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Clima, la farsa di Varsavia

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11-20-2013climate_warsawOrmai non fa più notizia. L’ennesima conferenza sul clima si chiude con un sostanziale nulla di fatto. Era la diciannoversima volta che l’Onu tentava di affrontare seriamente i problemi che stanno (con l’aiuto sostanziale dell’uomo) sconvolgendo il clima.  E invece a Varsavia nonostante le aspettative e l’urgenza richiesta a gran voce da società civile, Paesi in via di Sviluppo e mondo scientifico per un’azione decisa e forte, le delegazioni govenrative hanno scelto l’attendismo.
“Le conclusioni della conferenza appena conclusasi a Varsavia . dichiara Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch presente come osservatore alla COP19 – sarebbero paradossali se non fossero tragiche. Il tifone che ha appena spazzato via le Filippine così come la tragedia nella nostra Sardegna avrebbero richiesto maggiore responsabilità tra i negoziatori che, al contrario, si dimostrano totalmente sganciati dalla realtà effettica.”
Nessuna certezza sui fondi per adattamento e mitigazione, nessun impegno concreto di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, una generale conferma della necessità di raggiungere un accordo entro il 2015 per renderlo operativo dal 2020 sono alcuni dei non-risultati raggiunti da questa Conferenza, che si è caratterizzata per una presenza forte e invadente del privato, soprattutto delle lobbies del carbone e del gas, che sono riuscite persino a far dimettere il Ministro dell’Ambiente polacco, e presidente di turno della COP, perchè troppo critico sul fracking e sull’estrazione di shale gas”.
“La lotta al cambiamento climatico – continua Zoratti – non si può limitare al solo ambito multilaterale ed internazionale delle COP. La prossima settimana come società civile all’interno dell’Osservatorio sul commercio Tradegame saremo a Bali in Indonesia in occasione della Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, uno dei pochi ambiti multilaterali dove si prendono le decisioni che contano e che riguardano l’architettura dell’economia internazionale. Collegare questi due ambiti – conclude Zoratti, . con le vertenze territoriali come il No al biocidio appena sceso in campo a Napoli o la lotta contro il TAV o la cementificazione del nostro territorio significa creare le condizioni per tornare come movimenti sociali alla prossima COP20, prevista in Perù nel 2014, con una carta in più: la legittimazione da parte delle comunità locali e dei territori per una vera transizione ecologica ed equa delle nostre società. Il rischio, al contrario, è essere complici di un disastro annunciato”.

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