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A22 e concessioni in house: autostrade politicizzate o ritorno del pubblico?

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Un fantasma si aggira a Nordest: è il fantasma del pubblico e della politica. L’ultimo avvistamento, segnalato oggi da un editoriale del Corriere del Veneto, pare sia quello sulla Brescia-Padova. Si tratta del progetto, lanciato dal presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, di riportare in mani totalmente pubbliche – attraverso società in house – oltre che l’A22, anche la Brescia-Padova.

Com’è noto, grazie all’acquisto delle quote che erano in mano ai privati, le Province autonome di Bolzano e Trento hanno ora la possibilità di un rinnovo trentennale della concessione. Modalità prevista a livello europeo per le società in house, quindi in mani totalmente pubbliche. “Abbiamo ascoltato per anni il ritornello dell’uscita della pubblica amministrazione dai servizi e dal business, ci siamo sorbiti solenni promesse sull’abolizione dei poltronifici e su drastici interventi per sciogliere tutte le commistioni nate dall’inguardabile mondo delle società partecipate. E adesso cosa avviene nei palazzi del potere? Esattamente il contrario” scrive Claudio Trabona sull’edizione locale del Corriere. Le Province di Bolzano e Trento potrebbero incassare 11-12 miliardi di ricavi dall’Autobrennero nei prossimi trent’anni. “Così – conclude Trabona – dopo il colpaccio, Trento sogna il cappotto: concessione A22 rinnovata, acquisto della Brescia-Padova, taglio definitivo dell’odiato progetto di Valdastico Nord. E il tanto conclamato addio al politico-casellante? Arrivederci alla prossima, inutile chiacchiera”.

Il ragionamento, va subito detto, ha il suo fondamento teorico e una certa facilità di pancia: le autonomie di Trento e Bolzano fanno invidia, i poltronifici veneti – alla faccia della Lega – sono stati di quanto più scandaloso visto in Italia negli ultimi vent’anni. All’italiano medio l’idea del controllo pubblico – e non a torto – provoca l’orticaria. Ma l’Italia delle autostrade in mano ai gruppi privati com’è stata? Aumenti continui dei pedaggi (raddoppiati a dir poco) a fronte di investimenti perlopiù fantasma.

Il rinnovo della concessione dell’A22 servirà a finanziare il tunnel di base del Brennero, un’opera immane che dovrebbe spostare il 20-25% del traffico Tir del Brennero su rotaia migliorando considerevolmente l’ambiente della Val d’Adige, e alcune opere viarie importanti come la tangenziale di Bolzano. Tutto questo fa invidia? Bene, non potrebbe forse essere un buon modello anche per il Veneto? O tutto quel che viene da Trento in su è sbagliato a prescindere? Le avvertenze, e qui Trabona ha ragione, sono d’obbligo: il rischio che la mano pubblica moltiplichi cantieri (inutili) e clientele è concreto, le poltrone vanno tenute sotto controllo, bisogna trovare il modo concreto di “restituire” agli azionisti di riferimento (i cittadini) i vantaggi degli incassi magari facendo pagare di più il traffico di attraversamento. Ma le soluzioni tecnologiche per farlo ci sono. Dopo un ventennio di privatizzazioni all’insegna del monopolio, ripensare ad infrastrutture pubbliche (non politicizzate) potrebbe essere un atto di coraggio da fare (e controllare) tutti insieme.

Luca Barbieri

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