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Campososta, in 8 minuti le tensioni del più grande campo Rom d'Europa

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Come si vive nel più grande campo nomadi d’Europa? Come si (prova) a convivere con tassi di disoccupazione altissimi, comunità che non parlano fra loro, rapporti tesi e ormai stratificati? Sedetevi, prendetevi 8 minuti di tempo, non  di più, per provare ad avere una risposta. Campososta è un breve documentario di Stefano Liberti ed Enrico Parenti, montaggio di Chiara Russo, che ci mostra il campo attrezzato  di via Salone, a Roma. Qua sotto troverete la sinossi, presa da Zalab, ma vi consigliamo prima di guardarvi il documentario. Eccolo.

Il campo attrezzato di Via Salone è il campo rom più grande d’Europa. All’interno vivono circa 1200 persone rom di varia origine (rumeni, serbi, montenegrini, bosniaci). Il campo è fuori dal G.R.A., non è collegato con i mezzi pubblici e non ha alcuno spazio comune. La distanza tra i container dove vivono le famiglie è di circa due metri. I bambini vanno la mattina a scuola in istituti molto lontani grazie a un servizio di pulmini e – date le distanze e il traffico mattutino – arrivano quasi sempre in ritardo di almeno un’ora.

All’interno del campo la tensione è alta. Le varie comunità non comunicano, il livello di istruzione è bassissimo, altissimo quello di disoccupazione. Il mini-doc segue la quotidianità del campo: i bambini che vanno a scuola, gli adolescenti che trascorrono le giornate a non far nulla (molti, pur essendo nati in Italia non hanno la cittadinanza, quella di origine l’hanno perduta in seguito all’implosione dell’ex Jugoslavia); gli adulti, uomini e donne, che tentano di sbarcare il lunario con lavori di fortuna. Il “campo sosta” di via di Salone è l’emblema della politica di ghettizzazione su base etnica dei rom operata dalle amministrazioni comunali di Roma dal 1994 a oggi.

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