Wilson, Lahiri, Ben Jelloun: al via una Fiera delle Parole sempre più internazionale

Giacomo Porra - 2 ottobre 2018

Archipelago National Park, viaggio nella Finlandia più remota

Giacomo Porra - 2 ottobre 2018
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Helsinki, sette del mattino. Sono in piedi in una fermata dell’autobus, piove. Vedo una macchina avvicinarsi, sento un colpo di clacson: è Aleksi, il mio amico finlandese conosciuto una settimana prima, con gli occhi assonnati ma il sorriso di chi ha voglia di partire all’esplorazione delle minuscole e remote isole dell’Archipelago National Park.

Guidiamo verso ovest per un paio d’ore, ci fermiamo in un paesino nei pressi di Turku, dove un ragazzo portoghese, conosciuto su un sito di articoli di seconda mano, mi aspettava per vendermi la sua tenda. Affare concluso, ripartiamo. Arriviamo a Turku, città portuale nonché vecchia capitale della Finlandia; le strade sono vuote, sebbene abbia smesso di piovere. Ci beviamo un caffè, facciamo una passeggiata e ripartiamo, un’altra ora in auto verso sud, verso il porticciolo di Pӓrnӓs: fuori, il diluvio. Tutto fila secondo i piani: abbiamo mezz’ora da spendere al porto, aspettando il traghetto. Nel frattempo, come da tradizione finlandese, ci beviamo un altro caffè. C’è un piccolo bar nei pressi del molo, con una simpatica anziana signora a servire il caffè. Decido di ordinare io: «Keksi kahvi, kiitos», «due caffè, grazie» la signora sorride e mi dice qualcosa in finlandese, confuso mi giro verso il mio compagno di viaggio, che prontamente prende la situazione in mano. La nave è arrivata: salutiamo la signora e ci dirigiamo velocemente verso l’imbarcazione: il viaggio è gratis, è un servizio che lo stato paga per gli abitanti di quelle sperdute isole. Nel ponte della nave, chiamata M/S Eivor, c’è un grande murales che rappresenta grossolanamente il tragitto del viaggio. Decidiamo di passare la prima notte a Jurmo, una delle isole più a sud, e la seconda a Nӧtӧ, la più grande. Il viaggio dura un paio d’ore, con una sosta su ogni isola. Aleksi è nei divanetti del ristorante  a schiacciare un pisolino, io sono ancora sul ponte, al vento, a cercare di fotografare qualcosa.

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Jurmo 

Arriviamo a Jurmo verso le 5, il cielo è terso, e il sole è ancora alto. Il paesaggio ci lascia senza parole, è il contrario dell’intera Finlandia: non c’è nemmeno un albero. Vicino al porticciolo ci sono cinque-sei case, apparentemente senza nessuno all’interno. C’è un solo sentiero, che conduce a un altro piccolo insediamento nell’altra sponda dell’isola. Ci orientiamo con la mappa e arriviamo nella zona destinata al campeggio. Come in tutti i parchi nazionali finlandesi c’è uno spazio dove accendere il fuoco, e una bella catasta di legna asciutta. Montiamo la tenda e decidiamo di andare a pescare. Il sole sta tramontando, e il cielo si è tinto di un colore stupendo tra il viola e il rosa, la luna è al primo quarto, si staglia fra le nuvole emettendo una chiara luce tenue. Il vento è forte, e non ci aiuta nella pesca: le onde si schiantano violente contro gli scogli e non ci permettono di prendere nemmeno un pesce. Accendiamo il fuoco e mangiamo qualcosa. È notte, e le stelle sono molto luminose. La sveglia è puntata per le 6:30, entriamo in tenda e andiamo a dormire. Passano venti minuti, i miei occhi si sono abituati al buio, esco per vedere le stelle, e lo spettacolo è mozzafiato: la via lattea è perfettamente visibile, aggrappata al cielo con i suoi infiniti rami.

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La mattina seguente ci svegliamo ben riposati, la notte è stata fredda, ma siamo equipaggiati. Facciamo una rapida colazione e andiamo ad esplorare l’isola. Dai cartelli del parco scopriamo che è un paradiso per l’avifauna, vediamo colonie di cormorani, gabbiani, e perfino delle aquile dalla coda bianca, l’animale simbolo dell’arcipelago.  Ci incamminiamo per cercare un buon posto dove pescare, ma nel tragitto vedo dei grossi animali in lontananza. Prendo il teleobiettivo per vederci meglio, e vedo cinque lama camminare in fila. Stupito comincio ad avanzare per fotografarli meglio, ma loro continuano ad allontanarsi. Improvvisamente uno di loro, leggermente più piccolo degli altri, con il pelo nero, si gira verso di me, mi squadra con lo sguardo e si avvicina. Inizialmente piacevolmente sorpreso, vedo che il lama è a pochi metri da me: mi giro e inizio a camminare, sempre più veloce; mi giro ancora, vedo che tutti i lama stanno galoppando verso di me. Terrorizzato comincio a correre, raggiungo il mio amico e gli urlo: «Run!» Lui a passo spedito mi segue, arriviamo in una piccola penisola, siamo accerchiati. Lentamente riusciamo ad aggirarli, siamo salvi. Raggiungiamo un posto sicuro per riprendere fiato e mangiare qualcosa. Il trauma di è rimasto: guardo un cespuglio, noto che è a forma di lama. Poco dopo arriva il traghetto, che ci porta alla nostra prossima tappa.

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Nӧtӧ

Un’ora e mezza di traghetto e siamo a Nӧtӧ, dove il paesaggio cambia radicalmente. L’isola è lussureggiante, con calme foreste, tipiche casette rosse di legno dei pescatori, e cottage estivi delle famiglie dell’entroterra finlandese, chiamati Mӧkki. La nostra meta è un segnalino a forma di tenda sulla mappa, che indica la zona campeggio, con tutto l’occorrente per accamparsi. Attraversiamo l’isola, passando prima per un recinto di pecore, e poi in uno stretto sentiero in mezzo alla foresta. Il sottobosco è letteralmente coperto di piante di mirtilli, che nonostante l’autunno continuano a dare i propri frutti. Aleksi mi racconta che durante il periodo di servizio militare (obbligatorio in Finlandia) facevano molte spedizioni, anche lunghe settimane, nel bosco, e i mirtilli erano l’unica cosa che lo tenevano sano di mente. Arriviamo all’area camping con relativa facilità, seguendo i sentieri. Nell’ultimo tratto alberato abbiamo letteralmente subito un’invasione di mosche del cervo, un piccolo insetto, simile a una zecca, che si infila in barbe e capelli. Montiamo la tenda e accendiamo il fuoco, ormai siamo degli esperti. Approfittiamo del bel tempo per pescare. Le acque di queste isole sono talmente poco saline che possono ospitare pesci d’acqua dolce: tempo mezz’ora e abbocca un grosso luccio, sui 5 chili, la nostra cena.  Dopo esserci rifocillati, riscaldati e riposati decidiamo di andare a dormire. Il cielo è coperto e non promette nulla di buono.

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Mi sveglio di soprassalto, sta diluviando: guardo il telefono, sono le 5 del mattino, Aleksi dorme beatamente. Mi ricordo che la tenda non ha la copertura per la pioggia, quindi esco e mi ingegno: trovo in mezzo alla catasta di legna una vecchia tovaglia da esterno, in plastica, e tiro fuori dal mio zaino il mio poncho antipioggia, fatto. Lego il tutto alla tenda e torno a dormire. La mattinata passa tranquilla, ci rilassiamo bevendo tè caldo, guardando la leggera pioggia che cade fra gli alberi e raccontandoci storie passate, progetti futuri. Cuciniamo una pasta veloce e ci accorgiamo di essere parecchio in ritardo: sistemiamo il campo, facciamo gli zaini e riattraversiamo l’isola di corsa. Arriviamo al molo appena in tempo per saltare sul traghetto – l’unico della giornata – e ripartire in macchina verso Helsinki, stanchi ma felici, per la fine del nostro viaggio.

foto e testo Giacomo Porra

Sito ufficiale del parco: http://www.nationalparks.fi/en/archipelagonp

Sito del traghetto: https://meritie.fi/ (disponibile solo in Finlandese e Svedese)