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Bilbao e San Sebastian, terre basche

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(seconda puntata)

Bilbao vorrebbe essere il porto del mare che non vede, a causa di un modesto promontorio che la ripara dal maestrale, ma la rende un po’ dolente. Delle otto strade a raggiera di plaza Moyua, solo una porta al “casco viejo”, attraverso l’imperioso ponte del Arenal. La pianta originaria del centro antico, che oggi tanto centro non è più, si snoda nella penombra fra strade che risuonano di passi, osterie di dubbio gusto ed avventori taciturni, in un’atmosfera di sinistra diffidenza.  Le peculiarità dei baschi sono anche nella conta delle assenze: l’esiguo numero di chiese, ad esempio, distingue Bilbao dalle città del sud. La più bella, quella di Begoña, è anche la più defilata: sorveglia il centro e la periferia dall’alto dell’omonima collina, con materna discrezione. Eppure plaza Nueva, cinta ai quattro lati da edifici signorili, ricorda la plaza Mayor di Salamanca: non tutto ciò che è castigliano è destinato alla censura, e quel che piace viene accolto.

Il Guggenheim, con le sue forme compatte e ondulate, è troppo ambizioso per non essere ingombrante: se si esclude il motivo curvilineo, abbastanza ricorrente nell’edilizia bilbaina, non si riesce a coglierne la pretesa armonia col paesaggio circostante. L’involucro in titanio e vetro concepito da Frank Gehry, comunque, racchiude un ambiente molto più armonioso, scandito da volumi plastici e avvolgenti: ed è bello perdersi tra foto in bianco e nero e dipinti con l’iPad. Sulle colline del parque Miribilla, sorge un grande centro “polideportivo”. Sul monte Artxanda, il più alto dei dintorni, ci sono lunghe schiere di campi da tennis e piste da pattinaggio, interrotte appena da qualche ristorante. Al “San Mamés”, lo stadio dell’Athletic, la guida ricorda l’importanza della “cantera”, il vivaio che sforna campioncini baschi da generazioni. La gente di Bilbao, tenace e combattiva, riflette il suo temperamento nel culto dello sport.

A San Sebastián, dietro la cattedrale, ci sono giostre per bambini. Alla fine del lungomare, sotto la statua di Gesù, c’è un luna park itinerante. Sul monte Igueldo, accanto alla funicolare, c’è un parco di attrazioni permanente. E in centro, la banda cittadina marcia per le strade in fila indiana, tra bar gremiti e “pintxos” (tapas basche) a volontà. Che differenza con Bilbao: il mare, a San Sebastián, non si nasconde dietro a un promontorio, e induce a prendere la vita come una festa spensierata.  

Alessandro Macciò

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