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A Padova e Bolzano un big della chiesa: arriva il cardinal Francesco Montenegro

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È uno stretto collaboratore di Papa Francesco, che gli ha consegnato la porpora cardinalizia ad inizio 2015, è presidente della Caritas Italiana oltre che arcivescovo di Agrigento (e quindi Lampedusa). In altre parole: un big della chiesa attuale che sarà a Padova domani, giovedì 17 marzo, per il ritiro quaresimale dei presbiteri all’Opsa. Stiamo parlando del cardinal Francesco Montenegro, che proporrà una riflessione a tema con il giubileo in corso, sulle opere di misericordia.

Arriva a Padova una figura importante, sia per l’impressionante quantità di titoli a lui attribuiti sia soprattutto per l’immagine che ha dato di sé con il suo impegno a favore dei poveri, tanto da conquistarsi l’appellativo di “arcivescovo dei migranti”. Prima di salire a Bolzano per discutere di disparità nell’accesso al cibo in un incontro organizzato al Teatro Cristallo, il cardinale Montenegro verrà a Padova a parlare di misericordia, e lo farà in occasione del ritiro quaresimale dei presbiteri all’Opsa, la struttura residenziale della diocesi di Padova con sede a Sarmeola di Rubano che ospita malati con gravi forme di disabilità. Ad accoglierlo ci sarà una comunità – quella padovana – che a proposito di accoglienza ha fatto recentemente parlare di sé per le manifestazioni e le contromanifestazioni a favore (o meno) dell’ospitalità ai migranti: è del 15 maggio 2015 l’iniziativa in piazza “Padova accoglie”, successiva di poco meno di un mese alla puntata di Piazzapulita del 20 aprile dedicata ai naufragi dei barconi sulle coste italiane, che si è aperta con il punto di vista di alcuni abitanti della città del Santo.

Il vescovo di Lampedusa

Il cardinal Montenegro sa bene che cosa sia l’accoglienza, lui che in quanto arcivescovo di Agrigento è chiamato a esercitare il ministero anche a Lampedusa, la splendida e tormentata porta d’Europa per i migranti che dall’Africa arrivano in Italia in cerca di quello che sperano sia un futuro migliore (ma spesso non lo è). Questo gioiello della natura, troppe volte associato a immagini di disperazione, per Montenegro è semplicemente un “avamposto della chiesa Italiana che si sforza di rendere visibile la testimonianza di carità”. L’arcivescovo crede nella vocazione millenaria dell’isola ad accogliere chiunque posi il piede sulle sue coste: il saluto rivolto al cardinale Angelo Bagnasco in visita a Lampedusa il 18 maggio 2011 è un inno all’ospitalità e all’amore.

L’impegno sociale del presidente della Caritas Italiana

Amore – quello cristiano – in latino si dice caritas, una parola tanto pregnante da dar vita a un organismo che opera in tutto il mondo per aiutare i poveri, favorire la giustizia sociale e promuovere un clima di pace: insomma, per fare carità. Chi meglio del cardinal Montenegro poteva essere chiamato a diventare presidente di Caritas Italiana? Per lui, la carità deve tradursi in impegno sociale: ci vuole coraggio a rivolgere questo invito in tempo di crisi, soprattutto parlando da una terra difficile come quella siciliana. Ma a sostenere il cardinale – dice lui – ci pensa il Vangelo, la “bussola” da seguire anche quando impone di andare controcorrente, per esempio contro gli interessi di quella Ue definita da Montenegro “unione degli egoismi”.

L’amico dei poveri (e di Papa Francesco)

Montenegro è anche uno stretto collaboratore di Papa Francesco, da cui ha ricevuto la porpora cardinalizia nel 2015. Non si fatica a scorgere l’approvazione di Bergoglio per la guida spirituale di Lampedusa, l’isola che il pontefice ha scelto come meta per il suo primo viaggio apostolico nel 2013, all’indomani dell’elezione. Se in quell’occasione il Papa aveva chiesto perdono per l’indifferenza di tutti nei confronti del dramma dei migranti, dopo la nomina di Montenegro gli ha raccomandato all’orecchio di “non dimenticarsi dei poveri”.

La tradizione cattolica elenca sette opere di misericordia corporale e sette di misericordia spirituale, quelle indicate nel Vangelo di Matteo. Se di misericordia si parlerà all’incontro all’Opsa, certamente all’arcivescovo dei migranti non mancherà la parola.

 

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