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Io domenica, giorno in cui Bolzano sceglierà il proprio nuovo sindaco, non voto. Voterei anche, nonostante l’imbarazzo che provo di fronte ai candidati in campo, ma dopo tre anni di residenza, migliaia di euro pagati alla Provincia Autonoma e al Comune in tasse, un attivo coinvolgimento nella vita economica e cittadina, un’azienda fondata con sede a Bolzano, questo diritto – a me e ad altri più di duemila bolzanini regolarmente residenti – ancora viene negato. Contenti loro.

La norma, incostituzionale e antistorica, è retaggio del periodo in cui – anche giustamente, memori di decenni di italianizzazione forzata – non si volevano mettere a rischio gli equilibri etnici dell’Alto Adige. Oggi, anno di grazia 2015 e con il trattato di Schengen grosso modo attivo (a meno che non siate arrivati su un barcone), a Bolzano servono almeno 4 anni di residenza per votare. Idem se si vuole far domanda per accedere ai contributi di qualsiasi tipo: dalla retta ridotta per mandare il bambino all’asilo al contributo per la casa. Così i poveri – ma anche quelli non abbastanza ricchi – ci pensano bene prima di puntare alla città più cara d’Italia, l’unica dove l’inflazione non è mai scesa. Una lungimirante e spietata politica di censo. Non sorprende che siano proprio gli italiani a non sbattersi particolarmente per eliminare la norma.

Credo che lunedì, comunque, il problema si porrà seriamente. Perché ai 2.673 bolzanini residenti che non possono votare (il dato è stato pubblicato da Massimiliano Boschi sul Corriere dell’Alto Adige) si aggiungeranno tutti quelli che non vogliono votare. E non saranno pochi. Io scommetto una percentuale attorno al 40%. A meno che il bagno di folla di Salvini e l’arrivo di qualche decina di rifugiati non spostino qualcosa a destra. Comunque quello del non voto rischia di essere di gran lunga il partito più forte in città. Tra quelli che non possono e quelli che non vogliono.

E’ ora di aprire Bolzano signori. Di aria pura ma senza ricircolo si può morire asfissiati.

Luca Barbieri

08/05/2015

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