provocato il “nemico” passeggiando sulla spianata delle moschee e hanno vanificano gli sforzi di pace consentendo nuovi insediamenti di coloni nei territori occupati. Un atteggiamento diverso, una minore arroganza indebolirebbe Hamas più di qualsiasi bomba. Hamas ha bisogno di Netanyahu tanto quanto questi ha bisogno di Hamas. Ho parlato con numerosi israeliani-ebrei, con israeliani-palestinesi, con ebrei e palestinesi ragionevoli, sensibili e ricchi di umanità. E anche con molti fanatici di entrambe le parti. I governi oggi sono espressi dai secondi perchè sulle schede per le elezioni israeliane, i cittadini troveranno il sangue dei bambini palestinesi e non risposte ai problemi economici e sociali di una società profondamente in crisi.

Corrado Poli

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