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Cripta del Peccato Originale, una storia lucana

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E’ la Cappella Sistina dell’arte rupestre. Se non fosse che la definizione è di Vittorio Sgarbi, non proprio un posato commentatore, ci si potrebbe mettere la firma: la Cripta del Peccato Originale è uno spettacolo. A pochi chilometri da Matera, o meglio sotto la città, il 1 maggio 1963 viene scoperta una caverna rocciosa in cui un pittore, definito poi “dei Fiori di Matera”, ha dipinto affreschi risalenti al IX secolo d.C, scene del nuovo e antico testamento.
O meglio, nel 1963 viene scoperta una stalla, con dentro 60 pecore. Così questo capolavoro rimarrà utilizzato per anni: solo agli albori del secolo nuovo si metterà mano all’opera di ristrutturazione, finché nel 2005 la Fondazione Zétema di Matera riuscirà a riaprirla al pubblico. C’è molto della Basilicata in questo: di Craco vi abbiamo parlato, e la Cripta non sfugge alla legge lucana dell’affascinante sfacelo.
criptaLa storia è particolare: nel 1963 l’avvocato Raffaello de Ruggieri, che a tempo perso fa il “cacciatore scopritore” di grotte dipinte, sta tornando nella città dei Sassi in macchina, quando vede un contadino che si trascina dietro un radiatore. Si ferma, gli dà un passaggio. Il contadino, di fronte ad un “signore”, non parla troppo: probabilmente aveva letto Carlo Levi, sapeva come comportarsi. Ma a domanda risponde. De Ruggieri sa di un Cristo Pantocratore che le fonti dicono essere dipinto in qualche grotta nella zona, mai trovato. “Che, l’hai mai visto”? “No, signor avvocato. Mi bastano certe facce fotografate, e che spavento signore. Ti guardano”. “Fotografie”? “Sì signore, quando ero piccolo e portavo le pecore al pascolo mi addormentavo spesso in una grotta. Quella dei cento santi, così la chiamiamo noi. Fotografie che ti guardano”. L’avvocato lì per lì non intuisce il tutto: la sera si mangia le mani. Quello che il contadino gli stava dicendo era di aver visto una grotta dipinta. Ma non sa chi sia, quel contadino, e non gli ha chiesto dove. Scattano mesi di “battute”: il primo maggio arriva, casualmente, la scoperta da parte di un gruppo di giovani. Dove? In località Pietrapenta. E a pensarci bene non poteva essere altrimenti: pietra penta, roccia dipinta.
Ma in Basilicata tutto è immobile: la stalla rimane stalla per più di 30 anni. Ora, grazie a Zétema, è un capolavoro che si può raggiungere solo alla lucana: appuntamento ad un benzinaio sperduto in una statale, zig zag in strade private, passando per cortili, l’arrivo. Da fuori, una saracinesca per difendere da luce e umidità. Dentro, uno spettacolo di un’ora. Ne vale la pena: c’è tutta la Basilicata in quella grotta.

Goffredo Caoduro

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