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Barcelona, dentro la crisi

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Sabato 13 ottobre. Anche questo pomeriggio a Barcellona c’è una manifestazione. Ormai non c’è che l’imbarazzo della scelta: la città mette quotidianamente a disposizione dei suoi clienti un’ampia gamma di cortei, concentramenti e buoni motivi per protestare. Istruzione, sanità, trasporti pubblici, pensioni: basta consultare la carta dei tagli, e scegliere il prodotto che più si adatta al proprio disagio sociale. Giovedì per esempio è toccato agli studenti universitari.

Solito dilemma del sabato pomeriggio: vado o non vado? Ah già, ma per cosa si protesta oggi? Do una rapida occhiata a titolo e sinossi, un po’ come quando scegli il film da vedere al cinema. Dunque: Global noise, cacerolada globale contro il pagamento di un debito pubblico “ingiusto e odioso” e per un auditing cittadino. Slogan: no debemos, no pagamos (“non siamo debitori, non paghiamo”). Vado.

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Dati pubblicati l’11 ottobre dal País (http://bit.ly/Qe7z0O): la Spagna è il paese dell’Unione Europea con il maggior indice di disuguaglianza sociale: […] si è trasformata, per la prima volta, nel Paese dei Ventisette con maggior distanza tra i redditi alti e quelli bassi”.

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In plaça de Catalunya siamo circa 7500. Non male per una manifestazione di sabato pomeriggio, convocata solo tramite internet e piattaforme sociali.

Ma la notizia il giorno dopo non è quasi da nessuna parte, per lo meno non sui principali quotidiani. La guerra dei numeri infatti è persa in partenza. Il giorno prima, 12 ottobre, festa della hispanidad, la manifestazione degli antindipendentisti (ovvero quelli che non vogliono la separazione della Catalogna dal resto della Spagna) ha raccolto circa il doppio di partecipanti (14.000, secondo la Directa). Per non parlare poi delle manifestazioni per l’indipendentismo, a cominciare da quella storica dell’11 settembre, che ha visto scendere in piazza circa 1,5 milioni di persone.

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Dati pubblicati il 10 ottobre dal País (http://bit.ly/RP16eh): il tasso di povertà in Catalogna supera di 8 punti percentuali la media europea.

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Artur Mas, presidente della Generalitat de Catalunya, ha ottenuto il suo scopo. La crisi e le proteste contro la crisi in Catalogna sono passate in secondo piano, offuscate sui media principali dal tema dell’indipendenza. Fino a pochi mesi fa, Mas avrebbe dovuto essere semplicemente ricordato come il presidente dei tagli, colui che in pochi mesi ha smantellato il sistema sociale catalano. A quel punto, si è abilmente e repentinamente riciclato nell’improbabile ruolo di profeta dell’indipendentismo (http://bit.ly/RXhRnm ): ha portato a Rajoy la proposta di un patto fiscale che sapeva sarebbe stato respinto, è tornato a Barcellona accolto come un martire, ha sciolto il parlamento catalano e indotto nuove elezioni per il 25 novembre (nella speranza che il suo partito conquisti la maggioranza assoluta). Il sottotesto della rilettura di Mas è abbastanza evidente: i tagli non sono che una dolorosa realtà cui è stato costretto dalle malvagie politiche centralizzatrici di Madrid (http://bit.ly/PB2Apz) E sul fatto che CiU, il partito di Mas, sia alleato del PP tanto a livello nazionale che a livello catalano, meglio glissare. Così come sull’evidenza che disparità sociale e povertà non sono certo un’esclusiva spagnola: le élite e le caste politiche catalane hanno le loro responsabilità nell’accaparramento di ricchezze pubbliche per i propri interessi personali e a danno della collettività. (Per un’interessante lettura della classe politica spagnola, consiglio questo articolo pubblicato la settimana scorsa sempre dal País: http://bit.ly/PSl3Oa)

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Verso le 19 il corteo delle migliaia di pentole e coperchi (http://bit.ly/P4q7nj) che sbattono inizia a muoversi, sfilando davanti ad alcuni centri simbolici del salvataggio delle banche che sta venendo socializzato ai cittadini. La Borsa e la sede di CiU, il partito al governo in Catalogna, sono cordonati da un ampio dispositivo di poliziotti in tenuta antisommossa. La manifestazione si chiude davanti alla sede delle Deutsch Bank, all’incrocio da Passeig de Gràcia e Diagonal. Sulle vetrate piovono decine di palloncini riempiti di vernice bianca. Noto il fatto abbastanza curioso che davanti alla sede della banca non è stato inviato neppure un vigile urbano.

Della serie: prendetevela pure con i tedeschi – ché siamo un paese libero: basta che non tocchiate la bandiera catalana.

Luigi Cojazzi

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