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Comacchio: piadina, anguilla

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And ospita volentieri anche itinerari italiani: segnalateci luoghi ameni o meno ameni (scioglilingua), borghi abbarbicati o cemento che ride. Pure Comacchio, volendo, è anordestdiqualcosa. 

Comacchio è la classica gita fuori porta del week-end, del sabato pomeriggio o della tiepida domenica autunnale. I lidi di Comacchio nel territorio ferrarese sono sette, tutti ricompresi nell’omonimo comune.
L’aria del porto, come a Porto Garibaldi, il più antico dei sette lidi, è sempre uguale, un po’ dappertutto: c’è il solito vecchio lupo di mare seduto al solito bar, con i soliti amici che scrutano te, forestiero, dal passo poco sciolto.
Da qui Comacchio city dista appena quattro chilometri e cinque minuti in auto.

Ti accorgi subito appena arrivato che la città sembra una Venezia in miniatura (niente vaporetti, sia chiaro). “..e la città ch’in mezzo alle piscose paludi, del Po teme ambe le foci, dove abitan le genti disiose che ‘l mar si turbi e sieno i venti atroci”, recita Ariosto nell’Orlando furioso.
Una passeggiata su ponti, scale, scalette, scaloni, lungo tutto il centro storico: dall’alto del ponte Trepponti godetevi il panorama di una città riflessa nei suoi canali.

L’immancabile piadina qua ve la fanno con l’anguilla, che a quanto ho capito dai menù esposti fuori dai ristoranti, sembra essere il piatto forte del posto: cucinata in tutti i modi e per tutti le tasche, rappresenta un vero business.  C’è poi il giro in barca per turisti offerto dal vecchio signore del paese: un mini tour lungo il canale in cui lui vi racconterà gli aneddoti del luogo, come ogni brava guida. Ovviamente, è gratuito.  Il duomo di Comacchio, nel cuore della città, spunta bello ed imponente, e la fa da padrone, nelle strette vie del centro.

Usciti da lì, cercate le indicazione per il sentiero storico-naturalistico di Comacchio.  Il cammino prosegue per la via che costeggia l’argine e uno dietro l’altro si stagliano i vecchi casotti, detti ‘padelloni’, degli abitanti dei lidi. Fuori, le reti da pesca, come enormi ragnatele, si immergono nelle acque salmastre.  Solo il rumore dell’onda che sbatte sulla sponda si avverte da qui. Le anatre, in massa, si muovono lente ed eleganti, su quel pugno di acqua e cielo che si confonde sullo sfondo.  Macchia blu a perdita d’occhio.

Alla fine del percorso si diramano diversi sentieri del parco del delta del Po, (per la cronaca, patrimonio dell’UNESCO) percorribili sia a piedi che in bici. Il panorama, qui, è come un museo a cielo aperto.

Giulia

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