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Autobomba, orrore a Beirut

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Beirut

Lì sono nate, lì sono tornate. Una autobomba scuote Beirut e il mondo intero. Perché in questa retrovia di ogni conflitto mediorientale, ultimo solo in ordine di tempo quello siriano, tutto viene amplificato. Francesco Pulejo, che ad Achrafieh ha vissuto per più di un anno, a pochi metri dal luogo di esplosione della bomba, sta guardando per noi le immagini in diretta dalla televisione.

Ecco il suo racconto:

Un’autobomba è scoppiata oggi pomeriggio a Beirut, nel quartiere cristiano, centralissimo di Achrafieh, vicino a piazza Sassine. Ci sono già otto morti accertati e centinaia di feriti.

Guardo le notizie in televisione e non ci credo.  Intorno a quella piazza abitano molti amici, ed io stesso ho vissuto da quelle parti per un anno e mezzo.

Piazza Sassine è uno dei posti più conosciuti di Beirut. Vi si affacciano negozi, bar, caffè. E’ sempre affollata di persone e di auto.

Per me, piazza Sassine voleva dire la pasticceria dove comprare i dolci da portare in Italia ad ogni rientro, un espresso ai tavolini dei suoi tanti caffè, un passaggio obbligato sul mio tragitto per andare in ufficio e tantissimo altro. Una buona parte della mia vita in Libano.

Vedere le case in fiamme, gli scheletri delle auto, i feriti portati via in braccio, i sottotitoli che aggiornano in continuazione il numero dei morti, è scioccante.

Come sempre succede in questi casi, sono già iniziate le analisi alla ricerca dei motivi, dei mandanti e delle conseguenze. Naturalmente, il primo pensiero va alla Siria ed alla sua continua e sinistra influenza sul Libano. Una cosa mi sembra di poterla dire: se il Libano era riuscito finora a mantenersi con grande fatica ai margini del conflitto siriano, quest’attentato nel cuore cristiano, benestante e moderno di Beirut segnerà un punto di svolta. Mi auguro di no, ma credo purtroppo che la strage di oggi non rimarrà un caso isolato, e che il Libano potrebbe di nuovo conoscere violenza e sofferenza.

Al di là delle dissertazioni geopolitiche, il mio pensiero va alle vittime, alle loro famiglie ed ai miei amici italiani che hanno sentito l’esplosione perché vivono a pochi metri da lì. Ma penso anche e soprattutto al popolo libanese, alla loro anima martoriata da anni di violenze e scontri. Quest’esplosione deve essere rimbombata dentro ogni libanese, riaprendo vecchie ferite, riportando a galla ricordi ed immagini che si sperava di poter seppellire per sempre. Ora, ne sono sicuro, la vita continuerà nella frenetica Beirut. Come ogni venerdì sera, la gente uscirà dalle proprie case per provare a divertirsi, a dimenticare, a far finta di avere una vita normale e di vivere in una città normale.

Ma le ombre di un’ulteriore, assurda guerra si stanno facendo sempre più minacciose.

 

Francesco Pulejo

Leggi: oggi siamo tutti Beirut

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