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A Innsbruck, sulle tracce di Andreas Hofer

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B-andreas-hofer“Le donne devono coprirsi le braccia e il seno. Si spera, al fine di tenere lontano il castigo di Dio, esse si miglioreranno: in caso contrario dovranno ascrivere a se stesse se in un modo loro disaggradevole verranno a essere oggetto del lancio di escrementi”.

E’ vero che nel 1809 il costume era quello che era. Tuttavia non si può dire che l’estensore di questo “Proclama”, quell’Andreas Hofer oste della Val Passiria simbolo dell’identità tirolese, fosse una persona di larghe vedute. Il condottiero che a cavallo fra Settecento e Ottocento assunse la guida delle rivolte tirolesi contro Napoleone e il dominio bavarese costituisce la figura unificante fra Trentino, Alto Adige e Tirolo del Nord e dell’Est. L’oste sudtirolese è anche oggetto di un’ampia sezione a lui dedicata nel museo dell’Hofburg del capoluogo austriaco, all’interno del palazzo che dal XIV secolo è stata la sede dei conti del Tirolo prima di passare insieme al Land in mano Asburgo. Un altro luogo simbolo della storia del Tirolo è il Bergisel, dove Hofer viene commemorato con un museo e un monumento celebrativo.

 

 

La mappa del tirolo storico esposta al Grand Hotel Europa di Innsbruck

La mappa del tirolo storico esposta al Grand Hotel Europa di Innsbruck

La collina del Bergisel, un’altura a sud di Innsbruck, fu infatti teatro di quattro  battaglie al termine delle quali il Tirolo, nella sua breve parentesi napoleonica, fu smembrato fra Regno d’Italia (province di Trento e Bolzano) e province francesi dell’Illiria. Ad Hofer sembrano quasi legati più gli austriaci che i sudtirolesi, che in ogni angolo della loro città sembrano andare alla ricerca di vestigia della storia comune che lega Trentino, Alto Adige e Tirolo. Perfino all’interno del lussuoso ristorante del Grand Hotel Europa – aperto nel 1869 e a tutt’oggi unico albergo a cinque stelle della città – c’è una sala interamente dedicata alla figura universalmente riconosciuta come condottiero dei combattenti per la libertà del Tirolo storico.

Silvia Fabbi

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