Un secolo di Albania, il paese di fronte

Redazione - 2 dicembre 2012

Prima le mamme e i bambini: salvare il futuro dell'Africa

Redazione - 2 dicembre 2012

Dal Corriere all'Argentina, gli anni d'oro P2

Redazione - 2 dicembre 2012
empty image
empty image

Il 1974 è un anno cruciale oltre che per la P2 anche per Andreotti. A marzo torna al governo come ministro della Difesa e vi resta fino a novembre quando passa al ministero del Bilancio. La polemica sui Servizi segreti infuria e Andreotti ne è uno dei protagonisti come protettore del generale Maletti, responsabile dell’ufficio D contro il capo del SID, generale Miceli, appoggiato da Moro. E’ in questi frangenti che l’azione di Andreotti s’incontra con quella della P2, non solo per le faide interne ai servizi d’informazione, che si svolgono tutte fra piduisti (Miceli  Maletti e i loro collaboratori) quanto e soprattutto per ció che avviene ai vertici della Guardia di Finanza.

Agosto 1974, su indicazione del ministro della Difesa Andreotti e delle Finanze Tanassi è nominato al vertice delle Fiamme Gialle il generale Raffaele Giudice, che risulterà, dopo alcuni anni, a capo di una banda di contrabbandieri di petrolio che lucrarono ai danni della collettività circa 2000 miliardi. La nomina di Giudice avviene irritualmente, scavalcando altri elementi più qualificati. Quali che siano state le risultanze giudiziarie, certo è che Giudice va ad occupare il vertice del corpo più delicato dello Stato grazie ad Andreotti e con l’appoggio di un sistema di padrinaggi di cui la P2 è parte essenziale. Infatti, Gelli stesso interviene presso il segretario del ministro Tanassi, Giuseppe Palmiotti, per patrocinare la nomina di Giudice. Il generale si iscrive subito alla Loggia, seguendo le orme del suo collaboratore, il generale Donato Lo Prete, un antico membro del gruppo gelliano. Quale che sia stato il peso delle pressioni della P2 nella nomina di Giudice è certo che attraverso il suo insediamento si determina al vertice della Guardia di Finanza un sistema profondamente corrotto.  L’inquinamento del Corpo con Giudice, Lo Prete e con il colonnello Giuseppe Trisolini, segretario del comandante, tutti della P2, risulta funzionale all’uso improprio di quell’apparato, nella stessa misura in cui lo sono sempre stati i Servizi segreti anche se abitualmente definiti “deviati”.

Con la nomina di Giudice & C. si neutralizza la capacità di controllo sugli affari finanziari e si vanificano tutti gli altri compiti che la Guardia di Finanza può assolvere. Un siffatto Corpo, inaffidabile e ricattabile, diventa funzionale alla guerra per bande che, attraverso gli apparati dello Stato, i politici e i loro alleati si combattevano. Nel contempo era eliminato anche il pericolo di indagini su Gelli. Con la nomina di Giudice, tutti gli uomini validi ed efficienti di quel settore informativo sono dispersi, alcuni vanno addirittura incontro a morti misteriose.

Ottobre 1974, elementi di estremo interesse emergono dall’inchiesta condotta dal giudice Tamburino di Padova sul movimento denominato Rosa dei Venti, nel quale troviamo la presenza di uomini iscritti al “raggruppamento Gelli”. Sono identificati come appartenenti all’organizzazione gelliana il generale Ugo Ricci, il più giovane generale dell’Esercito e Francesco Donini, in realtà un informatore del SID.

Dicembre 1974, alla Gran Loggia del Grande Oriente di Napoli, durante qualcosa di simile ad un conclave massonico, si tenta di sciogliere la P2 e di abrogarne i regolamenti particolari, ma senza successo. Gelli ormai aveva acquisito troppo potere, nonostante Lino Salvini, maestro del Grande Oriente d’Italia, non vedesse di buon occhio tanto potere concentrato in quella Loggia.

Il 1974 è anche l’anno della prima relazione sul “gruppo Gelli” inviata alla magistratura dall’allora direttore dell’Ispettorato contro il terrorismo, Emilio Santillo. A quella, trasmessa al giudice Tamburino, ne seguiranno altre due rispettivamente nel dicembre ’75 e nell’ottobre ’76. La seconda fu trasmessa al giudice Zincani, che indagava su Ordine Nero, la terza ai giudici Pappalardo e Vigna, impegnati nell’inchiesta sull’omicidio del giudice Occorsio.

Nel 1974 erano diversi gli uffici investigativi che volevano vederci chiaro sul patrimonio di Gelli e sulle sponde politiche di cui poteva godere.  Così il colonnello Salvatore Florio, comandante dell’Ufficio I della Guardia di Finanza, incaricò il collega ten. Col. Luciano Rossi e altri ufficiali di dare un’occhiata, incurante degli attriti che si sarebbero creati con i suoi superiori, i generali Giudice e Lo Prete, che lo avevano invitato a iscriversi alla Loggia. Il colonnello Salvatore Florio rimase vittima di un misterioso incidente nel luglio 1978 in Veneto, con una dinamica mai accertata.

Questa la deposizione della vedova di fronte al magistrato Cudillo il 14 dicembre ’82: “Non so chi aveva dato incarico a mio marito di fare indagini sul conto di Gelli. So soltanto che spesso mio marito veniva convocato dall’onorevole Andreotti, ma non so per quale motivo. Spesso al ritorno da tali incontri diceva che l’onorevole Andreotti gli chiedeva indagini che esulavano dai suoi compiti specifici istituzionali…”.

Il 12 maggio 1975 si decretò ufficialmente la ricostituzione della loggia P2, elevando Gelli al grado di Maestro venerabile. Licio Gelli fonda l’Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell’Assistenza Massonica (OMPAM), una superloggia internazionale con sede a Montecarlo (a tutt’oggi sembra che sia ancora attiva). Al congresso mondiale dell’OMPAM, che si svolge a Rio De Janeiro, nel discorso inaugurale Gelli afferma: “Considero superfluo ricordare a tutte le potenze occidentali che oggi il vero e grande pericolo per l’umanità è rappresentato dalla penetrazione del comunismo che sta abbattendo le più sacre ed inalienabili libertà umane”.

La loggia P2 valicherà presto i confini nazionali e conterà affiliati in diversi paesi, dove non si limiterà a fare proselitismo, ma parteciperà alla vita politica, economica e finanziaria di tali paesi, secondo le modalità ben note. In Argentina, per esempio favorirà il golpe militare, per poi perorare la causa del ritorno di Peron, così come risulterà implicata nello scoppio del conflitto delle isole Falkland-Malvinas. La loggia P2 sarà attiva in Uruguay, Brasile, Venezuela, negli Stati Uniti, in diversi paesi europei e non ultima in Romania, dove Gelli avrà importanti rapporti con il regime “socialista” di Ceausescu, nonostante l’anticomunismo viscerale di tutti gli aderenti.

Non è per una semplice coincidenza temporale che il sistema di interessi e di potere della P2 si consolidi proprio negli anni dal 1976 al 1979. Andreotti, alla presidenza del Consiglio, al tempo stesso utilizza i piduisti collocati nelle diverse situazioni e favorisce la loro acquisizione di sempre nuove posizioni di potere. Non v’è in questo periodo soltanto l’escalation sindoniana, ma anche la penetrazione nella Rizzoli e nel Corriere della Sera, l’espansione di Calvi e la trasformazione in senso piduistico dei Servizi segreti.  Oltre al generale Giudice alla testa della Guardia di Finanza, un altro piduista come l’ammiraglio Giovanni Torrisi è messo a capo dello Stato Maggiore della Marina e i generali Santovito e Grassini, anch’essi P2, sono messi a capo del SISMI e del SISDE, cioè dei cosiddetti Servizi segreti “riformati”.

Un’annotazione sul delitto del giudice Occorsio. Egli avrebbe iniziato ad investigare sui possibili collegamenti tra l’Anonima sequestri, ambienti massonici ed ambienti dell’eversione. Tale almeno fu la confidenza che Occorsio fece ad un giornalista il giorno prima di essere ucciso. Il questore Cioppa, iscritto alla P2, ha dichiarato alla Commissione Anselmi di aver incontrato Gelli nell’anticamera del giudice Occorsio due giorni prima dell’omicidio del magistrato. L’esito dell’istruttoria relativa esclude collegamenti tra la Loggia P2 e il delitto. Rimane peraltro da spiegare per quale motivo il giudice Occorsio avesse convocato Gelli.

Sui cosiddetti Servizi segreti “riformati”, rilevante la risposta che il direttore del SID, ammiraglio Casardi, fornì il 4 luglio ’77, rispondendo ai giudici di Bologna, che indagavano sulla strage dell’Italicus. Essa va trascritta per esteso: “Il SID non dispone di notizie particolari sulla loggia P2 di Palazzo Giustiniani… non si dispone di notizie sul conto di Licio Gelli per quanto concerne la sua appartenenza alla Loggia P2 oltre quanto diffusamente riportato dalla stampa”. Non può non risaltare agli occhi, se non altro per questioni di stile, l’incredibile rinvio che un capo dei Servizi fa alle notizie apparse sulla stampa, alla quale egli non ha vergogna di ricondurre il proprio patrimonio di conoscenze e di quello dei Servizi.

Nel 1978, sotto la gestione del generale piduista Santovito, i Servizi redigono una relazione generalista sulla massoneria, senza assolutamente toccare l’argomento Loggia P2 e su Gelli. Il documento è approntato per consentire al ministro della Difesa di documentarsi in seguito alla presentazione di un’interrogazione dell’on. Natta alla Camera dei deputati. Il documento afferma che è “opinione diffusa” ritenere che la massoneria italiana, spinta da quella americana, si sia intromessa in note vicende politiche (si citano la scissione di Palazzo Barberini, l’estromissione del PCI dal governo De Gasperi, l’introduzione del PSI nell’area di governo, il divorzio, la scuola laica), ma bisogna riconoscere che il suo peso in tali vicende è indiretto ed è soltanto dovuto alla presenza di “fratelli” in Parlamento, negli enti locali, nella dirigenza statale, nell’industria, nella finanza e così via. Su istigazione del comunismo internazionale, si tende a disgregare la massoneria, ma per fortuna Gamberini, a partire dal 1974 (lapsus freudiano?) ha cominciato ad espellere falsi fratelli antimassonici, affaristi e intrallazzatori. Si sostiene quindi che di fronte all’alternativa del compromesso storico si è scatenata in seno al Grande Oriente un’aspra lotta tra gruppi sostenuti da forze interne ed internazionali.  I gruppi che fanno capo a Salvini in contrasto con il gruppo degli ex di Piazza del Gesù, sostengono la linea del governo Andreotti di coinvolgimento del Pci, che porterà inevitabilmente o al compromesso storico o al totale rigetto del comunismo. Si rileva che l’azione mondiale della Massoneria è ispirata dalla direttiva economico-politica, che viene dagli USA e dall’Inghilterra; si chiariscono così i termini del collegamento USA-Massoneria italiana. L’intera azione sarebbe sostenuta dalla Trilateral Commission, organismo creato da David Rockfeller nel ’73, che potrebbe a sua volta essere un’emanazione della Massoneria internazionale. Farebbero parte della Trilateral circa 180 uomini politici e militari americani e una trentina di europei occidentali e giapponesi. Quanto alla diffamatoria campagna del PCI promossa contro la massoneria, questa è anche sostenuta dalle giovani leve socialiste, interessate a screditare il gruppo dei vecchi notabili del Partito socialista, in genere ritenuti massoni. Infine, il documento conclude che “la massoneria, nell’ambito delle Forze Armate, ha un’influenza modesta e non certo tale, nonostante la propaganda in contrario, da riuscire a distorcere le leggi che regolano la progressione delle carriere e l’assegnazione degli incarichi”. Il documento costituisce invece un esempio probante di disinformazione mirata.

“Richiede molta attenzione l’ipotesi che il Gelli sia stato posto “a dormire” (e non in senso massonico), abbia assunto una nuova veste, sia stato favorito per penetrare i più delicati ambienti politici, economici, industriali, militari, della magistratura, del giornalismo e professionali”. Sempre su Gelli il Servizio afferma che “solo l’esplosione del caso poteva richiamare l’attenzione su un personaggio liberatosi da oltre un trentennio da un passato ambiguo e trasformatosi, da abile attore, in un manager d’interesse per le questioni economiche e politiche del Paese”.

Queste conclusioni sono ricondotte dal Servizio all’esame dei documenti in suo possesso e in particolare dall’esame dell’informativa COMINFORM e dai trascorsi legami di Gelli con il Partito comunista, in ragione dei quali “sembra possibile ritenere verosimile quanto sostenuto in rapporti dell’epoca, e cioè che il Gelli aveva avuto salva la vita in cambio di future prestazioni per le quali fu sottoposto successivamente a verifiche”. Il rapporto si conclude con l’affermazione sibillina: “Tutto quanto sinora detto si riporta all’assunto che i documenti citati hanno esclusivo valore informativo e non di prove”.

Ciò che ha veramente valore di prova è che il Servizio per la prima volta denuncia l’esistenza dell’informativa COMINFORM e delle notizie in essa contenute, elementi questi sinora accuratamente celati e dei quali ci si era ben guardati dal fare menzione nei rapporti precedenti, quale che fosse l’autorità richiedente.

L’informativa consente così al Servizio di non escludere che Gelli possa essere divenuto un agente dell’Est nell’immediato dopoguerra in cambio della salvezza, sia stato successivamente “congelato” secondo una classica metodologia propria dei Servizi segreti, sia stato fatto gradualmente penetrare in settori sensibili e tenuto pronto per lo sfruttamento delle occasioni più propizie.

(4.continua)

Bruno Maran

Leggi la prima, la seconda,   e la terza puntata della storia della P2

Leave a comment

*