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Come se ne esce? A dieci anni di distanza dall’intervento armato (invasione?) in Afghanistan è la domanda che ancora scuote e divide gli esperti. I vertici militari sono confusi, le parole anche di più. Micheal Semple, Carr Center for human rights di Harvard, una proposta ce l’ha: “C’è un unico obiettivo serio al quale lavorare: un cessate il fuoco. Altrimenti nel 2014 ci attende un’altra ondata di elezioni truccate. La gente pensa che tutta questa violenza vada avanti da troppo tempo. L’unico obiettivo cui tendere è un cessate il fuoco, è il primo passo. Solo con questo poi si potrà votare seriamente e perseguire dei programmi di uguaglianza”. Affascinante, ma chi glielo spiega ai militari. “Nessuno dei militari crede in questa soluzione – dice Elizabeth Rubin del New York Times – Vogliono andare avanti ad ucciderli uno ad uno. Il problema è che la diplomazia americana è gestita dai militari non dalla politica“.

Un cessate il fuoco, mettere da parte le armi, non vuol dire andarsene. “Dopo dieci anni di scorribande nel paese non possiamo voltarci dall’altra parte e andarcene – chiarisce Semple -. A Kabul c’è un governo disastroso, è vero. Nel 2001 sbagliammo tutto: c’era modo di mettere mano in modo pacifico all’Afghanistan. Io ho vissuto sotto i talebani, so chi sono. E’ una forza che esiste: non c’è una soluzione militare. Certo, devono capirlo pure loro. E nel movimento talebano ci sono persone che sanno ragionare, sanno di non poter vincere militarmente. Ma bisogna smetterla con le rappresentazioni fallaci e le menzogne sui Taliban.Non si può parlare di buoni e cattivi. Ci sono dei  Mullah tradizionalisti che sono il cuore del movimento: a loro si sono uniti in molti, come i jahadisti, che si nascondono sotto l’ombrello dei talebani ma che non hanno nessun interesse a trattare una soluzione pacifica”.

Elizabeth Rubin, giornalista del New York Times sottolinea l’importanza delle relazioni col Pakistan: “Senza il Pakistan al tavolo questa guerra non finirà mai perché il Pakistan continua ad alimentare l’ostilità verso gli Stati Uniti. Dal livello micro a quello macro bisogna coinvolgere il Pakistan. E quindi anche l’India. Ma cos’è l’amministrazione Obama? Ci sono almeno venti posizioni. Non c’è una politica unificata”.
Intanto la situazione sul terreno, al di fuori da Kabul, resta grave. Lo testimonia Christipher Stokes, ex capomissione di Medici senza frontiere in Afghanistan; “Non credete alle notizie che arrivano dall’Afghanistan. Le cure sanitarie sono disponibili solo nelle grandi città, città di guarnigione. Al di fuori delle città non esiste. E’ normale? No, con il fiume di soldi riversati in Afghanistan i risultati sono troppo deludenti.Il motivo per cui l’accesso alle cure sanitarie non migliora è perché questa è diventata materia di battaglia contro gli insorti. Il denaro serve per vincere la battaglia: nella provincia di Helmand la gente aveva troppa paura di andarsi a far curare dalle Ong perché poi rischiavano di subire delle ritorsioni. Anche i taliban hanno militarizzato alcuni presidi sanitari Noi abbiamo  tentato di tenere il contatto con tutte le parti in conflitto: chi non l’ha fatto lavora e opera solo a Kabul senza riuscire ad aiutare la popolazione. L’Afghanistan è diventata la tomba degli aiuti umanitari“.

“E’incredibile che diamo tanti soldi per un governo che non fa nulla contro la droga. Nel governo ci sono persone invischiate nel traffico di droga” dice Giovanni Porzio, inviato per Panorama.
“Nel 2001 abbiamo deciso che Karzai era il nostro uomo – dice Semple -. Quando è ripartito il traffico di oppio, ne ho parlato con i talebani e si sono messi a ridere: “non siamo mica noi – mi hanno spiegato – cerca altrove”. Ora in realtà il business è equamente ripartito: il governo sta nel commercio della droga, i taliban stanno nel commercio della droga. Se vogliamo stabilizzare l’Afghanistan dobbiamo essere seri: il governo dipende da introiti illegali e quello che lo fanno non permetteranno mai agli onesti di prevalere. Parte della soluzione in Afghanistan sarà una ripulitura del governo, ma senza mettere mano al mercato della droga è inutile”.

E i soldi degli aiuti finiscono chissà dove.”E’ nato un sistema che introduce nel sistema sanitario – sottolinea Stokes – macchine care e sofisticate che nessuno fa funzionare. Servono persone sul terreno non Tac. Ci sono due modi per stare in Afghanistan: o si è inasori o si è ospite. Serve una maggiore biodiversità nei soccorsi”. “L’arrivo del sistema dei soccorsi ha portato una superinflazione a Kabul, con prezzi alti e macchine di superlusso – testimonia Porzio – Il mio affitto a Kabul è passato da 100 a 1.500 dollari al mese. E nonostante qualche operazione di facciata non ho visto nessun progresso economico nel paese. Che fine hanno fatto tutti gli aiuti?”. “Molti sono finiti in conti bancari all’estero – dice Stokes -. Poi c’è la corruzione. E tanta tanta confusione. Le truppe italiane dicono di essere in missione di pace. Ma lo dicono anche gli inglesi. Negli alti ranghi c’è confusione mentale sugli obiettivi: noi di Medici Senza Frontiere facciamo un lavoro diverso e farlo capire ai militari è molto difficile. A volte si illudono anche loro di essere veramente là in missione umanitaria“.

Luca Barbieri

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