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bolzano
cristallo

Oltre 2500 visitatori si sono soffermati a guardare i disegni: se l’obiettivo era quello di tenere alta la memoria, è pienamente riuscito. Tanto che la mostra «Buchenwald 1943 – 1945» non chiuderà il 15 febbraio, come inizialmente previsto, ma rimarrà nel foyer del Teatro Cristallo fino a martedì 1 marzo. Grande il successo quindi delle opere di Auguste Favier e Pierre Mania, i due artisti francesi attivi nella Resistenza durante la seconda guerra mondiale, che hanno scelto di fissare con dei disegni gli orrori quotidiani da loro visti nel campo di concentramento. L’esposizione è la proposta dell’Associazione Cristallo, in collaborazione con l’Archivio Storico della Città di Bolzano, per il «Giorno della Memoria». Ma il principale ringraziamento va all’avvocato Arnaldo Loner, proprietario della collezione, da lui acquistata qualche anno fa, che ha acconsentito all’esposizione delle opere e ora al prolungamento della mostra.

Un’altra buona notizia è stata il passaggio di tanti ragazzi in queste due settimane, spesso accompagnati dai loro genitori, per vedere dei documenti eccezionali anche per valore storico. L’immagine che si ha del campo di concentramento, infatti, è solitamente quella delle foto e dei video girati dopo la fine della seconda guerra mondiale, dopo il genocidio. I disegni di Favier e Mania rappresentano invece la vita quotidiana del campo di concentramento, la lotta ora dopo ora per sopravvivere, il tentativo di resistere di fronte alla visione di orrori che hanno lasciato un segno profondo nelle poche persone che sono riuscite a scampare alla morte.
Ancora ad oggi non si conosce il numero esatto delle vittime, che si aggira probabilmente attorno ai 6 milioni di persone. Una tragedia, quella dell’olocausto degli ebrei, che ogni anno trascorso corre il rischio di sembrare sempre più lontana, di svanire nella nebbia del passato. Ed è anche per questo motivo che diventa un dovere civile, da parte di tutti, contribuire a tenere alto il ricordo, a far sì che quanto successo non si dimentichi. E per farlo si può utilizzare anche l’arte, mai come in questo caso efficace nel raccontare l’orrore.

Per farlo, in questa occasione, il Teatro Cristallo ha scelto uno strumento non del tutto convenzionale: i disegni, testimonianza che rimane fissata nel tempo. Proprio negli anni in cui i testimoni diretti ancora in vita della Shoah diventano sempre meno, è fondamentale compiere il passaggio della «memoria» da chi ha vissuto l’orrore in prima persona e chi, invece, ha il compito di tramandare quanto successo anche alle prossime generazioni. Solo attraverso la conoscenza di quanto successo nel passato, infatti, si può capire al meglio il presente ed evitare che tale orrore possa ripetersi, in qualsiasi forma, nel futuro.

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