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Ciclofficine popolari contro la crisi

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ph Stefano Vaccari (Instagram)

In Grecia si sono già accorti che la bicicletta è un ottimo salvagente contro la crisi: negli ultimi due anni ci sono il 25% di bici in più sulle strade greche, contro il 40% di auto di auto in meno (vedi l’articolo di #salvaiciclisti) . In Italia probabilmente la maggioranza delle persone se ne accorgerà appena la benzina raggiungerà i due euro al litro (e cioè molto presto, ma sempre troppo tardi), ma sono sicura che prima o poi anche il nostro paese verrà illuminato da questa semplice ma per niente banale verità.

Ma qualcosa sta cambiando anche in Italia, e non si tratta solo di cambiare mezzo di trasporto, ma anche di cambiare qualcosa della propria mentalità. Quello che sto notando in questi ultimi mesi è che la crisi economica sta costringendo gli italiani a riscoprire non solo la bici, ma anche la solidarietà intesa non come beneficenza, ma come uno spontaneo aiutarsi a vicenda senza ricevere necessariamente qualcosa in cambio se non un piccolo miglioramento della qualità della vita.

E la bicicletta sembra proprio essere un mezzo privilegiato, quello che riesce meglio a costruire dei rapporti di solidali tra gli esseri umani.

Lo testimoniano movimenti spontanei e orizzontali come Critical Mass e #salvaiciclisti, dove non ci sono leader, ma persone normali che si aggregano spontaneamente per esercitare il proprio diritto a muoversi in bicicletta e per chiedere maggiore sicurezza sulle strade.

Ma soprattutto lo testimonia il diffondersi delle ciclofficine popolari, spazi liberi e autogestiti dove poter far riparare la propria bici e dove poter imparare a farlo da soli, dove recuperare, riciclare e rimettere in strada, dove le conoscenze vengono gratuitamente scambiate e messe a disposizione di chi ne ha bisogno, e che diventano punti d’incontro. Dal nord Europa sono arrivate nelle grandi città italiane dove esistono ormai da anni, si stanno diffondendo sempre più anche nelle province: segno che da un lato c’è voglia di pedalare, e dall’altro c’è voglia di offrire qualcosa gratuitamente.

Un buon segno direi.

Claudia Garage

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