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Apriamo le Università ai migranti

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Aprire le porte delle Università nordestine e italiane ai rifugiati e ai migranti. Per un’integrazione basata sulla valorizzazione della conoscenza, in un Paese dove questa è sempre meno considerata. L’esempio dell’Ecole Normale Supérieure di Parigi, spiegato venerdì dal rettore Marc Mézard all’inaugurazione dell’anno accademico del Bo di Padova, è veramente interessante. Lo rilancia oggi, con un editoriale sul Corriere del Veneto, il sociologo Stefano Allievi:

Ha aperto le porte della sua prestigiosissima scuola – in discreto silenzio, ma come fortissimo atto politico – ai nuovi rifugiati. La scuola più selettiva di Francia accoglie infatti una quarantina di rifugiati, a cui ha dato la tessera dello studente, dei corsi di francese, la tessera della biblioteca e un pasto al giorno. Li ha chiamati studenti invitati, come i professori invitati, i fellow professors che girano per le università. E in collaborazione con gli studenti ha creato loro intorno un progetto: per dare un futuro a chi è scappato dal proprio passato. È qualcosa che potrebbero fare tutte le università del Nordest: ognuna adottando qualcuno, tra i rifugiati potenzialmente titolati.

Pensate: migranti ora costretti a non fare nulla se non mendicare una connessione wi-fi, sui banchi dell’Università per seguire le lezioni in inglese e così magari imparare anche l’italiano. Un futuro che si costruisce, generazioni di giovani che si contaminano e una nuova Europa che nasce. Una soluzione semplice e geniale, l’Università che torna a far sentire appieno il proprio ruolo nella società. “A fare politica“, come dice Allievi. Quella vera.

(foto tratta da Liberation)

 

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