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Bruxelles, cambio all'Istituto di Cultura

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Cambio al vertice, si direbbe in gergo giornalistico generalmente riservato agli avvicendamenti nelle forze armate, all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. A darne notizia è la diretta interessata, Federiga Bindi. La direttrice occuperà la poltrona più prestigiosa di Rue de Livourne fino al prossimo 9 marzo, quindi sarà destinata ad altro incarico che ancora non conosciamo.
fotofederigabindiNella nota inviata a giornalisti e frequentatori del presidio culturale italiano dell’Eurocapitale, la direttrice Bindi  scrive in buona sostanza che il Ministero metterà “un burocrate – parole sue – alla guida dell’ICC”. E il cronista, a questo punto si chiede: sappiamo già chi la sostituirà? Siamo sicuri che sollevare dall’incarico la Bindi a pochi mesi dall’avvio del semestre europeo a guida italiana sia una scelta giusta?

E ancora: all’attuale direttrice dell’Istituto è stata offerta la possibilità di scegliere se rimanere o andare via? Dal tenore delle affermazioni che la Bindi fa, tutto lascia supporre che si sia invece trattato di una decisione calata dall’alto.
Eppure i dati e i numeri citati nel bilancio dell’attività svolta negli ultimi due anni dall’Istituto confermano ciò che molti già sanno, e non solo a Bruxelles: la Bindi ha fatto bene  il suo mestiere. E ciò basterebbe, o sarebbe dovuto bastare, per offrirle l’opportunità di portare avanti il suo programma con l’entusiasmo e la passione che tutti le riconoscono.
Ho “incrociato” la Bindi più di una volta; ricordo, tra i tanti eventi che potrei citare, la serata della proiezione, nella sala dell’Istituto, del bel film 20 Sigarette di Aureliano Amadei.  Ho visto all’opera una persona che ama il suo lavoro e che sa di cosa parla. Non mi sembra poco, di questi tempi.  Infine, un’annotazione per tornare al punto di partenza: speriamo che all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles  non piazzino davvero un burocrate.
Sarebbe un gran peccato.

Sergio Pargoletti

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