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Chiamata alle urne per gli extracomunitari a Padova: è più di un voto. Domani tutti in Fiera

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Non giriamoci troppo attorno: il voto per eleggere la consulta degli immigrati, domani a Padova, è un test nazionale più che locale. Un esperimento unico che a Padova si fa per la seconda volta: tutti gli extracomunitari sopra i 18 anni sono chiamati alle urne, e sono 17.893. Ma a differenza dell’ultima volta, quando votarono circa 800 persone, stavolta c’è il quorum. Per rendere valido il voto servono 2.694 votanti, il 15%  del totale. Non è solo una cifra: il dato ci dirà due cose, se raggiunto. Ovvero che gli extracomunitari in città hanno coscienza di sé e voglia di rappresentanza, ma anche che vogliono collaborare. Avere cioè un contatto con l’Amministrazione, uno strumento utile per risolvere i reciproci problemi. Perché il buonismo si può lasciare in cantina, almeno per un giorno: ci sono delle zone della città dove la convivenza italiani-stranieri è inesistente, se non complicata.

Allora tutti alle urne: si vota nei padiglioni della Fiera, tre seggi, dalle 8  alle 20. La consulta  sarà  composta da almeno 15 persone, fino ad un massimo di 25: bisogna rispettare criteri di equità sulla presenza delle  maggiori etnie e almeno un 25% di donne. La speranza è che siano di più: i candidati sono 46, 29 maschi e 17 femmine. Ogni nome ha accanto  a sé un simbolo, in modo che possano votare anche gli stranieri che non conoscono la lingua italiana. La commissione eletta sceglierà un presidente: potrà andare in consiglio comunale, parlare, proporre mozioni. Come Karim Guennou, il marocchino eletto nel 2007. Non intervenne quasi mai in consiglio: un’occasione sprecata. Invece, inutile dirlo, i treni andrebbero colti al volo: non sempre ripassano (e non sto parlando male di Trenitalia).

Enrico Albertini

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