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	<title>AND - A Nordest Di che... &#187; Il romeno della porta accanto</title>
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	<description>diari dal mondo e reportage di viaggio</description>
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		<title>Romania, trionfa il centrosinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 23:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Il romeno della porta accanto]]></category>
		<category><![CDATA[9 dicembre 2012]]></category>
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		<description><![CDATA[La vittoria del centro-sinistra sembra schiacciante a Bucarest. L&#8217;alleanza tra social-democratici e liberali (USL) si è aggiudicato oltre il 54% dei voti ( gli exit poll parlano di un risultato tra il 54% e il 57%). L&#8217;alleanza di centro-destra, appoggiata [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/victor-ponta-gov-ro-e1346681546545.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16503" title="victor-ponta-gov-ro-e1346681546545" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/victor-ponta-gov-ro-e1346681546545-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a>La vittoria del centro-sinistra sembra schiacciante a Bucarest</strong>. L&#8217;alleanza tra social-democratici e liberali (USL) si è aggiudicato oltre il 54% dei voti ( gli exit poll parlano di un risultato tra il 54% e il 57%). L&#8217;alleanza di centro-destra, appoggiata dal presidente Traian Basescu, ha racimolato appena il 18% dei voti, superando di pochi punti la nuova forza populista del magnate televisivo Dan Diaconescu. Gli ungheresi dell&#8217; UDMR possono tirare un respiro di sollievo, superando di pochissimo la soglia di sbarramento di 5%.</p>
<p>Dopo sei mesi di guerra aperta tra il governo Ponta (<em>in foto Victor Ponta</em>) e il presidente Basescu, culminata in estate con la tentata sospensione di quest&#8217; ultimo, si sperava che le elezioni politiche portassero a un cambiamento del clima politico. Quale situazione si prospetta per il quadro politico del Paese dopo lo scrutinio?</p>
<p><strong>Prima di tutto, dobbiamo prendere atto che hanno partecipato al voto circa 40% degli elettori aventi diritto.</strong> Un tasso di partecipazione bassissimo che segna la delusione che regna tra la popolazione, stanca di uno spettacolo politico indecoroso. La lotta politica esasperante tra un presidente che vuole essere un giocatore politico, a volte forzando i suoi poteri costituzionali, e un governo poco disposto a coabitare, ha danneggiato le istituzioni democratiche dello stato. Se si aggiunge anche il tasso di corruzione endemica che flagella il paese balcanico, il futuro diventa preoccupante.</p>
<p><strong>Visto che il secondo mandato presidenziale di Basescu scade nel 2014</strong>, si prevedono ancora quasi due anni di difficile coabitazione, almeno che la nuova maggioranza non tenterà una terza sospensione del presidente.</p>
<p><strong>Nonostante la maggioranza assoluta ottenuta</strong>, i rapporti tra i due vincitori, social-democratici e liberali, sono tutt&#8217;altro che idilliaci essendo uniti più dal comune odio verso il presidente Basescu che da una intesa programmatica. Una forte fronda liberale guidata dal ex-premier Tariceanu non fa nessun segreto del suo dissenso nei confronti del presidente del partito, Crin Antonescu. Un chiaro segnale lo costituisce anche la conferenza stampa separata tenuta da Tariceanu e i suoi sostenitori proprio nel giorno delle elezioni.</p>
<p><strong>Per gli ungheresi dell&#8217; UDMR</strong> (L&#8217;Unione Democratica dei Magiari della Romania) la situazione non è molto favorevole, uscendo indeboliti dalle lotte politiche tra moderati e massimalisti che chiedono l&#8217;autonomia etnica. Anche se sono riusciti a superare per pochissimo lo sbarramento di 5%, non sono più determinanti per la tenuta del governo, almeno finché durerà l&#8217;alleanza tra social-democratici e liberali. Nonostante abbiano già comunicato la loro disponibilità di appoggiare il nuovo governo, dovranno giocare a ribasso visto il loro peso parlamentare. Questo potrà favorire la crescita di consensi a favore dei massimalisti che agitano la bandiera dell&#8217;autonomia etnica tanto sognata dai magiari transilvani.</p>
<p><strong>E sempre per rimanere in Transilvania</strong>, i dati elettorali sono chiari. Storicamente vicini ad un centro-destra che questa volta li a delusi, i transilvani hanno preferito disertare le urne pur di non votare con i rappresentanti del centro-sinistra che poco sono riusciti a vincere in queste terre nei vent&#8217; anni di democrazia.</p>
<p>Anche il risultato ottenuto dai populisti di Dan Diaconescu di oltre 10% è interessante nell&#8217;ottica di una possibile defezione tra i componenti della nuova maggioranza social-liberale.</p>
<p>Visti i risultati delle elezioni politiche sarà molto difficile per il presidente mettere in atto la sua strategia di nominare un premier diverso dal leader dei social-democratici, Victor Ponta.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Bucarest, piccola Parigi dei Balcani</title>
		<link>http://www.anordestdiche.com/i-vostri-reportage/bucarest-piccola-parigi-dei-balcani/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 00:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il romeno della porta accanto]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Bucarest]]></category>
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		<description><![CDATA[A prima vista Bucarest potrebbe sembrare una città caotica, grigia e succube di un traffico senza regole. Il suo viso e la sua anima sono stati deturpati dall’ architettura comunista e dal regime di Nicolae Ceausescu. Il viaggiatore che vuole [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16341" class="wp-caption alignleft" style="width: 269px"><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/ateneo-romeno.jpg"><img class="size-full wp-image-16341" title="ateneo romeno" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/ateneo-romeno.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;ateneo romeno</p></div>
<p><strong>A prima vista Bucarest potrebbe sembrare una città caotica, grigia e succube di un traffico senza regole.</strong> Il suo viso e la sua anima sono stati deturpati dall’ architettura comunista e dal regime di Nicolae Ceausescu. Il viaggiatore che vuole scoprirne l&#8217;antico volto deve armarsi di pazienza e, alla stregua di un archeologo, cominciare a rimuovere  il fango deposto sui gioielli della città negli ultimi decenni. Ma lo sforzo è ripagato. Una volta rimossa la polvere grigia dei palazzi del socialismo reale, la città si apre al visitatore come uno scrigno pieno di vestigi preziosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/biblioteca-nazionale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16342" title="biblioteca nazionale" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/biblioteca-nazionale.jpg" alt="" width="232" height="217" /></a>Tra i vicoli stretti e polverosi del centro storico</strong>, oggi in pieno rifacimento, si ritrovano i quartieri antichi che ricordano Bisanzio. Le case a due piani, con le botteghe degli artigiani a pianoterra e i chioschi sporgenti in legno al piano superiore, ricordano il quartiere Fener di Istanbul. Per tutto il Settecento, Bucarest è stata sotto l’influenza dei principi provenienti dalle sponde del Bosforo. E ancora oggi qua e là, tra giardini segreti, si intravedono le piccole chiese <a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/chiesa2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16343" title="chiesa2" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/chiesa2.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>ortodosse, la vera eredità bizantina. Tra quelle mura dipinte viene orgogliosamente custodita l’anima mistica di un popolo latino ma ortodosso. Varcare la soglia di una di queste chiese riporta indietro nei tempi dei basilei, gli antichi imperatori bizantini. Le messe cantate, il fitto incenso e le icone dorate fanno respirare l’aria quattrocentesca di Costantinopoli. L’ortodossia è l’impronta più visibile dell’appartenenza culturale dei romeni all’Oriente. Così come la lingua costituisce l’ancoraggio culturale dei romeni al mondo occidentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/palazzo-cotroceni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16344" title="palazzo cotroceni" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/palazzo-cotroceni.jpg" alt="" width="268" height="188" /></a>E, proprio l’appartenenza alle lingue neolatine ha trasformato Bucarest nella città più francofona d’Europa, a partire dalla metà dell’Ottocento</strong>. Tutt’oggi il francese è lingua con cui si insegna in tanti atenei romeni e segno di appartenenza all’élite culturale del Paese. Dal 1840 in poi tutte le grandi personalità romene si sono formate nella capitale francese, importando nelle terre native non solo la lingua di Voltaire, ma anche lo spirito e la cultura francesi. Anche il volto della città è cambiato molto. L’architettura ha preso spunto dalla Parigi di quei anni. Alla vecchia città bizantina è stata affiancata la nuova Bucarest d’ispirazione francese. La città è stata ridisegnata da architetti parigini. Larghi boulevard sono stati tracciati tra l’Università e l&#8217;area nord della capitale. Viali che convergono nella grande piazza dell’Arco di Trionfo, che non può non ricordare l’ansia da <em>grandeur</em> francese.</p>
<p><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/palazzo-mogosoaia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16345" title="palazzo mogosoaia" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/palazzo-mogosoaia.jpg" alt="" width="279" height="181" /></a></p>
<p><strong>I grandi palazzi cittadini</strong>, ed anche molti di quelli privati, sono stati costruiti in stile liberty. I giardini pubblici, Cismigiu ed Herastrau, sono d’ispirazione francese, e ricordano i famosi Jardin du Luxembourg parigini. Per i vialetti di questi giardini sono passati Ionesco, Eliade e Cioran negli anni Trenta, prima della loro partenza definitiva per la Francia. E, sicuramente i loro incontri nei giardini parigini hanno a che fare con la nostalgia di casa. L’Opera, l’Università, l’Ateneo Romeno, il Circolo Militare, la sede della Banca Nazionale sono tutte testimonianze in pietra della fratellanza forte tra la Francia e la Romania.</p>
<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/cec.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16346" title="cec" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/12/cec.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Ma l’impronta più forte dell’emulazione francese è lo spirito <em>bohémien</em> </strong>che caratterizza i giovani studenti della città. Colpisce la loro voglia di vivere, di divertirsi, l’apertura verso lo straniero che rende Bucarest una delle città più vive d’Europa.</p>
<p>Nessun’altra città rispecchia meglio il connubio tra oriente e occidente come Bucarest, essendo la capitale che ha saputo far convivere il misticismo bizantino con lo spirito parigino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Romania, la Corte Costituzionale reincorona Basescu</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2012 12:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Il romeno della porta accanto]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corte Costituzionale si è finalmente espressa in merito al referendum organizzato il 29 luglio per la destituzione del presidente della repubblica, Traian Basescu. Anche se il referendum è stato giudicato valido, non si è raggiunto il quorum richiesto di [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/02/romania3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6611" title="romania3" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/02/romania3-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>La Corte Costituzionale si è finalmente espressa in merito al referendum organizzato il 29 luglio per la destituzione del presidente della repubblica, Traian Basescu</strong>. Anche se il referendum è stato giudicato valido, non si è raggiunto il quorum richiesto di 50% più uno, quindi è fallito. <strong>I nove giudici costituzionali hanno messo così fine al conflitto tra il governo Ponta, appoggiato dalla maggioranza del parlamento, e il presidente Basescu che tornerà alla guida del paese.</strong></p>
<p>In seguito alla formazione della nuova maggioranza parlamentare tra liberali e socialisti, il governo ha provato di forzare l’uscita di scena del presidente di centro-destra, troppe volte accusato di aver superato i limiti del suo mandato. <strong>In una sola settimana la nuova maggioranza ha destituito i presidenti delle due camere, l’avvocato del popolo, ha messo la gazzetta ufficiale sotto il controllo del governo e ha provato di svuotare le competenze della Corte Costituzionale.</strong> Azioni che hanno allarmato la società civile e l’Unione Europea, la stampa parlando di un vero colpo di stato a Bucarest.</p>
<p><strong>Nemmeno davanti al mancato quorum al referendum il governo non si è fermato. Ha provato in tutti i modi di modificare le liste elettorali in modo di abbassare il quorum necessario per la destituzione del presidente.</strong></p>
<p><strong>Adesso però la Corte Costituzionale ha deciso l’esito di questa guerra politica senza esclusione di colpi.Chi ha perso? Tutti, ma soprattutto il paese.</strong> Il presidente Basescu esce indebolito visto che quasi metà degli elettori hanno votato per la sua sospensione. Il governo Ponta ha dimostrato di non sapere rispettare le regole della democrazia a soli pochi mesi dalle elezioni politiche di novembre, deludendo l’elettorato.</p>
<p><strong>Ma il conto più salato sarà pagato dal paese.</strong> La profonda crisi politica ha buttato all’aria la fragile stabilità di una Romania alle prese con gravi problemi sociali ed economici, dilaniata da una corruzione endemica. Il paese non riesce ad allinearsi ai standard europei. Il 40% della popolazione vive in condizioni da medioevo, in mancanza di reti fognarie e di acqua corrente. <strong>Lo stipendio medio non supera i 350 euro nelle città, mentre nei piccoli centri regna l’autarchia. Per quanto riguarda il sistema sanitario e quello educazionale sono ormai ridotti allo stremo. L’ aspettativa di vita è crollata di 8 anni sotto gli standard europei, mentre l’istruzione è proibitiva nelle campagne.</strong> I giovani, l’ultima speranza del paese, sono partiti a milioni verso i paesi dell’Occidente. Guarderanno mai indietro con speranza?</p>
<p>Mi viene in mente una battuta che girava sotto il regime di Ceausescu, ma molto attuale: “<em><strong>L’ultimo che va via che spenga la luce!</strong>”</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Romania, fallisce il referendum per l&#8217;impeachment del presidente Traian Băsescu</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 11:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la seconda volta in cinque anni il presidente Basescu si salva dall’impeachment grazie alla mancanza di quorum. Ormai i risultati del referendum sono ufficiali. Ieri 29 luglio, secondo i dati comunicati dall’Ufficio Elettorale Centrale, si sono presentati alle urne [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/01/proteste_romania.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5960" title="proteste_romania" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/01/proteste_romania-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Per la seconda volta in cinque anni il presidente Basescu si salva dall’impeachment grazie alla mancanza di quorum.</strong> Ormai i risultati del referendum sono ufficiali.<strong> Ieri 29 luglio, secondo i dati comunicati dall’Ufficio Elettorale Centrale, si sono presentati alle urne 46,13% degli aventi diritto, non sufficienti per raggiungere il quorum richiesto per validare il referendum. </strong>Il braccio di ferro tra il governo Ponta e il presidente Basescu finisce quindi con la vittoria di quest’ ultimo.</p>
<p><strong>Ma nonostante il risultato sia chiaro, la maggioranza di governo fatica ad accettarlo, profilandosi un difficile periodo di coabitazione con il presidente riconfermato, che potrebbe protrarsi anche dopo le elezioni politiche previste per il prossimo novembre. </strong>Già l’esecutivo nella procedura di impeachment aveva azionato ai limiti della costituzione con il disappunto di tutta l’Europa. <strong>In più neanche il presidente Basescu non ha esitato di forzare i limiti dei suoi poteri costituzionali, causando violenti protesti di piazza durante l’inverno scorso.</strong> Se come non fossero state sufficiente la crisi economica e le dure misure di austerità, la lotta politica ha travolto le istituzioni, mettendo in pericolo l’equilibrio costituzionale e le strutture democratiche dello stato.</p>
<p><strong>In più guardare i dati, risulta chiaramente una spaccatura del paese tra le provincie storiche-Valacchia e Muntenia- largamente a favore del governo Ponta e la Transilvania, dove la popolazione ha seguito il consiglio del presidente Basescu di boicottare il referendum. </strong>Le provincie transilvane a maggioranza ungherese – Harghita e Covasna- hanno avuto il tasso più basso di partecipazione in assoluto, sotto il 10%.</p>
<p>Il conflitto politico ha coinvolto anche le chiese storiche nazionali, aggiungendo nuove tensioni all’ interno della società. Il capo della chiesa cattolica, l’arcivescovo Ioan Robu, è sceso pesantemente in campo chiedendo ai suoi seguaci di non presentarsi al referendum.</p>
<p><strong>Al di là del risultato del referendum, lo scontro tra il governo e il presidente non giova al paese alle prese con una forte crisi economica e sociale, dilaniato dalla corruzione e che fatica a raggiungere gli standard europei.</strong></p>
<p>Il problema di fondo rimane la mancanza di valori e principi democratici condivisi da tutti gli attori politici. I tentativi di modellare le leggi fondamentali e le istituzioni secondo gli interessi di parte hanno causato un indebolimento dello stato e un forte ritardo nella transizione verso la democrazia.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Refendum Romania, istruzioni per l’uso</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 07:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il romeno della porta accanto]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggere le istruzioni prima dell’ uso. Gli abusi possono danneggiare gravemente la democrazia. La nuova maggioranza parlamentare che sostiene il governo Ponta  è riuscita nel suo intento di sospendere il presidente della Repubblica, Traian Basescu. La costituzione, però,  prevede il [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/07/pontabasescu.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11870" title="pontabasescu" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/07/pontabasescu.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Leggere le istruzioni prima dell’ uso. Gli abusi possono danneggiare gravemente la democrazia.</em></strong></p>
<p><strong>La nuova maggioranza parlamentare che sostiene il governo Ponta  è riuscita nel suo intento di sospendere il presidente della Repubblica, Traian Basescu. </strong>La costituzione, però,  prevede il referendum popolare perché la sospensione diventi effettiva. Quindi, domenica prossima, 29 luglio, tutti i cittadini con diritto di voto sono attesi alle urne, compresi i residenti all’estero. <strong>Anche all’interno della comunità di Padova le discussioni sono accese sul come votare.</strong></p>
<p>Ma per capire l’importanza di questo referendum è necessario disegnare il quadro istituzionale romeno, al di là delle persone che in questo momento incarnano le istituzioni. <strong>Quali sono i rapporti tra governo, presidenza e parlamento, così come sono stabiliti nella costituzione?</strong></p>
<p><strong>La Romania è una repubblica semipresidenziale, costruita sul modello francese, nella quale sia il presidente che il parlamento vengono eletti con scrutinio popolare.</strong> Ma la costituente si è spinta oltre, dando al parlamento il potere di sospendere il presidente della repubblica, possibilità non contemplata dal sistema francese. L’unico correttivo previsto dalla costituzione per impedire l’utilizzo abusivo di questa prerogativa da parte del parlamento ai danni della presidenza è il referendum che deve approvare tale azione. <strong>La posizione del capo dello stato viene ulteriormente indebolita anche dall’art. 95 della costituzione che prevede la possibilità di sospensione “in presenza gravi azioni anticostituzionali” commesse dal presidente.</strong> La norma è decisamente generica e lascia ampio spazio allo scontro istituzionale. Se il parlamento e il presidente sono espressione della stessa maggioranza, i rapporti sono pacifici anche in caso di azioni che sconfinano dal quadro costituzionale, com’è spesso accaduto. Ma se cambia la maggioranza parlamentare si profila una coabitazione difficile, che rischia di produrre conflitti istituzionali gravi come quello in essere a Bucarest da 2 mesi tra la nuova maggioranza di centro-sinistra e il presidente Traian Basescu.</p>
<p><strong>Nei sistemi democraticamente consolidati come quello francese oppure americano, la coabitazione è possibile, anche se difficile. In Romania la democrazia è troppo giovane per permettersi un sistema di tipo semipresidenziale, che confida molto nella maturità della classe politica e nel rispetto dei ruoli istituzionali.</strong> Al paese mancano ancora i principi consensuali di base che vengano messi al di sopra di qualsiasi lotta politica.</p>
<p>Le elezioni libere sono una condizione necessaria ma non sufficiente per valutare il livello di democratizzazione di un sistema politico. Una democrazia consolidata presume l’esistenza di istituzioni solide e di regole condivise che devono arginare le derive autoritarie espresse a volte con voto popolare.</p>
<p><strong>Questa domenica i romeni saranno chiamati alle urne non solo per sospendere un presidente mediocre, quanto l’intera classe politica, ma per risolvere un conflitto istituzionale dilaniante che mette in pericolo la stessa democrazia. </strong>Alla fine di questo referendum, qualsiasi sarà il suo risultato, si dovrebbe aprire un dibattito nazionale sulle debolezze del sistema democratico in Romania e per ricostruire il rapporto tra le istituzioni. Avremmo la prova della maturità politica dei romeni. Avranno capito qual è la posta in gioco nel referendum di domenica?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Scontri in piazza, colpo di stato in Romania?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2012 11:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il romeno della porta accanto]]></category>
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		<category><![CDATA[colpo di stato]]></category>
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		<description><![CDATA[Colpo di stato. La fine della democrazia. L&#8217; alba del regime. I giornali romeni di questa settimana sparano all&#8217; impazzata, denunciando le azioni autoritarie del governo Ponta, al potere da due mesi. Anche la stampa internazionale sembra preoccupata dagli eventi [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_11272" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/07/scontri.jpg"><img class="size-medium wp-image-11272" title="scontri" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/07/scontri-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Da www.romanialibera.ro</p></div>
<p>Colpo di stato. La fine della democrazia. L&#8217; alba del regime. I giornali romeni di questa settimana sparano all&#8217; impazzata, </strong>denunciando le azioni autoritarie del governo Ponta, al potere da due mesi. Anche la stampa internazionale sembra preoccupata dagli eventi di Bucarest. Ma l&#8217; Europa fa fatica a reagire, presa con la pesante crisi dell&#8217; euro.</p>
<p><strong>Circa un mese fa, scrivevo che il confronto politico in Romania aveva lasciato il posto alle lotte tra i clan</strong>. Che le elezioni amministrative vinte dal centro-sinistra – Uniunea Social Liberala – avevano acutizzato il conflitto tra i vari gruppi di potere, fortemente corrotti sia a sinistra che a destra. O<strong>ggi però la situazione è degenerata, il quadro politico peggiorando in fretta. Sono cambiati il modo d&#8217; azione e il livello dello scontro.</strong> <strong>Si è passato dalla guerriglia politica alla guerra totale, che ha coinvolto le istituzioni dello stato, rischiando di far tornare il paese indietro di vent&#8217; anni.</strong></p>
<p><strong>Quali sono i fatti?</strong> La Romania è una repubblica semi-presidenziale di tipo francese. I poteri del presidente sono notevoli. Traian Basescu &#8211; l&#8217;attuale presidente &#8211; ha sempre affermato di essere un giocatore politico, intervenendo molto nelle decisioni dei governi di centro-destra, schieramento politico al quale apparteneva. Le cose sono cambiate con la vittoria nelle elezioni amministrative del centro sinistra (USL) che ha causato una forte crisi politica. In seguito, nel parlamento si è creata una nuova maggioranza che ha sfiduciato il governo Ungureanu e ha obbligato il presidente di accettare un governo di centro-sinistra guidato dal social democratico Victor Ponta. Gli ultimi due mesi sono stati segnati da una lotta a colpi bassi tra il presidente Basescu e il primo ministro Ponta. Le accuse contro quest&#8217; ultimo di aver plagiato la tesi di dottorato &#8211; bene orchestrate dagli uomini del presidente &#8211; e l&#8217;arresto del ex primo ministro social democratico Adrian Nastase hanno portato ad un conflitto aperto. Forte della sua maggioranza, il primo ministro ha deciso di eliminare il suo avversario politico, facendo uso di qualsiasi mezzo.</p>
<div id="attachment_11273" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/07/scontri1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11273" title="scontri1" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/07/scontri1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Da www.romanialibera.ro</p></div>
<p><strong>In una settimana Ponta ha distrutto tutte le istituzioni dello stato</strong>. <strong>Lunedì, 2 luglio,  i  rappresentanti della sua maggioranza in Parlamento hanno convocato una sessione straordinaria per sostituire L&#8217;avvocato del Popolo con un uomo fedele al governo, </strong>visto che è l&#8217;unica istituzione che può impugnare in tempi brevissimi le decisioni dell&#8217; esecutivo davanti alla Corte Costituzionale. Nello stesso giorno, con un decreto legge, il governo ha fatto passare la Gazzetta Ufficiale sotto il suo diretto controllo per potersi assicurare la pubblicazione – quindi l&#8217;applicabilità immediata -  delle norme. Martedì, 3 luglio, con un altro decreto-legge Ponta ha colpito la Corte Costituzionale, i cui pareri in merito agli atti del governo diventano consultativi e non più obbligatori.  Il giorno successivo la maggioranza di governo ha sostituito i due presidenti delle Camere che erano membri del PDL -il centro destra – con due dei suoi esponenti. Il passo seguente – la richiesta di sospensione del presidente della repubblica – è arrivato giovedì, 5 luglio. <strong>Se il referendum previsto dalla costituzione per avvallare la decisione del parlamento avrà esito positivo, il presidente del senato, diventerà presidente della repubblica e potrà accordare la grazia al ex primo ministro Adrian Nastase, il mentore dell&#8217;attuale premier Ponta</strong>. Per assicurarsi il successo, il governo ha modificato oggi anche la legge referendaria, stabilendo che per dimettere il presidente è sufficiente il consenso della metà più uno dei partecipanti e non più dei avventi diritto di voto.</p>
<p><strong>Siamo davanti ad un colpo di stato? </strong></p>
<p>Fino a lunedì si trattava di una guerra tra le bande di corrotti che cercavano di controllare il paese. <strong>Adesso assistiamo ad un colpo di stato, con attacco alle istituzioni.</strong> Il governo Ponta, nella sua lotta contro il presidente Basescu, sta prendendo una piega autoritaria, abusando della possibilità di emettere decreti-legge dopo aversi assicurato che nessuna istituzione glielo possa impedire di farlo.<strong> Non potendo sostituire i membri della Corte Costituzionale, il governo l&#8217;ha svuotata di poteri</strong>. Da adesso in poi il parere della Corte sulla costituzionalità delle leggi diventa solo consultativo e non più vincolante. L&#8217;istituzione del Avvocato del Popolo, non potendo essere eliminata, l&#8217;hanno ridotta al silenzio, cambiandone il titolare con un uomo di fiducia.</p>
<p><strong>Tra il governo e il presidente la guerra è totale. Peccato che sul campo rimarranno vittime la democrazia e il futuro dei romeni</strong>. Le istituzioni dello stato saranno distrutte e l&#8217;economia comincia a dare segnali di insofferenza dovuti alla mancanza di un governo che possa affrontare i problemi nati dalla crisi. Già la moneta nazionale ha cominciato a slittare pericolosamente e gli investitori esteri a farsi serie domande sulla stabilità del paese.</p>
<p><strong>Questa crisi politica dimostra quanto deboli sono le istituzioni democratiche in Romania. </strong>Ma soprattutto vengono messe a nudo le debolezze dell&#8217; attuale sistema, poco adatto ad un paese senza una forte tradizione democratica. Costruito su misura  per il primo presidente post-comunista, Ion Iliescu, l&#8217;attuale sistema permette al capo dello  stato di giocare un ruolo politico attivo. Le falle del sistema diventano evidenti quando il presidente e il governo non sono espressione della stessa maggioranza, creando la paralisi delle istituzioni oppure peggio, facendo esplodere l&#8217;edificio democratico come adesso.</p>
<p><strong>Speriamo che alla fine di questa guerra tra le bande, le debolezze del sistema verranno affrontate e le istituzioni dello stato democratico rafforzate.</strong></p>
<p><strong>Sempre che ci sarà ancora una democrazia da rafforzare&#8230;.</strong></p>
<p><strong>PS: </strong></p>
<p>A quest&#8217;ora in Piazza dell&#8217; Università di Bucarest sono iniziati gli scontri tra i sostenitori del governo e quelli del presidente.</p>
<p>L&#8217; Europa guarda ancora dalla finestra&#8230;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>di Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Le amministrative in Romania: trionfa il centrosinistra. Dalla politica ai clan tribali</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 07:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il romeno della porta accanto]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni in romania]]></category>

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		<description><![CDATA[Le elezioni amministrative di ieri hanno consacrato la vittoria schiacciante della coalizione social-liberale (USL) in Romania. Nella stampa occidentale si parla molto della crisi greca e dei sacrifici per rimanere nella eurozona, ma niente si sa dei sacrifici dei romeni, [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/01/proteste_romania.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5960" title="proteste_romania" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/01/proteste_romania-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Le elezioni amministrative di ieri hanno consacrato la vittoria schiacciante della coalizione social-liberale (USL) in Romania.</strong> Nella stampa occidentale si parla molto della crisi greca e dei sacrifici per rimanere nella eurozona, ma <strong>niente si sa dei sacrifici dei romeni, dei bulgari oppure degli ungheresi</strong>. <strong>Il governo di centro-destra del premier Emil Boc, dopo aver ridotto del 25% gli stipendi degli statali, è crollato sotto le pressioni della piazza</strong>. Nemmeno il governo tecnico guidato da Mihai Razvan Ungureanu non ha reso il peso della crisi, gettando la spugna dopo meno di due mesi.<strong> Il presidente Basescu si è visto obbligato a consegnare il governo del paese nelle mani della coalizione social-liberale, i suoi avversari politici.</strong> Ricordo che in Romania vige un sistema semi-presidenziale di tipo francese, dove il  presidente della Repubblica è un attore politico importante.</p>
<p><strong>Le elezioni amministrative sono state il test decisivo in vista delle elezioni politiche programmante fra meno di sei mesi.</strong> Un test disastroso per il centro-destra (PDL), così come ha riconosciuto oggi proprio il presidente Basescu, segnato di un consenso che appena supera un misero 17%, di fronte al 50% raggiunto dai social-liberali. <strong>L&#8217;unico premio di consolazione concesso al centro-destra è la capitale della Transilvania, Cluj-Napoca, dove l&#8217;ex premier Boc è riuscito malapena ha strappare la vittoria al suo rivale</strong>. A Bucarest la disfatta del centro-destra è totale, perdendo persino i due seggi da sindaco di settore (simili agli arrondissement parigini) che deteneva fino ad ieri, oltre alla battaglia per il posto di sindaco generale della capitale, vinta dal uscente Sorin Oprescu. Un dato interessante lo costituisce il fatto che il centro-sinistra fa fatica ad afermarsi in Transilvania. Su  16 province solo quattro sono state conquistate dalla aleanza  social-liberale, confermando una tradizione ventennale di sopremazia del  centro-destra. Questo  in contrasto con le altre regioni (Moldavia, Valacchia) dove  praticamente solo 7 su 25 province hanno resistito all&#8217;assalto del UsL</p>
<p><strong>Qui finisce però l&#8217;analisi oggettiva della situazione creata dopo le elezioni, così come potrebbe essere vista da un osservatore neutrale e magari poco abituato a vedere nelle acque torbidi della politica romena.</strong> La vera notizia è che la lotta politica a Bucarest ha cominciato ad avere le caratteristiche di una guerra tra i clan, per dividersi le aree di influenza. La fiducia nei politici è ai minimi storici. La crisi economica è fortissima, anche perché la valvola della disperazione, costituita dall&#8217;emigrazione verso Ovest, si è chiusa in seguito alla crisi. Purtroppo nemmeno la coalizione social-liberale non offre alternative reali al paese ormai stremato. Il PDL del presidente Basescu  e il PSD sono gli eredi dello stesso partito guidato negli anni &#8217;90 da Ion Iliescu. Sia uno che l&#8217;altro sono stati colpiti da forti scandali di corruzione; tutti e due hanno governato il paese con pessimi risultati; in più i rancori personali sono ancora forti. <strong>Nemmeno i liberali non vantano una buona carta da visita. Il governo guidato dal liberale Tariceanu tra 2004 e 2008 è stato nella media di mediocrità dei governi romeni. Nonostante un periodo di boom economico, Tariceanu non è riuscito a dare risposte ai grandi problemi nazionali: infrastrutture, lavoro, riforma delle istituzioni, modernizzazione dell&#8217;economia. </strong>Persino UDMR, il partito della minoranza magiara della Transilvania, fatica a tenersi fuori dalla lotta tribale. Incontestato  rappresentante degli interessi ungheresi fino adesso e perennemente al potere grazie al suo 7%, l&#8217;UDMR (Unione democratica dei magiari della Romania) si è vista sfidata sul terreno delle rivendicazioni nazionalistiche dal Partito Popolare Magiaro. Creatura del irredentismo magiaro in Transilvania, quest&#8217; ultimo contesta alla leadership magiara i toni moderati della lotta per l&#8217;autonomia su basi etniche delle province Harghita e Covasna, ad ampia maggioranza ungherese.</p>
<p>Di certo, i partiti lasceranno ancora un&#8217;altra volta in secondo piano i veri problemi del paese per impegnarsi nella lotta elettorale che devono affrontare a novembre. <strong>E lo faranno a colpi di promesse demagogiche. Ma in tempi di crisi, l&#8217;economia del paese riuscirà a sopportare un altro rinvio delle riforme necessarie?</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Transilvania, tensione tra Romania e Ungheria</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 23:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giorni scorsi, leggendo la stampa romena, sono rimasto colpito dalla virulenza del dibattito scaturito in seguito alla richiesta ungherese di avere una propria università a Targu Mures, in Transilvania. Nonostante la costituzione preveda il diritto delle minoranze etniche di [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/05/transilvania.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10147" title="transilvania" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/05/transilvania-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>I giorni scorsi, leggendo la stampa romena, sono rimasto colpito dalla virulenza del dibattito scaturito in seguito alla ri<strong>chiesta ungherese di avere una propria università a Targu Mures, in Transilvania</strong>. Nonostante la costituzione preveda il diritto delle minoranze etniche di avere una istruzione nella propria lingua a tutti i livelli di insegnamento, <strong>le richieste degli magiari furono viste come una provocazione dalla maggioranza romena. </strong>Tutto questo mi fece riflettere molto su quanto poco conoscono i romeni la storia della Transilvania.<br />
<strong>I libri di scuola ci insegnano ancora che i romeni ebbero due grandi nemici nella loro storia, i turchi e i magiari, essendo pieni di pathos nazionalistico.</strong> Se ormai i turchi non rappresentano nessun pericolo per i nazionalisti, i magiari rimangono coloro che vogliono distruggere la Romania. Certo, anche i nazionalisti magiari danno il loro contributo alimentando questo conflitto. <strong>I manuali scolastici, parlando della storia transilvana, mettono in risalto solo i conflitti tra le due nazioni e l&#8217;ingiustizia dei magiari dominatori nei confronti della pacifica popolazione romena.</strong> Tutta la storia transilvana nei nostri testi di  scuola abbonda solo di momenti di tensione, che feriscono peggio dei pugnali e sono usati come argomenti dalla maggioranza romena per impedire qualsiasi forma di affermazione culturale magiara. Per molti vale ancora l&#8217;arrogante argomentazione secondo la quale <strong>&#8220;chiunque mangia pane romeno deve parlare romeno&#8221;.</strong><br />
Ma qual é la vera storia di questa terra abitata da romeni e magiari? Dopo due secoli di contese pseudo-scientifiche sulla storia transilvana, forse sarebbe ora di mettere fine ai nazionalismi e guardare la realtà in faccia:<strong> in Transilvania esistono due nazioni, con due lingue e due culture diverse. Punto.</strong> La situazione non  é tragica&#8230;basta accettare questo dato di fatto per costruire poi una politica su misura, perché qualsiasi tentativo di modellare la realtà secondo i desideri nazionalistici sarebbe un fallimento&#8230;oppure peggio, <strong>trasformerebbe la Transilvania in un nuovo Kosovo.</strong></p>
<p>Ci vuole onestà per riconoscere la specificità di questa regione tanto romena , quanto magiara. <strong>Nonostante la maggioranza sia romena, esiste una parte nel cuore della Transilvania dove i magiari sono maggioritari. In più, se avessimo la curiosità di studiare la storia, senza rigurgiti nazionalisti, ci colpirebbe il fatto che per quasi mille anni la Transilvania fu uno stato magiaro, nonostante la popolazione fosse in maggioranza romena. Nella lunga lista di voivodi (principi) transilvani, quasi tutti sono magiari.</strong> La struttura dello stato e delle sue istituzioni era più vicina al modello occidentale che a quello orientale, come nel caso della Moldavia e della Valacchia. Il paese era retto da una dieta di grandi nobili che eleggevano il principe, vassallo del regno ungherese. Di più, dopo la disfatta e l&#8217;occupazione dell&#8217; Ungheria per mano dei turchi <strong>nel 1526, la Transilvania divenne il rifugio che permise la sopravvivenza dello stato magiaro</strong>. I principi magiari transilvani contesero all&#8217; Asburgo, per più di un secolo, il diritto alla corona ungherese. Tutto questo portò all&#8217; affermazione di una identità nazionale magiara in Transilvania, che ebbe uno sviluppo parallelo e spesso in conflitto con la formazione della coscienza nazionale dei romeni transilvani, in fratellanza con i moldavi ed i valacchi.<br />
Con la fine della prima guerra mondiale, alla Romania fu riconosciuta la sovranità sulla Transilvania, anche in seguito al legittimo consenso della maggioranza romena, ma le fu chiesto di rispettare i diritti delle minoranze presenti sul territorio<strong>.  Personalmente, non credo che la Transilvania abbia bisogno di asili, scuole ed università separate in base all&#8217;appartenenza nazionale della sua popolazione, ma di una reale esperienza multiculturale</strong>. Non vedo motivo che impedisca l&#8217;insegnamento sia in romeno che in ungherese nella stessa università oppure nella stessa scuola. La segregazione culturale permetterebbe la rinascita dei nazionalismi. Frequentando invece lo stesso ambiente, i giovani sono obbligati a confrontarsi con la realtà e con l&#8217;identità dell&#8217; altro, il diverso. Il nemico di ieri diventa il compagno di gioco, di banco, di università, l&#8217;amico e, perché no, il parente. La convivenza per mille anni tra le due nazioni insegna. Basta un po&#8217; di buon senso da tutte le parti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>Fra laicità, cristianesimo e pasqua ortodossa</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 16:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Latini si, ma ortodossi. E’ questa la particolarità dei romeni, vero ponte culturale tra le due anime dell’Europa, quella occidentale erede di Roma e quella orientale erede di Bisanzio. La Pasqua è l’unica festa cristiana che i romeni festeggiano in [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Latini si, ma ortodossi. E’ questa la particolarità dei romeni</strong>, vero ponte culturale tra le due anime dell’Europa, quella occidentale erede di Roma e quella orientale erede di Bisanzio. La Pasqua è l’unica festa cristiana che i romeni festeggiano in comunione con il mondo cristiano d’Oriente. Nonostante abbiano adottato il calendario gregoriano, caso unico tra i popoli europei orientali, i romeni sono rimasti intimamente legati alla Pasqua ortodossa.</div>
<div><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/04/uova-pasqua.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-8581" title="uova pasqua" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/04/uova-pasqua-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></div>
<div><strong>La più importante festa della cristianità viene celebrata in tutte le chiese romene seguendo le scadenze ancestrali tipiche degli eventi religiosi</strong>. Il tempo laico fa un passo indietro, di riverenza davanti al tempo cristiano. L’intera comunità ortodossa lascia sull’ uscio della Chiesa i frettolosi ritmi della vita laica e sprofonda per una notte nel mistero immutato della Risurrezione. Per una notte, il tempo degli uomini viene sospeso per far rivivere il tempo mistico. Il sentimento più profondo della fede ortodossa si fa sentire nel buio delle chiese allo scoccare della mezzanotte, quando un’ esplosione di luce e gioia annuncia ai fedeli il mistero rinnovato della Risurrezione del Signore.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Da piccolo subivo il fascino della Pasqua, nonostante la profonda laicità che caratterizzava la mia famiglia.</strong> Era l’unica volta all’anno che andavamo in chiesa. Il misticismo del rito ortodosso riusciva ad avvolgere tutti per una notte. Ricordo il buio silenzioso all’inizio della messa … poi, piano piano, il canto sottovoce del prete che si faceva sempre più sentito, per finire forte ed accompagnato dal coro che imitava il canto degli angeli che annuncia il mistero compiuto della fede in Cristo. Nulla è cambiato nei secoli nelle regole canoniche della messa ortodossa. Sono compiuti gli stessi riti e vengono cantati gli stessi salmi che riempivano le cupole di Santa Sofia di Costantinopoli, la nostra Chiesa Madre. La Legge di Costantino viene rispettata oggi nelle nostre chiese come allora. La luce si riversa tuttora tra i fedeli, come sempre nei secoli, portata dal Santo Sepolcro a tutte le patriarchie dell’Oriente e poi distribuita a tutte le chiese e a tutti i fedeli dai preti al richiamo di “venite a prendere la luce!”. La legenda dice che la luce si accende sul Sacro Sepolcro con un fulmine dal cielo solo in occasione della Pasqua ortodossa. Questo miracolo spiega nella tradizione romena la decisione di festeggiare la Pasqua insieme agli altri ortodossi, nonostante fosse adottato il calendario gregoriano per le altre feste.<strong> Tornavamo a casa con la candela accesa di speranza, insieme ad un fiume di gente, che come noi, almeno una volta all’anno, sentiva il richiamo della tradizione.</strong> La notte scura si illumina di fronte ad un mare di candele e la gente torna a casa accompagnata dal suono gioioso delle campane. Ci aspettava la tavola imbandita di festa. Le uova dipinte di rosso sono spaccate dai bambini al grido “Cristo è risorto!” al quale rispondono altri bambini con “E’ veramente risorto!”. Il vino rosso, il sangue del Signore, accompagna le pietanze  d’agnello, simbolo del sacrificio compiuto da Gesù per riscattare i peccati dell’umanità. E così ogni anno, con l’ occasione della Pasqua, i romeni svelano la loro appartenenza all’ Oriente ed al misticismo ortodosso.</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Domani il tempo laico riprenderà il suo corso, ma oggi trionfa il tempo immutato dello spirito cristiano ancestrale.</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Bucurati-va, Cristos a inviat! Gioite, Cristo è risorto!</strong></div>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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		<title>L’ortodossia romena, l’eredità di Bisanzio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 16:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bizanzio dopo Bizanzio. Con questa definizione lo storico Nicolae Iorga affermava la continuità culturale e religiosa tra la vecchia Bizanzio ed i principati romeni. Dopo la conquista turca di Constantinopoli avvenuta nel 1453, lo spirito e la cultura bizantina sopravvissero [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/03/cozia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7853" title="cozia" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/03/cozia.jpg" alt="" width="280" height="180" /></a>Bizanzio dopo Bizanzio. </em><strong>Con questa definizione lo storico Nicolae Iorga affermava la continuità culturale e religiosa tra la vecchia Bizanzio ed i principati romeni.</strong> Dopo la conquista turca di Constantinopoli avvenuta nel 1453,<strong> lo spirito e la cultura bizantina sopravvissero a nord del Danubio, dove i principi valacchi e moldavi si intitolavano autocrati, imitando il basileus,</strong> e dove l’ ortodossia continuava  a fiorire, forte dell’autocefalia delle chiese orientali. <strong>Tra tutte le Chiese dell’Oriente, quella romena è l’unica che mette insieme romanità e ortodossia, esattamente come facevano gli antichi bizantini, che chiamavano se stessi <em>romanoi</em>, cioè romani, nonostante parlassero il greco</strong>. I pilastri della loro cultura furono la romanità delle istituzioni e l’ ortodossia cristiana. Questo strano connubio fece nascere ciò che gli storici chiamarono l’Impero bizantino. <strong>La sua cultura sopravvisse alla rovina dello stato, così che a distanza di secoli lo spirito bizantino è vivo ancora nelle tradizioni romene e nella loro religione.</strong></p>
<p><strong>Tutti i popoli dell’ Europa Orientale sono ortodossi, ma solo i romeni parlano una lingua neo-latina e rivendicano una discendenza romana, esattamente come i <em>romanoi</em> di Bisanzio. </strong>Questa particolarità culturale era già presente nella seconda metà del Trecento. Il principe Mircea il Vecchio, voivoda della Valacchia (<strong> il termine voivoda, evidenzia il terzo pilastro storico-culturale dei romeni: l’influenza slava</strong>), si intitolava <em>dominus autocrator</em>. Così la simbiosi culturale a nord del Danubio era completata,<strong> il principe essendo <em>dominus</em>, come gli imperatori romani,<em> autokratos,</em> come i basilei bisantini e <em>voivoda, </em>come i capi militari degli slavi</strong>. La sua immagine affrescata nella chiesa monastica Cozia, da lui fondata, è la prova viva di questa identità assunta. Il principe Mircea, rappresentato in piedi, porta i simboli dei cavalieri crociati d’Occidente e i calzini color porpora con le aquile bicefale bizantine, segno distintivo del basileus d’ Oriente.</p>
<p><strong>Il visitatore occidentale rimane ancora oggi incantato dalle piccole chiese affrescate disseminate su tutto il territorio romeno</strong>, dalle messe cantate seguendo i canoni religiosi decisi dai numerosi concili bisantini e che ti fanno rivivere il misticismo della chiesa primordiale fuori dalla nostra contemporaneità. Il rito ortodosso è dettato dalla Legge, nel senso più laico del termine. Il cesaro-papismo costantiniano è ancora vivo e perfettamente applicato, in quanto le regole sono state stabilite dai concili cristiani guidati dall’ imperatore, la cui volontà era Legge in quanto dominus et deus.</p>
<p><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/03/mircea.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7854" title="mircea" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/03/mircea-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Nonostante tutto questo, la Chiesa romena ebbe la forza di staccarsi da certe regole considerate superate, come il calendario religioso giuliano, adottando il calendario occidentale gregoriano.</strong> Questa scelta fatta all’inizio del Novecento fu considerata blasfema da molti credenti. Secondo me, invece è solo un’ espressione dell’altra metà della nostra anima, quella latina. E’ la voglia di comunione con gli altri popoli latini, ma cattolici. Già nel Settecento una parte della chiesa ortodossa transilvana proclamò l’unione con Roma, riconoscendo il primato papale pur mantenendo il rito ortodosso, in quanto dettato dalla Legge imperiale di Costantino e quindi non negoziabile. Al di là del aspetto politico della scelta, che tratterò un&#8217;altra volta, il pragmatismo della Chiesa ortodossa romena non ha uguale tra le altre chiese d’ Oriente. E anche questo aspetto è una continuazione della vecchia Bisanzio che proclamò due volte la riunificazione con la Chiesa di Roma dopo la grande scisma. Non a caso l’unico paese ortodosso che invitò il papa a recarsi in visita ufficiale fu la Romania, in linea coerente con i suoi millenari rapporti con Roma.</p>
<p><strong>Il momento di massima manifestazione di questa particolare doppia eredità culturale, romana e bisantina, è la Pasqua.</strong> La Risurrezione di Cristo è festeggiata dalla Chiesa romena insieme alle altre chiese ortodosse, nonostante abbia adottato il calendario gregoriano per le festività religiose, compreso il Natale, celebrato il 25 dicembre insieme ai cattolici e non il 7 gennaio come gli altri ortodossi.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodor Amarandei</strong></p>
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