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Cima d’Asta, il panorama delle Dolomiti a due passi da casa

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Cima d’Asta è una vetta interessante e sorprendente sotto diversi aspetti: abbastanza vicina alla pianura veneta, scenografica al punto giusto, inattesa. Risalendo verso Pieve Tesino dalla Valsugana e imboccando la Val Malene si raggiunge Malga Sorgazza. Da qui, lasciata l’auto a un’altezza di 1.450 metri, si inizia un’escursione senza particolari difficoltà ma impegnativa dal punto di vista fisico. Passando per il rifugio dedicato ad Ottone Brentari (2.473 metri) l’escursione ci porterà alla cima posta a 2.847 metri. Di là si apre un panorama da favola: da ovest a est potrete ammirare le Dolomiti di Brenta, l’Adamello, i Lagorai, il Latemar, il Catinaccio/Rosengarten, Sasso Piatto e Sasso Lungo, il gruppo del Sella, la Marmolada, il Civetta, le Tofane e, vicinissime, le Pale di San Martino a est. Per me, neofita della montagna altoatesina da alcuni anni, ha assunto il ruolo di landmark: da qualsiasi punto mi trovi in Alto Adige, quando la visibilità lo consente, gioco a cercare Cima d’Asta, con la sua forma a tre punte, per individuare subito dopo le montagne a sud e sorprendermi di quanto sia vicino l’orizzonte dal quale sono venuto.

 

Cima d’Asta, come arrivare in auto

Si imbocca la Valsugana, in Trentino, proveniendo da Sud o da Nord e si prende l’uscita per Strigno. Di qui si seguono le indicazione per Pieve Tesino e, appena superato il centro del paese, si devia a sinistra per la Val Malene. Di qui si risale (c’è un solo bivio, nel quale bisogna continuare a salire a sinistra) fino a Malga Sorgazza, comunque ben indicata, e si lascia l’auto. Nei fine settimana estivi (questa ascesa è stata fatta sabato 9 luglio) l’area è molto frequentata e si consiglia di arrivare presto.

Cima d’Asta, tempi di percorrenza e impegno

IMG_0682Salire a Cima d’Asta richiede, stando ai cartelli segnaletici della Sat, 5 ore dalla malga e conviene contarne almeno 3 per scendere. In realtà un tempo più realistico, per un escursionista allenato, si aggira attorno alle 4 ore per la salita (6-7 complessive). Ma non bisogna sottovalutare l’impegno fisico perché alcuni tratti posso lasciare il segno. Il percorso è comunque alla portata di un escursionista esperto e non presenta tratti particolarmente esposti. Nel tratto tra il rifugio e la vetta c’è un tratto attrezzato con funi metalliche che aiutano il cammino ma non necessitano imbrago. In caso di nebbia o nuvole basse prestare molta attenzione perché il tratto tra il sentiero e la vetta potrebbe essere difficile da trovare.

 

Cima d’Asta, il percorso

IMG_0673Il sentiero da seguire dal parcheggio è il 327 che segue la strada forestale. Qui, dopo una salita costante ma lieve, in corrispondenza del primo tornante, si sale a destra per il sentiero 386. Tutto è ottimamente segnato e per non perdersi basta seguire le indicazioni per il rifugio. Dopo un tratto nel bosco, il sentiero effettua un bello strappo inerpicandosi per la valle. Il rifugio, non visibile da qui, è subito dopo la teleferica che vedrete salire sulla vostra destra. L’ultimo tratto (manca un’ora) prima del rifugio Brentari può essere fatto scegliendo tra due varianti: una, per esperti, denominata «per i Lastoni» sale su una placca  abbastanza ripida ma senza problemi di aderenza (tranne in caso di pioggia, nel qual caso la sconsigliamo); l’altra, denominata Trodo dei Aseni aggira la placca su un tranquillo sentiero. Comunque, di norma, se si vogliono fare entrambe, meglio salire per i Lastoni e scendere per il Trodo. Superato lo splendido lago nel quale si specchia la Cima e arrivati al rifugio Brentari, in stagione sempre affollato, si prosegue sul segnavia 364 verso la Forzeleta (2.680 metri) sopra il rifugio. Di qui si cambia versante e si scende di quota per un centinaio di metri attraverso un sentiero attrezzato con funi metalliche che agevolano i passaggi. In questo tratto, a inizio stagione, si può incontrare ghiaccio e neve, nel qual caso un paio di ramponi potrebbero risultare utili. Quando abbiamo fatto questa escursione a luglio non erano necessari. Sotto la vetta, ultimo bivio, ottimamente segnalato, e salita agevole, in parte su gradini di lastroni, verso la vetta. Di qui lo spettacolo è mozzafiato: le Dolomiti, dal gruppo del Brenta alle Pale di San Martino, sono a un passo. Da notare il bivacco posto proprio sotto la cima. Per Il ritorno si segue la stessa identica via dell’andata.

 

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