Il libro

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Capita a tutti, prima o poi, quando si viaggia all’estero. Incontri un italiano, si parla delle reciproche regioni di provenienza. “Ah, il mitico e produttivo Nord Est”, mi fa annuendo un colonnello dell’esercito italiano incontrato in Libano. Ricordo che é in quel momento, come se Google Earth si fosse impadronito di me, che il mio cervello allarga il campo. Posiziona Veneto e Libano sulla cartina.

Nord Est? Ma a Nord Est di che?

E’ da questa suggestione piuttosto banale che nasce “A Nord Est di che”, uno spazio per scandagliare tutte le relazioni possibili tra l’estero e noi: veneti in giro per il mondo, abitanti di altri continenti che hanno scelto il Veneto come casa, contributi, ma anche appuntamenti e recensioni di libri. E’ il mio blog sul sito internet del Corriere del Veneto, il giornale per cui lavoro, e che costituisce in gran parte l’ossatura di questo libro. Un blog che si è fatto libro, e un libro sotto forma di blog. Di qui lo stile, molto personale e informale – forse troppo  – dei racconti e dei ritratti che vi propongo.

Tutto ciò, il libro e il blog, ruota attorno a un’idea sfuocata che si è fatta largo nella mia testa da un po’ di tempo: che il Nord Est, per i suoi abitanti, sia una realtà nella quale sia più sensato tornare piuttosto che stare, nella quale, quando “si sta”, ci si sente spesso attanagliati da una volontà di fuga. Immagino che si tratti di un luogo comune buono per ogni parte del pianeta, che in parte questo sia connesso al fatto che siamo grandi viaggiatori, che mai come quando si è all’estero si è in grado di apprezzare casa…e altre banalità simili.

Ma la sensazione è che se dovessi cercare un minimo comune denominatore tra le esperienze incontrate in giro per il mondo, mi è come sembrato di percepire la ricerca di qualcosa che a casa non si trova, il tentativo di colmare un’assenza: l’avventura, la qualità della vita, una carriera migliore, addirittura “un senso” più ampio. Come se questa terra – o meglio – il concetto di questa terra, quindi non il Veneto in quanto tale, ma il Nord Est mitizzato fatto crescere ad arte negli ultimi trent’anni mettendolo in perenne relazione con Roma e il Sud Italia, non fosse in grado di realizzare appieno alcune aspirazioni professionali, intime e sociali delle persone che lo abitano. Se una volta dal Veneto si andava all’estero per scappare alla fame, ora si va all’estero per necessità più profonde. Come se l’identità affermata per “liberarsi” (da cosa poi?) si sia fatta prigione. Che gli stereotipi diventati ideologia – il lavoro intensivo, il possesso delle cose, l’accumulo di oggetti e apparenze, un rapporto distorto con l’ambiente, la contrapposizione tra noi e gli altri – ingabbino, od opprimano sotto una schiacciante maggioranza avversa, la possibilità di creare una strada differente e di percepirla come possibile o normale. Mi è venuto da pensare che tutto questo abbia a che fare con il rapporto che ha con questa terra e questa società chi qui viene in cerca di un lavoro e di futuro, gli immigrati, i “foresti”.

E che l’unico modo per scardinare questa visione nella quale ci siamo auto-reclusi sia quello di allargare lo sguardo, ricollocare questa regione in un’ottica più ampia, guardandola da latitudini e longitudini differenti. Smitizzare e relativizzare per poter ricollocare (e vivere) il Veneto – quello che è in realtà: una terra come un’altra, ricca di cultura, natura e infinite possibilità di sviluppo umano e produttivo sostenibili – in una dimensione diversa da quella di Nord Est.

Il ragionamento accennato – lo scoprirete subito – pur banale, è più audace del semplice materiale raccolto: esperienze personali, volti, storie, chiacchierate. Flash arbitrari scattati su singoli tasselli di un mosaico immenso.

Ringrazio fin da ora le due persone che hanno scelto di accompagnare con riflessioni ben più profonde della mia questa galleria.

Claudia Cucchiarato, giornalista di origine trevigiana che abita a Barcellona, ha recentemente scritto un libro, “Vivo Altrove” (Bruno Mondadori editore), illuminante sulle motivazioni che spingono i giovani italiani tra i venti e i trent’anni a cercare fortuna all’estero.

Il professor Fabrizio Tonello, veneziano, insegna Scienza dell’opinione pubblica all’Università di Padova. E’ attualmente Fulbright Scholar presso la University of Pittsburgh, Pennsylvania. Ha insegnato anche nel Dipartimento di Scienze della Comunicazione presso l’università di Bologna e nella Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. E’ stato Visiting Fellow  della Columbia University di New York, città dove ha vissuto tra il 1989 e il 1997. Collaboratore delle riviste Il Mulino, Acoma e Alfabeta2, del quotidiano Le Monde, in passato dell’International Herald Tribune. Sulla storia americana ha pubblicato La costituzione degli Stati Uniti (Bruno Mondadori 2010) Il nazionalismo americano (Liviana 2007), La fabbrica dei mostri (Feltrinelli 2006), Il giornalismo americano (Carocci 2005), La nuova macchina dell’informazione (Feltrinelli 1999) oltre a Da Saigon a Oklahoma City, (Limina 1996).

Leggi le recensioni:
Corriere del Veneto
Mattino di Padova

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