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Curriculum vitae, la personalizzazione è fondamentale

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M9 Mestre, foto Giulio Todescan
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ricercalavoro

Anno nuovo, vita nuova. Può sembrare una frase fatta ma in realtà è molto più reale di quanto si pensi. Soprattutto in ambito lavorativo. Contratti scadono, altri si aprono. Ecco quindi che gennaio diventa il mese principale nella ricerca di lavoro. Così il protagonista diventa il curriculum vitae: in (poche) pagine dobbiamo racchiudere le nostre esperienze, capacità, attitudini. Un documento che andrebbe aggiornato costantemente. Ma se non l’avete fatto, non disperate. Ecco alcuni suggerimenti utili.

L’aiuto della rete

Prima di tutto vale la pena perderci un po’ di tempo e guardarsi intorno. Perché la rete offre al giorno d’oggi molte opportunità. Ci sono portali, ad esempio, che guidano l’utente passo passo nella costruzione del proprio profilo. Strumenti – chi più chi meno – di facile uso. E soprattutto, utili. Perché mettono insieme l’esperienza di chi fa di lavoro il recruiter, e quindi il curriculum lo valuta, e le esigenze di chi il lavoro lo cerca.

I curricula 

I portali dei quali parlavamo sopra sono ottimi anche per un altro motivo: permettono di mettere insieme agilmente diverse tipologie di curriculum. Perché ad oggi la personalizzazione diventa fondamentale. Non solo quella, naturale, delle proprie caratteristiche. Ma anche quella necessaria ad adattare il proprio cv al meglio per il tipo di lavoro che si va a richiedere. Ecco quindi una prassi fondamentale da seguire: preparare un curriculum generale, in cui si tiene dentro tutto. Per passare poi a vari curricula, personalizzati sull’offerta di lavoro. Perché la maggior parte di curricula si manda per specifici posti: lo scoglio da superare, il primo, è non farlo cestinare subito perché non lo si ritiene attinente a quanto si sta cercando. Va superato quindi il concetto di curriculum, bisogna parlare al plurale: i curricula.

Regole generali

La caratteristica principale del vostro curriculum in fondo, riassumendo, deve essere una: l’onestà. Raccontate al meglio quello che siete, ovviamente fatevi una buona pubblicità, ma senza barare. In nessuna voce: basterà un qualcosa che viene percepito da chi vi fa un colloquio non veritiero, a mettere in dubbio la veridicità di tutto il curriculum. Un’altra caratteristica amata dai recruiter: la sintesi. Non c’è una regola per la lunghezza, ma sarebbe preferibile non superare le due pagine. Soprattutto per chi è giovane e va da sé non può avere troppe esperienze lavorative. Come si struttura? Prima di tutto i dati anagrafici, poi quelli formativi. Su questo fate attenzione a cosa può servire o meno: in alcuni casi, ad esempio, anche l’argomento della tesi può essere un buon biglietto da visita. Poi si passa al corpo principale: le esperienze lavorative. Possibilmente usate l’ordine cronologiche: dall’ultima alla meno recente. Scegliete: non tutte le esperienze lavorative sono necessariamente interessanti. Dopo il lavoro, aggiungete le vostre competenze e attitudini professionali. Un consiglio? Rendetele pratiche: un conto è dire di saper lavorare in gruppo, un conto è segnalare un progetto vincente fatto in gruppo. Mettere il link ad un (bel) sito creato da voi vale più della dichiarazione di abilità informatiche. A questo punto aggiungete conoscenze linguistiche e poi, eventualmente, passioni e hobby.

Paese che vai…

Sempre più persone, al giorno d’oggi, cercano lavoro all’estero. E anche in questo caso vale la regola aurea: informarsi su come ci si deve comportare. Ad esempio in UK le esperienze professionali contano, soprattutto quelle all’estero: meglio metterle subito in evidenza. A differenza di Paesi Bassi e Belgio: solo il 30% dei recruiter in quel caso le valuta. Germania, Austria e Portogallo sono i Paesi dove più si guardano hobby e interessi personali: a differenza di Francia, Spagna e Regno Unito. E non dimenticatevi, se volete andare all’estero, una buona motivazione (professionale prima di tutto ma anche, perché no, di vita): farà sembrare la vostra scelta ponderata e più (con)vincente.