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Cittadinanza agli immigrati, chi dice no: "Lo Ius soli non è una soluzione"

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Come ben sapete Anordestdiche da tempo sostiene la campagna per dare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia. La ritiene una battaglia di civiltà. Ma anche dibattere è questione di civiltà. Per questo ospitiamo volentieri l’intervento di Corrado Poli contro l’introduzione dello Ius Soli nel nostro ordinamento. Sotto, in calce, alcune nostre osservazioni.

Per storia e sensibilità personali sono sempre stato favorevole all’integrazione degli stranieri nella Repubblica Italiana. Negli ultimi trent’anni l’immigrazione ha svolto un ruolo decisivo nella ridefinizione della nostra identità nazionale ed europea. I conflitti intervenuti sono stati necessari alla formazione di nuove idee. Senza i pregiudizi che i più anziani diffondono – quanti anni hanno Boso e Borghezio? – i giovani sarebbero molto più sereni di fronte alla nuova composizione etnica nazionale.

Perciò non sono d’accordo sull’acquisizione automatica della cittadinanza italiana a chi è nato sul territorio nazionale. La nostra repubblica, fondata sul lavoro, nasce come un contratto tra persone, tutte potenziali cittadini, che si associano per vivere meglio rispettando leggi approvate secondo procedure democratiche.

Chiunque condivida questi principi e contribuisca con il lavoro a costruire la Repubblica acquisisce un diritto – per lo meno morale – alla cittadinanza. Essere nato sul suolo italiano è irrilevante per potersi definire italiano e di conseguenza europeo: ci vuole qualcosa di più! Anche nascere da genitori italiani non sarebbe di per sé sufficiente, ma non si possono nemmeno tollerare apolidi.

Per essere italiani è necessario aderire esplicitamente a un progetto. La cittadinanza non può essere subita come sarebbe il caso dell’automaticità dello jus soli. Nascere in Italia dovrebbe costituire una “possibilità” di essere cittadino, non un diritto automatico.

Sarebbe utile ed eticamente corretto consentire una scelta responsabile sulla cittadinanza d’elezione a chi è nato sul suolo italiano da genitori di altra cittadinanza. Rispetto ai cittadini figli di italiani, i figli di stranieri hanno spesso il diritto alla doppia cittadinanza che costituisce un privilegio se non accompagnata da una precisa determinazione dei doveri e dell’identità che entrambe le cittadinanze implicano.

Siamo sicuri di avere il diritto di imporre a dei minori una cittadinanza una volta per tutte? Certamente abbiamo il diritto di richiedere una scelta responsabile – una volta raggiunta la maggiore età – a favore della cittadinanza Italia ed europea. Tutti concordiamo che l’adesione alla cittadinanza italiana comporta l’ovvio impegno a sentirsi parte a tutti gli effetti della nostra comunità nazionale ed europea. Ma quali sono i rapporti tra la nostra cittadinanza e l’altra di cui in molti casi i figli di cittadini stranieri godrebbero comunque.

Non tutti i paesi ammettono la doppia cittadinanza e la cosa andrebbe discussa con attenzione.

Diventare cittadini non è come iscriversi al Touring Club. Il rispetto dovuto agli stranieri e alla Costituzione presume la possibilità di una scelta nell’acquisizione della cittadinanza a chi ha la possibilità di farla.

Ci sono due teorie dominanti sulla nazionalità: quella elettiva e quella etnica. La prima sostiene che la nazione esiste solo sulla base del consenso di coloro che la compongono. Questa è un’idea tendenzialmente laica adottata in larga parte dalla sinistra. Ma vi è anche la teoria etnica i cui sostenitori affermano che l’individuo è generato dalla sua nazione. Una volta ci si appellava al patrimonio genetico, al sangue, oggi si parla più volentieri di appartenenza culturale: i figli degli stranieri parlano la stessa lingua, seguono le stesse mode, ecc. Non si nota a sufficienza invece il fatto che, sia che si tratti di “sangue” o di “cultura” si omette la questione della “scelta”, dell’adesione deliberata alla cittadinanza. Questo è un principio moderno e laico di una nazionalità libera ed elettiva che andrebbe valorizzato, ma che un’accettazione passiva e acritica dello jus soli nega.

Corrado Poli

Osservazioni. Corrado dice: “Essere nato sul suolo italiano è irrilevante per potersi definire italiano e di conseguenza europeo: ci vuole qualcosa di più”. Allora questo deve valere anche per i figli di genitori italiani (o di un solo cittadino italiano). Se serve un esame per dirsi italiani allora lo facciano tutti. Ci sono tanti miei concittadini che hanno meno senso di appartenenza a questo Paese di tanti figli di immigrati. In generale se la cittadinanza non può essere subita allora deve esserlo per tutti, introducendo percorsi formativi per l’acquisizione di cittadinanza. Se questo contributo serve ad ampliare la riflessione sull’intero concetto di cittadinanza ben venga

Controrisposta di Corrado Poli: Caro Direttore, dal tuo commento mi sembra che il mio pensiero sia stato male interpretato. Ammetto la responsabilità di aver cercato la provocazione. Anzitutto non sono affatto contrario alla cittadinanza per chi è nato sul suolo italiano: piuttosto ho scritto che questo diritto deve essere integrato dalla possibilità di operare una scelta tra la cittadinanza italiana ottenuta per diritto di suolo e un’altra acquisita diritto di sangue. L’obiezione: “allora questo deve valere anche per i figli di genitori italiani” non ha molto senso. I figli di genitori entrambi italiani non hanno il diritto di scegliere alcuna cittadinanza e l’alternativa sarebbe essere apolidi. Gli stranieri hanno il vantaggio di potere scegliere. Quel che si richiede a chi ha la doppia cittadinanza, di cui quella italiana per diritto di suolo, è solo di essere messo nella condizione (a) di non essere costretto a subire la nostra cittadinanza; (b) di scegliere responsabilmente. Questo dibattito è molto presente in Francia e negli Stati Uniti i due paesi occidentali che danno una preminenza al diritto di suolo. Soprattutto in Francia, accanto al diritto di suolo c’è una tradizione di cittadinanza “per adesione” ai principi della Repubblica che implica la rinuncia ad alcuni aspetti della propria cultura, com’è stato messo dal divieto dei simboli religiosi nelle scuole. In conclusione: sono per il diritto di suolo, ma vorrei che si comprendesse bene cosa significa e cosa implica! Per potere condividere la comune battaglia comune a favore dell’integrazione.

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