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Cinque cerchi e una stella, un libro per le Olimpiadi

Silvia Fabbi - 21 giugno 2012
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“E’ la forza di volontà a spingere Shaul. Puoi sopravvivere e iniziare a morire dentro. Oppure puoi andare oltre. Shaul Ladany lo ha fatto. Per due volte. (…) Forse non è un caso che, da altleta, abbia scelto la marcia: un metro dopo l’altro, sempre dritto senza voltarti. E a ogni passo metti una distanza tra te e quello che ti sei lasciato alle spalle”. Alle spalle il maratoneta olimpionico e docente universitario israeliano ha non solo la deportazione nel campo di concentramento di Bergen-Belsen fra luglio e dicembre 1944, ma anche un linfoma scoperto nel 2002, all’età di 76 anni. La sua vita è raccontata ora nel libro “Cinque cerchi e una stella” del giornalista padovano Andrea Schiavon, in libreria dallo scorso 12 giugno. Per Shaul Ladany non sono stati il lager e la malattia gli unici momenti in cui la morte lo ha sfiorato. Nel 1972, quando partecipò ai giochi olimpici di Monaco, fu uno dei sei atleti della nazionale israeliana sopravvissuti all’attacco dei terroristi di Settembre nero.

Ladany a Ocean Township, New Jersey, nel 1972

Senza rinunciare all’amore per sua moglie Shoshana e a diventare padre di una bambina, nella sua vita Ladany è passato attraverso il ’68, vissuto da studente della Columbia. Gli allenamenti lo hanno portato a partecipare a due olimpiadi, ma in due occasioni la divisa che ha dovuto indossare non è stata quella sportiva bensì quella militare: quando cioè decise di tornare in Israele per combattere a fianco del suo paese la Guerra dei Sei giorni nel 1967 e quella di Yom Kippur nel 1973, pagandosi di tasca propria il biglietto aereo dagli Stati Uniti.

Dopo aver marciato insieme a Ladany alla Jerusalem Marathon, il giornalista padovano Andrea Schiavon, 38 anni, al suo esordio letterario, ha scelto di trasformare la serie di incontri e conversazioni che sono seguiti al primo in un libro. “L’idea è che i chilometri aggiungano qualcosa alla vita. E, viceversa, ogni giorno contribuisca a rendere la strada più interessante”. E’ questo il fil rouge fra sport e vita che fa di Ladany il simbolo che Schiavon – ex giornalista del Mattino di Padova trapiantato a Torino dove lavora per Tuttosport – ha deciso di raccontare. Il volume è edito dalla casa editrice torinese Add – fondata nel 2010 dal tastierista dei Subsonica Davide Dileo, noto come Boosta, insieme a Michele Dalai e Andrea Agnelli – famosa per aver pubblicato l’edizione italiana del successo editoriale francese “Indignatevi!” di Stephane Hessel. Il volume è in libreria dal 12 giugno, 174 pagine, 14 euro.

http://www.addeditore.it/ladany.html

Silvia Fabbi

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