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Australia, un chilo ad ogni passo

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Prima di partire per l’Altro Mondo (lo chiamo così perché fa molto ”alla scoperta insieme al capitano Cook”) avevo sentito vari racconti di gente che conosceva gente che era stata in Australia per un anno o giù di lì, esattamente come volevo fare, e sto facendo io. Queste leggende iniziavano tutte allo stesso modo “…è andato in Australia ed è ingrassato un sacco!”.

E mi chiedevo 1. A chi importa se il poveretto espatriato ha preso chili? 2. Perché tutti i poveretti espatriati quaggiù ingrassano?

Adesso ho la risposta alle mie domande. Per la prima è molto semplice: a nessuno e a tutti in realtà. Fa parte della classica e rinomata arte del “pettegolezzo all’italiana” che se non si concentra sul cibo, allora si sofferma sugli effetti di questo. Per la seconda ho dovuto vedere e vivere in prima persona Sydney per rendermene conto. Parto dal presupposto che non possedendo (ancora) una bilancia, non posso informarvi sui miei potenziali e preannunciati cambiamenti di peso.Sydney è un agglomerato di ristoranti, café, bar, pub, fast food e chioschi di ”schifezze”, come direbbe mia madre.

Tenendo conto che in tutta Sydney, si possono incrociare solo 8 starbucks, una barzelletta in confronto agli standard americani e europei, la grande città australiana non ha bisogno di queste super compagnie per far fronte al suo bisogno di caffè e pasticceria giornaliero.

Ogni strada, che sia nel centro città puntellato da grattacieli e centri commerciali, o che invece si allunghi attraverso un sobborgo come punto centrale di vita per i suoi abitanti, pullula di opportunità per fermarsi e mangiare un boccone. Le vetrine dei café sono colme di qualsivoglia pietanza: dai classici cornetti, brioche, tartine, alle più golose ciambelle, muffin, brownies fino ad arrivare alle “pies” australiane, facendo un salto in Francia con qualche quiches al formaggio, e in Italia con i Panini pomodoro e (simile) mozzarella. Ma se per caso non si avesse voglia di uno spuntino occidentale ci si può sempre fermare giusto accanto al café e trovare un rigoglioso rivenditore asiatico con la sua varia scelta di sushi rolls, dim sum o bum di riso (ravioli,e polpettone di riso ripiene di carne).

Se per caso invece si è colpiti da una giornata particolarmente calda e assolata (quasi sempre) catene come “boost”, “wowcow”, “moogi” e “icerock” possono risollevare l’umore e gli zuccheri con un’infinita varietà di frullati, frappé, spremute, gelati, frozen yogurt dai mille coloratissimi gusti e forme. Bisogna ricordarsi poi dell’intrinseca tradizione australiana del “troviamoci a prendere un caffè”. La maggior parte degli appunti Down Under infatti parte dall’idea di prendere un caffè insieme, che poi si finisca invece con un “chai tea” (thè al gusto di cannella e ginger ammazzato da una quantità spropositata di latte e caramello che però risulta molto gradevole al palato) e un mega biscotto triplo cioccolato, oppure reggendo un bicchiere di polistirolo delle dimensioni di una palla da rugby contenente un denso liquido viola al gusto di lampone, banana e miele, poco importa. L’importante è socializzare, passare una buona metà pomeriggio con la bocca occupata da chiacchiere e calorie e godersi la vita magari passeggiando sul porto o sulla cinematografica Bondi Beach. I supermercati non fanno eccezione. Non mi sono mai sentita così a casa come nella sezione “LittleItaly” della catena Woolworth. Un’appuntamento (quasi) giornaliero per circondarmi di Barilla, Pan di Stelle, ricotta, nutella, San Daniele e gorgonzola.

Ilaria Casini

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