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Burzenland, la terra dei teutonici

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Feldioara2La strada corre dritta verso il nord, lasciandosi alle spalle la città di Brasov (Kronstadt in tedesco, Brassò in magiaro), capoluogo della regione. Ad appena trenta kilometri, tra campi, pascoli e nuovi impianti industriali spuntati negli ultimi anni, all’orizzonte si staglia la sagoma scura di Marienburg, il castello dei cavalieri teutonici. Costruita in cima ad una collina ripida, la cittadella si specchia nelle acque del fiume Olt, a poca distanza dalla chiesa evangelica costruita dai coloni sassoni nel XIII secolo.

Il nome dei cavalieri teutonici è legato storicamente alla Prussia Orientale, ma nel Duecento l’Ordine della Croce Nera aveva costituito in questo angolo transilvano un piccolo, ma potente stato. In solo quindici anni, prima che fossero cacciati via dallo stesso re magiaro che li aveva chiamato in difesa del suo regno, i cavalieri sono riusciti a lasciare una forte impronta del loro passaggio.

Burzenland, oppure Tara Barsei, costituisce la propaggine più orientale del mondo germanico, dove i coloni sassoni provenienti dalle province del Reno, hanno trovato una nuova patria sotto la guida dei teutonici. Presto costruirono tanti paesi e nuovi castelli a Tarlau (Prejmer), Schwarzberg (Codlea) e Rosenau (Rasnov). I coraggiosi cavalieri sono riusciti ad assicurarsi il controllo sulle vie commerciali da troppo tempo minacciate dai cumani stanziati nella pianura danubiana.

Ricchi e forti dell’appoggio imperiale di Federico II e del papato, i teutonici fecero del Burzenland una potenza tale da preoccupare il re magiaro Andrea II, che nel 1225 li cacciò con le armi dal loro piccolo feudo. Molti dei loro castelli, costruiti successivamente in Prussia, portano gli stessi nomi dei loro possedimenti transilvani, segno di nostalgia verso la vecchia patria.

La conseguenza più importante del loro breve passaggio rimane l’arrivo dei coloni sassoni in queste feldioaraterre lontane. Portatori della cultura cittadina occidentale, i sassoni hanno conservato le leggi e le istituzioni della loro madre-patria, costruendo città e villaggi che hanno mantenuto una forte impronta tedesca.

Oggi le rovine di Marienburg si nascondono timide tra gli alberi della collina. Il loro passato di gloria e potenza contrastano con il tranquillo paese che si stende ai piedi del castello. Stanche di tanta storia vissuta, le mura contemplano il villaggio decadente abbandonato dai sassoni alla fine del Novecento. Seguendo un destino beffardo, sono tornati nella terra dei loro antenati dopo ottocento anni di storia transilvana. Solo il tocco improvviso della campana dall’alto della chiesa evangelica segna la presenza discreta di pochi anziani rimasti a custodire il cimitero dei loro cari, sepolti in quella terra che hanno sempre considerato la loro.

Teodor Amarandei

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