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Compleanno a Bali (parte quarta)

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risaie terrazzate a Bali poco prima del buio

risaie terrazzate a Bali poco prima del buio

Lontanissime dalle discoteche, immerse in un silenzio che sembra certamente tale se paragonato alla musica assordante di Kuta, in quanto interrotto solo dal gracidare delle rane e dal cinguettare di uccelli diversi, le risaie terrazzate di Bali, sotto le stelle dell’emisfero australe, ci raccontano la storia affascinante della collaborazione tra esseri umani che riesce a trasformare un ambiente naturale ostile in un’opera d’arte non fine a se’ stessa ma strumentale alla sopravvivenza.

riso balinese

riso balinese

Il nostro autista mi aiuta a guardare oltre la bellezza estetica davanti ai miei occhi e io lo ringrazio per questo perché così facendo mi eleva al livello di viaggiatore, oltre a quello del semplice turista. Mi dice che a Bali, queste terrazze irrigate su cui cresce il riso si chiamano savah. Mi chiede se so come fanno a essere tutte così ordinate ed uniformemente lussureggianti? Ci pensa – mi spiega– il Subak, un’organizzazione comunitaria che disciplina i sistemi d’irrigazione, a cui appartiene ogni contadino. A dirigerla di solito c’è quello i cui campi sono sui pendii più bassi. In questa posizione l’agricoltore deve fare affidamento per la sua acqua su tutti quelli che hanno le terrazze sopra di lui. Il suo potere e la sua influenza, quindi, garantiscono che il sistema d’irrigazione sia senza difetti e che l’acqua scorra dal savah più alto al più basso senza interruzioni. Ogni abitante del villaggio, inoltre, deve dedicare alla costruzione di dighe, canali di irrigazione e terrazze uno specifico numero dei 210 giorni in ciascun anno balinese. Sul savah non si può lavorare che poche ore dopo l’alba e poche prima del tramonto perché il sole si riflette sull’acqua della risaia e provoca un calore fortissimo, oltre ad ustionare la pelle esposta. Nel fango ci sono molti parassiti, dai vermi alle sanguisughe e non é un bel vivere.

L’interdipendenza tra tutti per riuscire a produrre il riso però crea, anche in una società divisa in caste, una sorta di democrazia: tutti devono poter beneficiare dell’irrigazione e partecipare al bene comune. Se nel passato il raccolto andava perso, non sarebbero morti di fame solo i contadini, ma anche il Palazzo ne avrebbe sofferto.

”]l'ordine nuovo indonesiano in una pubblicazione dell'epocaIl nostro autista mi dice con fare retorico: “Siamo tutti sulla stessa barca”. Pensiero che si presta a interpretazioni contradittorie perché lui sicuramente non è chino sulle pianticelle di riso ma anzi ci sta portando in auto con un bel guadagno per lui a vedere delle cose che lui non ha creato. La sua frase però mi fa ricordare mio nonno e la sua flotta peschereccia. In barca a vela negli anni Venti dello scorso secolo tutto l’equipaggio doveva partecipare solidalmente alla pesca e alla navigazione, e questo fatto creava delle condizioni di uguaglianza e libertà mentale inimmaginabili in Terraferma. Se la barca fosse affondata, il mar Adriatico non avrebbe fatto distinzioni tra il comandante e gli altri uomini dell’equipaggio.

Si potrebbe quindi pensare che il sistema della coltivazione del riso sviluppato qui a Bali sia il più affidabile, efficiente e produttivo del mondo, e sicuramente lo era, nell’ambito di un’economia chiusa. Purtroppo però sono intervenuti vari elementi esterni a squilibrare la situazione. Ricordo tra questi l’Ordine Nuovo indonesiano iniziato da Sukarto nel 1966 che ha lanciato la cosiddetta “Revolusi Hijiau (=Rivoluzione Verde)”, secondo la quale bisognava abbandonare i sistemi tradizionali di coltivazione, visti come arretrati, per aumentare la produttività integrando l’economia di Bali con quella dell’Indonesia in generale per esportarvi riso. Fertilizzanti artificiali e pesticidi hanno indebitato i contadini; e l’irrigazione non è più stata una decisione collettiva, diventando un’erogazione decisa dall’alto con tutto quello che una tale situazione spesso crea: corruzione e ineguaglianza.

Sri Dewi, la dea della fertilità dei campi a Bali

Sri Dewi, la dea della fertilità dei campi a Bali

L’aumento della produzione di riso si è presto dimostrato un beneficio illusorio per i contadini locali, risultando da pratiche che portavano molto denaro fuori dall’isola. Le sementi  a più alto rendimento ad esempio non sono riproducibili in loco e bisogna acquistarle. L’aumento della produzione di riso ha portato ad un incremento nell’apporto di carboidrati nella dieta locale, senza che a questo facesse seguito un concomitante apporto di proteine.

Sorrido con amarezza pensando che il turista si porta a casa un’immagine depurata della storia e della fatica nascoste dentro questi campi. Oggigiorno i sistemi tradizionali sono stati reinterpretati da sociologi ed antropologi oltre che dagli agronomi come modi equilibrati di interagire con l’ecosistema senza impattarlo troppo. E lo sapevate che le sementi ad alto rendimento sono state una scoperta di uno scienziato italiano, Nazareno Strampelli, nato nel 1866?

Lasciamo le terrazze ed arriviamo alle luci di Kuta verso le ore ventidue… come proseguirà la nostra serata?

Lo scoprirete alla prossima puntata.

Continua – parte quarta di cinque– di Giovanni LOMBARDO

Compleanno a Bali – parte prima
Compleanno a Bali – parte seconda
Compleanno a Bali – parte terza


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