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Colombia: riprendono i colloqui con le Farc a L'Avana

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colombia_farc_070608_mnLa Colombia vuole porre fine alla guerra civile che dura ormai da ben oltre 40 anni, o almeno così dice il presidente Juan Manuel Santos. Per questo, lunedì 13 gennaio, sono ripresi i negoziati (dopo la pausa per le Feste) fra il governo e le FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia -Esercito Rivoluzionario del Popolo). In casi come questi non poteva mancare una polemica: il governo colombiano ha annullato la richiesta di estradizione al governo venezuelano di Guillermo Enrique Torres Cueter, detto “Julian Corrado”. In questo modo, il ribelle potrà essere fra i delegati al tavolo delle negoziazioni all’Avana.

Fra gli oppositori a questa decisione (e anche al processo di pace) si trova l’ex presidente Alvaro Uribe, il quale ha definito la decisione presa su Cueter come un segno di “impunità” a favore dei “grandi delinquenti”. Le negoziazioni vanno avanti in un contesto molto particolare: il prossimo 25 maggio la Colombia sceglerà il prossimo presidente con Santos alla ricerca di essere confermato. Quindi, il risultato degli incontri alla Habana avrà senza dubbio un influenza sull’esito elettorale. Jorge Andrés Forero è un ricercatore della Universidad Nacional de Colombia, dove ha sede il Colectivo Agrario Abya Yala al quale appartiene. Ne abbiamo parlato con lui sul processo di pace in un momento fondamentale.

A che punto sono i negoziati a L’Avana e come potremmo descriverli?

– I negoziati sono cominciati nel novembre 2012 e sono ripresi dopo una pausa concordata fra le parti a fine 2013. Sono trattative caratterizzate dall’assenza di partecipazione diretta della popolazione civile, perché avvengono in un contesto di conflitto armato, e dalla censura d’informazione interrotta solo dai comunicati congiunti o da conferenze stampa che non riguardano lo specifico delle trattative. I negoziati sottostanno al principio che “nessun impegno è preso fino a quando tutto l’accordo sarà definito”, facendo riferimento ai sei punti in discussione.

Due dei temi considerati prioritari per iniziare le trattative includono già una premessa d’accordo. Il primo si riferisce al problema della concentrazione di terre acquisite per mezzo della violenza propria dello sviluppo del capitalismo nel Paese, che spiega la nascita delle FARC-EP 50 anni fa, i rigori dello sfollamento, la distruzione delle economie contadine e la violazione massiva dei diritti umani. Riguardo a questo tema, il pre-accordo è stato molto blando: non propone alcuna novità e, in realtà, è una riaffermazione delle politiche di sviluppo rurale degli ultimi 30 anni. L’elemento interessante potrebbe essere un impegno, inteso come volontà politica da parte dello Stato, di promuovere una politica agraria integrale che permetta di sostenere l’organizzazione rurale, come ad esempio le Zonas de Reserva Campesina.

Il secondo tema si riferisce al pre-accordo riguardo la partecipazione e le garanzie per l’esercizio di politica formale da parte delle FARC-EP, nel caso di un eventuale abbandono delle armi. In questo secondo punto ci sono novità con gran potenziale, come per esempio il tema del riconoscimento delle circoscrizioni speciali, che si aggiunge agli accordi per l’esercizio politico dell’opposizione, non solo delle FARC-EP.

Il punto successivo all’interno dei negoziati riguarda le coltivazioni d’uso illecito e il narcotraffico, riguardo al quale sono state rese pubbliche le proposte della guerriglia che prospetta la legalizzazione del commercio di droghe (tema che ha toccato anche il presidente Santos durante visite all’estero) e il riconoscimento dell’uso farmaceutico e alimentare della foglia di coca. Le FARC-EP hanno proposto un piano alternativo alle coltivazioni d’uso illecito, che permetta alle comunità rurali di rafforzare le proprie economie locali e regionali. Da parte del Governo nazionale, si ritiene necessario prendere in considerazione forme diverse dalla repressione militare per ridurre le coltivazioni d’uso illecito. Le organizzazioni sociali e politiche propongono che questo tema sia affrontato con la partecipazione della comunità internazionale, dato che le reti del narcotraffico sono globali.

Rimangono ancora vari punti da affrontare nel negoziato. Alcuni riguardano i diritti delle Vittime (con diretta responsabilità dello Stato Colombiano e delle FARC-EP) alla verità, alla giustizia e al risarcimento totale. Altri, la chiusura del conflitto che ha come principale obiettivo accordare il cessate il fuoco fra Governo e FARC-EP, la consegna delle armi e il reinserimento nella vita civile dei membri delle FARC-EP. Si stanno proponendo varie garanzie per questo processo, fra cui l’impegno dello Stato a continuare a combattere le “bande criminali” e il narco-paramilitarismo. Infine, rimangono da discutere al tavolo delle negoziazioni il punto che fa riferimento alla legittimazione degli accordi da parte della società civile colombiana e i meccanismi d’implementazione e di verifica; da parte delle FARC-EP e di alcune organizzazioni politiche e sociali è stata avanzata la necessità di una nuova Costituzione.

Durante il 2014, le trattative saranno segnate dalle elezioni del Congresso della Repubblica e Presidenziali in marzo (se ci dovesse essere un ballottaggio, in giugno): il candidato Presidente Juan Manuel Santos si prospetta come vincitore, forte della proposta di Pace e sostenuto dagli interessi economici delle zone liberate dal conflitto armato, che diverrebbero “zone libere” per lo sfruttamento, in linea con il suo progetto di governo neoliberale.

La competizione elettorale vede anche la partecipazione dell’ex Presidente Alvaro Uribe (2002-2010), che si presenta come leader di una propria lista al Congresso della Repubblica, con un proprio candidato alla presidenza (al secondo posto nei sondaggi); entrambi si sono già dichiarati apertamente ostili al processo di pace, ripetendo che, in Colombia, l’unica soluzione possibile alla guerra è l’azione militare.

Crede che il permesso concesso a Cueter per partecipare ai negoziati potrà essere interpretato come un segnale di debolezza da parte del governo del presidente Santos?

No. L’ex vicepresidente e capo delegazione per le trattative del governo, Humberto de la Calle, ha assicurato che l’arrivo di Julián Conrado (Cueter) al tavolo delle trattative risponde ad una azione umanitaria, dato lo stato di salute del guerrigliero. D’altronde, è una scelta coerente con la strategia di coinvolgere i leaders ideologici della guerriglia alle trattative. Conrado (considerato il “musicista delle FARC-EP”) è uno degli ideologi di questo gruppo guerrigliero, e gode di un’alta stima fra le file guerrigliere: la sua presenza al tavolo dei negoziati darà legittimità agli accordi che verranno stipulati.

Il governo ha promesso di continuare con la repressione contro le FARC-EP fino a quando il processo di pace sarà concluso. In termini pratici, cosa comporta?

Le organizzazioni dei Diritti Umani, i movimenti politici della sinistra, parte del mondo accademico e la popolazione civile che subisce gli effetti del conflitto armato nella campagna e nelle città (soprattutto comunità indigene, contadine e afrodiscendenti) hanno rifiutato più volte il fatto che le trattative di pace fra il Governo e le FARC-EP si svolgano in un contesto di guerra. Di fatto, una delle principali proposte della società civile (che per un tempo è stata sostenuta anche dalla guerriglia) è un cessate il fuoco bilaterale e la fine dei combattimenti e delle azioni militari. Nonostante questo, il Governo colombiano ha intensificato l’offensiva e, mentre usa la retorica della pace, celebra la carneficina umana della guerra e i trionfi militari contro la guerriglia. D’altra parte, le offensive della guerriglia continuano a dimostrare la propria forza militare, con l’obiettivo di sedersi al tavolo con un ruolo di trattativa e non nella condizione di sconfitta o di resa. Lo stato di guerra provoca nella popolazione civile una situazione di costante sfollamento dalle zone di guerra e di violenza (negli ultimi venti anni ha costretto 6 milioni di Colombiane e Colombiani a lasciare le proprie case e le proprie terre) e ha provocato, finora, l’esproprio di 10 milioni di ettari di terra. Questo scenario contraddittorio è uno dei principali ostacoli alla richiesta di pace da parte della società civile, fomenta le critiche al processo, ed è elemento di continua pressione sulle parti sedute al tavolo, compromettendo il normale svolgimento delle trattative; per questo motivo è molto importante arrivare velocemente a degli accordi per un cessate il fuoco sulla base di intese chiare e solide e con una volontà politica trasparente.

È corretto dire che oggi in Colombia il conflitto armato interno è di bassa densità?

No. In questo momento, mentre c’è una forte richiesta di pace da gran parte della società colombiana, stretta fra le aspettative, l’incertezza e l’assenza di speranza da parte di molti, i combattimenti continuano in gran parte del Paese, dove è costante la presenza delle guerriglie della FARC-EP e dell’Ejercito de Liberación Nacional – ELN, che ha manifestato intenzioni di pace, con morti, sfollati, “desaparecidos” e violazioni costanti dei diritti umani. D’altra parte, la presenza dei paramilitari nelle zone rurali e urbane è costantemente associata al rafforzamento delle reti di narcotraffico e al controllo armato della terra e delle regioni interessate dallo sfruttamento delle risorse naturali, in linea con il modello di sviluppo del Governo del presidente Santos. La violenza nelle zone urbane, associata alla guerra, lo sfollamento e le reti del narcotraffico, spalancano le porte alla criminalità omicida fra giovani senza possibilità di futuro, mentre i campi fertili e produttivi vengono abbandonati per il timore o per le condizioni strutturali di marginalizzazione e abbandono da parte dello Stato.
Allo stesso modo, la persecuzione politica durante le trattative è stata costantemente diretta contro i leaders dell’opposizione che stanno promuovendo l’organizzazione civile a favore della pace, la giustizia sociale e la difesa dei diritti umani. Colombia è ancora oggi lo Stato che detiene il primato mondiale per il numero di sindacalisti uccisi, e vengono denunciati costantemente omicidi e attacchi contro leaders contadini, indigeni e afrodiscendenti che affermano il proprio diritto al territorio. Per esempio, lo scorso 4 gennaio è stato arrestato Francisco Toloza, professore dell’Universidad Nacional e leader del movimento politico “”Marcha Patriótica”, e nell’ultima settimana del 2013 è stato ucciso Gilberto Daza, consigliere del partito di sinistra Polo Democratico.

– Lei è ottimista rispetto alla possibilità che questi negoziati portino alla pace definitiva in Colombia?

Più che ottimismo, quanti stiamo seguendo questo processo, lo facciamo con una profonda speranza e fiducia in una possibile trasformazione politica del Paese, che acconsenta la partecipazione democratica, senza persecuzione né attacchi fisici e/o simbolici alle diversità. Di fronte agli squilibri sociali e ai drammi provocati dal capitalismo in Colombia, far tacere i fucili può aprire uno scenario che permetta il pieno riemergere delle straordinarie potenzialità della società colombiana che, nonostante il pericolo di conflitto armato, ha sostenuto creativamente scelte e proposte di difesa della vita e dei territori e, col proprio stile di vita quotidiano, offre alternative al modello economico.

La fine del conflitto libererebbe i 27.744 miliardi di pesos (più di 10.500 milioni di Euro) destinati al Ministero di Difesa e Polizia, cifra superiore a quella che viene investita per l’educazione. Fra le sfide che rimangono aperte per il futuro è necessario riconoscere le richieste socio/politiche avanzate dall’insurrezione armata, la trasformazione strutturale dello Stato colombiano per garantire la non ripetizione, in un “tempo” che potrebbe essere storico per liberare energie, spazi di riconciliazione e il consolidamento della convivenza quotidiana, senza impunità e con legalità e giustizia sociale. Il processo di riconciliazione deve promuovere uno scenario di giustizia transizionale che permetta l’inserimento degli eventuali ex combattenti e che riconosca la condizione di “vittima” delle popolazioni civili colpite dal conflitto armato. D’altra parte, è necessario superare la situazione di complicità diretta dello Stato colombiano con le reti paramilitari, il narcotraffico e il capitale transnazionale.

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Intanto, mentre si portano avanti i negoziati con le FARC-EP, il governo sta già organizzando gli incontri con l’ENL, la seconda guerriglia, con Ecuador come possibile sede. Ma questa è un’altra storia.

Gustavo Claros

Traduzione: Sara Ballardini

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