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olycom - cartello bilingue - ALTO-ADIGE - CARTELLO BILINGUE SULLA STRADA CHE PORTA A PASSO STALLE CON SCRITTE IN ITALIANO E TEDESCO
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Andare in bicicletta da Caldonazzo a Venezia seguendo il corso del fiume Brenta permette di attraversare territori naturali e urbani affascinanti senza alcuna difficoltà altimetrica poiché si va dai 480 metri di altitudine al mare. Il percorso, denominato Ciclovia del Brenta, è lungo circa 200 chilometri, compresi gli 11 necessari per raggiungere la stazione di Mestre dove è possibile caricare le biciclette in treno per fare ritorno. In un fine settimana di settembre ho testato il percorso insieme a un altro cicloturista.

La parte trentina si svolge su una pista ciclabile in condizioni perfette oltre che paesaggisticamente interessanti. Già la partenza con la passerella sul lago di Caldonazzo offre una vista di notevole bellezza. Poi si pedala tra campi di mele e mais e si raggiunge Borgo Valsugana lungo un corso d’acqua che qui è ancora un piccolo rio popolato da anatre e aironi cenerini. In questo tratto siamo sulla Via Claudia Augusta, l’antica strada romana che congiungeva il Danubio all’Adriatico.

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A Tezze di Grigno, il fiume si allarga e diventa impetuoso. Ora si pedala in leggera discesa al fresco degli alberi.
Alla stretta di Primolano, dove sorgeva il vecchio confine tra Austria e Italia, la pista ciclabile presenta un fondo stradale in condizioni precarie. Un cartello avverte del pericolo di caduta sassi dal monte sovrastante. La passerella sul Brenta è protetta da una rete paramassi.

Superato questo tratto simile a un canyon e comunque molto bello, la vallata si allarga sempre di più finché, a Bassano del Grappa le montagne restano alle spalle. Comincia la pianura veneta. La città di Bassano merita una visita e ad ogni modo la si attraversa interamente per ricongiungersi con il percorso.

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Dopo una decina di chilometri si entra nel padovano. Qui la pista ciclabile è in ghiaia pressata che costringe a rallentare. Il Brenta è ora largo e lento e scuro. Si incontrano ciclisti, podisti e gente a cavallo. In questa zona il fiume grazie alla forza delle sue acque ha permesso nella storia un importante sviluppo economico attraverso l’attività di mulini, segherie e altri opifici di cui ancora oggi si vedono i resti.

Dopo aver percorso 112 chilometri, io e il mio compagno di viaggio usciamo dalla ciclovia per fare tappa a Grantorto (Padova) in un bed & breakfast prenotato su internet. Le possibilità di pernottamento lungo la via sono numerose. Con piccole deviazioni si raggiungono paesini dove è possibile trovare alloggio, trattorie e negozi di generi alimentari.

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Il giorno seguente è bene partire di buonora per sfruttare le ore più fresche. Raggiunta Limena su una strada intercomunale, si torna sull’argine del Brenta toccando la periferia di Padova. È il tratto che presenta le maggiori difficoltà. Il fondo stradale è spesso sassoso, stretto e sconnesso e infatti registriamo una foratura. Non per questo è meno bello.

Oltre la fitta vegetazione e i lunghi filari di pioppi, svettano gli altissimi campanili dei paesi attraversati. Più avanti le cose si complicano, la pista sull’argine del fiume si riduce a un solco tra l’erba alta. Non si può fare altro che procedere a una velocità minima facendo attenzione a non scivolare su qualche sasso.

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Alla chiusa di Stra si entra nella provincia di Venezia. Si prende a seguire il Naviglio del Brenta, il canale artificiale creato alla metà dell’Ottocento. Qui inizia la Riviera del Brenta, non siamo più su pista ciclabile ma su un percorso promiscuo. Ad ogni modo il traffico è quasi inesistente trattandosi di una stradina che collega i paesi lungo il corso d’acqua.

Questo è il tratto più affascinante per la presenza delle celebri ville venete. La prima che si incontra è anche la più maestosa: Villa Pisani. Costruita nel 1735 era la dimora di campagna dei Dogi di Venezia. Sono ben quindici, molte in buono stato, alcune bisognose di lavori di restauro. Superata la chiusa di Dolo si susseguono a breve distanza lasciando ammirati i turisti provenienti da Padova su piccoli battelli fluviali che effettuano delle mini crociere lungo la Riviera.

Il Naviglio del Brenta è spesso interrotto da chiuse che si aprono per far passare le imbarcazioni. A Mira, a una ventina di chilometri all’arrivo, incontriamo l’aria del mare. Soffia forte nella nostra direzione portando sollievo. Ora è il leone di S. Marco scolpito sugli edifici storici a marcare il territorio.

Riviera del Brenta nel Veneziano

A dieci chilometri dall’arrivo appare Villa Foscari detta “La Malcontenta” realizzata dal Palladio nel ‘500. Da lì è una stradina che si insinua attraverso una laguna di acque salmastre su entrambi i lati e si conclude a Fusina. Qui in riva al mare termina la Ciclovia del Brenta. Di fronte a noi Venezia. Per raggiungerla c’è un traghetto ma non si possono imbarcare le biciclette, vietate in città.

Da Fusina per la stazione di Mestre si torna indietro passando davanti agli stabilimenti di Porto Marghera. Un contrasto forte per l’occhio abituato da due giorni a paesaggi naturali e bellezze architettoniche. A Mestre è agevole tornare in Trentino grazie ai treni che partono ogni due ore (cambio a Bassano) e trasportano le biciclette.

Alcuni consigli tecnici: è preferibile la mountain bike per i frequenti tratti sterrati e indispensabile la guida “Ciclovia del Brenta da Trento a Venezia” scritta da Paolo Perini e Stefano Malvestio per Ediciclo. Nel tratto padovano infatti i collegamenti stradali spesso sono poco segnalati e si corre il rischio di perdersi nella campagna o di capitare su strade trafficate. Una volte osservate queste semplici precauzioni non resta che godersi un percorso che, per varietà paesaggistiche e culturali, può essere annoverato tra i più suggestivi d’Europa.

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