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IMG_1628La t-shirt stampata color verde acqua contrasta, occidentale, con il sorriso mediorientale di Homda. Il cuoco del Ghazala Hotel sventaglia il fuoco con una paletta piumata mentre dal suo vecchio cellulare si spande metallica la voce di una delle sue cantanti egiziane preferite. Dalla caletta antistante i bassi edifici imbiancati dell’albergo – situato a sud della baia di Dahab – sale a ondate il calore depositatosi durante il giorno fra le pieghe della schiuma del mare. Minuto dopo minuto i cuscini attorno al fuoco accolgono uno ad uno gli ospiti di quello che più che un hotel si potrebbe classificare una pensioncina di poche pretese: no aria condizionata, no televisore, no frigo, pulizia piuttosto relativa.

Ma di ciò che interessa a noi non manca nulla: colazioni a scelta dal listino della casa, cene semplici ma abbondanti e freschissime, e soprattutto un cuoco sorridente che trascorre la maggior parte del suo tempo fra bar e spiaggia, bagnando selciato e ghiaia con un incomprensibile getto d’acqua, fumando una Cleopatra dopo l’altra, giocando con il suo golden retriever Tango e impartendoci rudimentali lezioni di arabo con la richiesta di una sigaretta per ogni errore che commettiamo. Non da ultimo, fattore determinante di questa sistemazione è il prezzo: 20 euro per una camera doppia con mezza pensione.

Per un ospite che si accontenti di fare snorkelling sulla barriera corallina per poi divertirsi a riconoscere sui libri le decine di pesci variopinti che una semplice maschera consente di scorgere lasciandosi scivolare sulla cristallina acqua del golfo di Aqaba, il Ghazala Hotel è la sistemazione perfetta. Lontano – ma non troppo – dal “centro” turistico della località, piuttosto caotico, artefatto e pieno di hotel e ristoranti dall’aria poco autentica, la struttura di Homda e Yahia – il cameriere dall’unica competenza di riuscire a capire un minimo di inglese, al contrario del suo collega e della maggior parte degli egiziani del Sinai – questa sistemazione offre il massimo del comfort per una vacanza davvero rilassante. Altre strutture più specializzate sono invece pronte ad accogliere chi pratica uno degli sport che attirano a Dahab le corpose flotte di turisti russi ma non solo: dal kite surf all’interno della laguna, dove il vento è meno intenso e le condizioni sono perfette per i principianti, al windsurf per chi vuole osare avventurarsi in mare aperto, fino all’attività principale della zona, vale a dire le immersioni, che consentono di avvicinare pesci farfalla e pesci angelo, pesci scatola e pesci palla, pesci leone e barracuda, e persino di nuotare fianco a fianco a delfini e squaletti.

 

Scopriamo con piacere che a condividere la nostra predilezione per il Ghazala sono soprattutto coppie o gruppi giovani egiziani arrivati qui per il weekend, anche se non mancano neppure gli stranieri. Stasera attorno al fuoco sono arrivati Andrew e Helen, inglesi come il giovane Max, che si è ferito il giorno prima sbattendo con il piede contro un corallo facendo snorkelling. Agli hotel e ai resort di proprietà delle grandi catene internazionali di Sharm El Sheik anche Max preferisce gli alberghi gestiti da egiziani e il “volto umano” di Dahab, con i suoi negozietti di spezie e pashmine.

Il giovane britannico ci racconta che, come la maggior parte dei turisti che fanno la sua scelta,  ha prima volato su Sharm con una compagnia low cost, dopo aver cercato voli last-minute in internet per poi raggiungere Dahab e la sua laguna in poco più di un’ora e mezzo di taxi. Stasera, insieme a Homda e al titolare del locale – un egiziano sempre serio dall’immancabile giacca a vento Adidas nonostante i 30 gradi praticamente costanti – chiude il cerchio attorno al fuoco il giovane Chris. Il 26enne di Seattle – in anno sabbatico dopo aver chiuso con la società di Microsoft per la quale lavorava – concentra lo sguardo sullo chef, che ha appena richiamato la sua attenzione. ”

Tell me Homda” replica a metà fra il curioso e il divertito. “Cigarette good? Or no good?” lo interroga Hamda perentorio. “Cigarette no good” replica sicuro Chris. Homda solleva il suo pacchetto di Cleopatra e lo corregge: “Cigarette sim sim”. A forza di ascoltarlo abbiamo fatto un po’ l’orecchio all’inglese basico di Hamda e alle parole arabe con cui lo infarcisce, così capiamo al volo che il suo giudizio sulle sigarette non è né del tutto buono né del tutto cattivo. “Sim sim”, appunto.

Oggi pomeriggio invece abbiamo conosciuto Maruan. Il 36enne egiziano dalla moglie tedesca di Monaco di Baviera è un amico di un mio collega di lavoro. Organizza escursioni alle localitá più gettonate del Sinai e della costa come il monastero di Santa Caterina o la riserva naturale di Ras Abu Gallum. Noi peró abbiamo voluto approfittare del know how di Salah, il socio beduino di Maruan, per farci accompagnare con il suo pick up nel vicino Wadi Gnai (280 pound egiziani, 30 euro per due persone), un canyon scavato dall’acqua dove lasciarsi sorprendere dalla quantità di fiori profumatissimi, dalle pareti strapiombanti dove qualche climber straniero abbozza qualche via sulle uniche rocce non friabili del Wadi, e dove, al termine di una estenuante camminata sulla sabbia sotto il sole rovente, Salah ci attende con un ottimo the beduino, aromatizzato con foglie della profumatissima pianta di hailagian. Salah ne ha appena fatto scorta nel deserto mentre ci aspettava e ora, dopo aver atteso il tramonto e aver visto sorgere le prime stelle, il pick up carico di erbe e radici del deserto, siamo pronti a rientrare: ci aspettano l’hummus, il pollo, il riso, le olive e le verdure di Homda.

Silvia Fabbi

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