Il Portogallo è un tantino fuori mano e poco ci vuole ad accorgersene. Si prende una mappa politica dell’Europa e gli occhi devono viaggiare parecchio per trovarlo. Una posizione in effetti abbastanza scomoda a cui si aggiunge un accentuato strabismo tra le “furono” colonie e il resto del continente.

Il timore di essere considerato o peggio diventare una regione spagnola l’ha fatto correre sempre un po’ più in là. E il trauma di esserci passato per 60 anni, per la crisi dinastica del 1580, l’ha portato ad alzare lo sguardo.

Il rapporto con l’Inghilterra si è storicamente consolidato in un susseguirsi di aiuti militari. Con la Francia invece lo scambio si è concretizzato sul piano culturale. Gli enti formativi, i professionisti, la moda e addirittura la lingua hanno sposato per lungo tempo gli orientamenti francesi. Infatti la preferenza è caduta sulla dolce rrr francese quanto mai lontana dalla ruvida RRR spagnola.

“Per viaggiare in Europa, la Spagna si attraversa sempre di notte!” E a parte gli azulejos dalla vicina Andulasia, di spagnolo non è arrivato granché. Al contrario al museo della città di Lisbona la quasi totalità dei documenti iconografici – disegni, incisioni, dipinti – e lo stesso vale per i manoscritti, hanno autori inglesi, francesi e in qualche raro caso tedeschi.

Un paese, forse anche in periferia, ma europeo fino alle ossa. Se non fosse per un’indispezione crescente che rischia di fargli cambiare pelle.

La triade BCE-FMI-CE viene battezzata trojka nel 2008 durante la crisi irlandese. A parte che già la scelta del russo è incredibilmente infelice e ancora meno di buon auspicio: ultimi a sfasciare un’ “Unione”. Quando il Portogallo presentava i primi segnali di mancanza di liquidità e la trojka metteva radici a Lisbona, questa era ancora chiamata commissione trilaterale. Solo più tardi il termine trojka è entrato nel linguaggio comune, facendo quindi implicitamente riferimento a un primo episodio di prestito/salvataggio e dando consistenza ai cattivi auspici.

La problematicità della situazione economica portoghese è accompagnata da un malessere che sale intorno ad “un euro che ci fanno usare ma che abbiamo per il momento” e ad “un Europa dove tutto gira intorno alla Germania”.

Una caratteristica che colpisce molto del paesaggio alentejano è che tutte le proprietà agricole sono recintate: reti, filo spinato e a volte muretti a secco. C’è uno stretto controllo degli spazi dedicati alla produzione agricola, o meglio ad una non-produzione ben remunerata dalla Comunità Europea. La maggior parte di queste non sono utilizzate conformemente al rispetto delle norme comunitarie che regolano i livelli di produzione del settore agricolo (ad esempio le “quote latte”). In proposito si dice “eh bè i francesi e i tedeschi producono di più…ci tengono ad evitare un abbassamento dei prezzi dei loro prodotti”.

E allora viene da chiedersi se l’occupazione non aumenterebbe qualora il proprietario di quei terreni non ricevesse un contributo dalla Comunità Europea per tenerle improduttive, bensì le sfruttasse, assumendo qualcuno. Oppure cosa succederebbe se invece che pontificare in ogni dove si fosse più solidali e aperti a discutere e a trattare su uno sviluppo e una crescita comuni.

E magari è anche ora di cominciare perché poi a qualcuno vengono in mente idee strane.


Mattia Gusella





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