Varie 18 luglio 2012

Aspettative a rischio a causa dei tagli alla cooperazione, centinaia di medici potrebbero non partire. Ecco l’appello del Cuamm.

Il drastico taglio delle risorse finanziarie messe a disposizione dal Governo per la cooperazione internazionale avvenuto  in sede di legge di bilancio per l’esercizio corrente ha, di fatto, cancellato le iniziative a dono realizzate, nell’ambito della Legge n. 49/1987, dalle Organizzazioni Non Governative. Non solo. L’assoluta mancanza di fondi sta spazzando via in particolare i programmi di assistenza sanitaria, anche quelli totalmente finanziati dalle varie Ong, come Medici con l’Africa Cuamm. Non ci sono le risorse, seppur minime, per garantire ai cooperanti, medici e paramedici, l’aspettativa dalle strutture sanitarie pubbliche di appartenenza.
20.000 euro, in media, all’anno, garantirebbero ad un professionista sanitario la copertura degli oneri assicurativi, previdenziali e assistenziali senza gravare sulla propria azienda sanitaria di appartenenza. Lanciamo un appello pressante e urgente al Ministro degli Esteri e al Ministro per la cooperazione internazionale affinché siano subito allocati alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo almeno 2 milioni di euro per garantire le aspettative (un centinaio circa) della cooperazione sanitaria internazionale realizzata dalle ONG.
Le recenti statistiche dell’OCSE-DAC (www.oecd.org) registrano un aumento dell’APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) dell’Italia, che passerebbe dallo 0,15% del 2010 allo 0,19% del 2011.  Ma è sola cosmesi! Nel sesto Rapporto Aidwatch (www.concordeurope.org) che fotografa ogni anno la cooperazione allo sviluppo dell’Unione Europea e dei singoli Paesi europei emerge con evidenza come la realtà sia un’altra. Se si tolgono gli aiuti bilaterali riguardanti le spese relative ai rifugiati (circa il 30%) e quelli per la remissione di debiti ormai inesigibili (circa il 35%) l’APS si riduce drasticamente ad uno scandaloso 0,13% del PIL, percentuale da anni mai così bassa. I fondi per la cooperazione internazionale del Ministero degli Affari Esteri sono crollati da circa 700 milioni di euro nel 2008 a quasi 90 milioni di euro nel 2011.  Una riduzione drammatica, ancora più eclatante se raffrontata al comportamento di altri paesi (tra cui Gran Bretagna, Belgio, Olanda e Finlandia) che hanno mantenuto lo stanziamento al di sopra dello 0,5 del PIL, tenendo fede agli impegni  assunti

Il recente Documento triennale di Programmazione Economica e Finanziaria (aprile 2012) impegna l’Italia ad allinearsi nuovamente agli obiettivi concordati a livello internazionale in modo graduale e in particolare aumentando almeno del 10% gli stanziamenti dal 2013 usando come anno di riferimento il 2011.

Si tratterebbe di un piccolo passo del nostro paese nella giusta direzione pur rimanendo ben al di sotto degli standard internazionali. La cooperazione internazionale ha comunque bisogno di molto di più.

Non può essere giusto un mondo dove le differenze continuano ad essere scandalose, specie in ambito sanitario! Le mamme che continuano a morire di parto e i neonati che non riescono a sopravvivere sono ancora tantissimi (mortalità materna e infantile). Un futuro di civiltà, più umano per tutti, deve rimanere un dovere etico di giustizia e di solidarietà.

Ma è anche miopia. La cooperazione allo sviluppo non è un ‘di più’ o un optional, che può essere ridotto o cancellato in tempi di difficoltà e di crisi, ma al contrario rappresenta una grande opportunità per favorire il loro superamento e la ripresa della crescita globale. È anche un modo lungimirante per tutelare gli interessi del nostro paese. Aiutare il continente a noi più vicino, l’Africa, ad uscire dalla povertà, sostenere le speranze delle rivoluzioni del Mediterraneo, oltre ad un dovere etico di convivenza umana, rappresenta anche un possibile futuro di rapporti con un continente di un miliardo di persone, per lo più giovani, che sta rapidamente costruendosi come comunità economica, con un sistema di infrastrutture continentale e con un attivo protagonismo dei governi, delle istituzioni regionali e locali e della società civile.





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