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Dall'Italia che sprofonda un sistema antiannegamento

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Singapore sempre come crocevia, punto di passaggio ed incontro, luogo quasi logico, non avendo mai l’esperienza del freddo, per una fiera che ha come tema le piscine. Giusto una settimana fa, dal 20 al 21 Maggio, qui a Singapore si sono riuniti nella fiera “Piscine Splash!” due giganti mondiali dell’industria delle piscine: la Fiera francese “Piscine”, con base a Lione, in Francia, e l’australiana Splash! Expo di Gold Coast in Australia.

Singapore, con 25 piscine olimpioniche all’aperto disponibili per tutto l’anno dalle 8 del mattino alle 21.30, tranne il giovedì (in cui aprono invece alle 14.30 e chiudono sempre alle 21.30), è una città in cui il nuoto viene preso seriamente anche non lo si sarebbe capito dalle dimensioni della Fiera nel complesso espositivo di Marina Bay Sands, piuttosto ridotte.

In qualità di interprete consecutivo Italiano/Inglese ho incontrato il signor Riccardo Casadei, direttore commerciale di Angel Eye, per aiutarlo a presentare il suo sistema anti annegamento al mercato asiatico e dell’Oceania presenti in Fiera. Grazie a questa esperienza di lavoro sono venuto a conoscenza di varie realtà interessanti che ignoravo completamente.

Innanzitutto l’annegamento è un fenomeno a bassa incidenza ma ad elevata letalità. Se consideriamo i 5.131 morti per incidenti stradali nell’anno 2007,  [fonte: ISTAT], nel caso del nuoto, su poco più di 800 eventi/anno, nella quasi metà dei casi il soggetto coinvolto muore (387 casi nel 2007) e nel restante 55% delle volte viene ricoverato. Si parla, in questi casi, di semi-annegamenti (o quasi-annegamenti). La mortalità è passata da circa 1200-1300 morti/anno degli inizi degli anni ’70 a poco meno di 400 del biennio 2006-2007, con una diminuzione del 70%, che nei bambini arriva al 90%. In molti casi l’annegamento non accade in zone limitrofe al mare: avviene in piscina. I dati mostrano come nel 44% dei casi l’annegamento è avvenuto in territori che non presentano un accesso al mare, per lo più ubicati nel nord del Paese. [fonte: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ].

Riccardo Casadei, 48 anni, mi ha raccontato che dopo molti anni lavorando da bagnino in varie piscine, fino a divenire gestore, si sentiva molto a disagio per la mancanza di uno strumento anti annegamento efficace in grado di garantire la sicurezza di chi nuota. Un giorno si è messo a parlare di queste sue preoccupazioni col suo vicino di casa, ora suo socio, che si dedicava alla programmazione, ed insieme hanno avuto l’idea di monitorare per 4 anni consecutivi i frequentatori di una vera piscina facendo elaborare i dati raccolti da una software house di Milano. Questa ha quindi sviluppato un programma in grado di analizzare tutti i movimenti all’interno di una piscina sportiva, e di individuare subito le anomalie che possono corrispondere a un principio di annegamento. 8 milioni di Euro dopo, è nato il brevetto Angeleye, letteralmente “l’occhio dell’angelo custode”, che si basa sul monitoraggio del fondo della piscina, realizzato da quattro telecamere (con due ottiche ciascuna, per un totale di otto occhi elettronici e una più che completa copertura della superficie immersa). Le immagini vengono poi inviate direttamente al cuore del programma, un software che le decodifica e individua chiunque resti immobile sul fondo per più di dieci secondi. Tramite un collegamento wireless, l’allarme è immediatamente trasmesso e visibile sul monitor collocato nella postazione di controllo del bagnino, e anche sul palmare dato in dotazione, o sull’applicazione per iPhone o android che gli utenti volessero utilizzare. Grazie allo schema delle coperture delle singole telecamere, è possibile individuare subito la zona in cui intervenire. «La tempestività dell’intervento è fondamentale – spiega Riccardo Casadei, assistente bagnanti e direttore di AngelEye – il tempo massimo per salvare da un annegamento è di cinque minuti, e già dopo i due si rischiano danni cerebrali permanenti. Con questo sistema si ha la possibilità di tirare fuori dall’acqua una persona in meno di un minuto».

Certo il bagnino, in inglese life-guard (la guardia della vita), è irrinunciabile. Avere meno bagnini che si possono concentrare sul caso di emergenza si trasforma anche in un risparmio per una piscina. Il sistema Angel-Eye e’ dotato di un’autonomia di 5 ore in caso di blackout.

I vari visitatori della fiera avevano due tipi di reazione, una volta che io presentavo questo sistema rivoluzionario. Da un lato i progettisti/architetti australiani o della Nuova Zelanda erano entusiasti di un sistema dal costo di soli 80.000 Euro, ben poco in progetti dal costo di tre o quattro milioni, eppure qualcosa in grado di differenziare moltissimo l’offerta al cliente grazie alla presenza della sicurezza, un tema molto a cuore delle autorità sia australiane che neozelandesi che, tra l’altro, presto emaneranno normative in cui un sistema anti annegamento diverrà obbligatorio.

Dall’altro lato c’erano i progettisti/costruttori asiatici dai quali la piscina è vista come elemento di status e divertimento, non come luogo di sport. Mi sono ricordato le parole del commissario Lin Zexu all’Imperatore cinese, durante le guerre per l’oppio: “sembra che i barbari stranieri vivano in regioni scarsamente popolate, ed è forse per questo che danno molto valore alla vita umana”.

La sicurezza quindi in una piscina asiatica ha un valore diverso.

Il padiglione italiano era costituito da due stand, quello di Angeleye e quello di un’altra ditta, in cui erano presenti degli Italiani d’Australia a gestirlo. Tutti gli altri Paesi europei di una certa importanza erano invece presenti in forza. Dei visitatori emiliani al padiglione, il Dr. Bergonzini e il Dr. Barani della Barchemicals, hanno detto: bisognerebbe fare un monumento al venditore che, negli anni che furono, si prendeva in mano un pezzo di pastrella quando non esistevano internet o i collegamenti telefonici a basso costo, e andava in giro per il mondo a prendere gli ordini. Non è forse un caso che dall’Italia, Paese che sprofonda, sia nato un rivoluzionario sistema di anti annegamento. I Francesi e gli altri europei invece fanno sistema. Si informano accuratamente sul mercato ed aiutano gli operatori presenti in un modo un po’ diverso da quello degli Italiani che sembra talvolta la crociata di Brancaleone.

Un Monumento ai venditori che hanno fatto la fortuna di alcune provincie italiane potrebbe però trarre in inganno, al giorno d’oggi. Che senso ha spendere 5000 Euro tutto incluso (aereo, fiera e hotel) per andare in una parte del mondo dove i modi di fare affari sono diversi da quelli dei Paesi alpini, senza aver nemmeno visto la città che ospita la fiera e senza avere alcuna informazione sul mercato nel quale vengono proposti i propri prodotti/servizi?

Gli Italiani, si sa, sanno tutto e lo sanno meglio di chi sa le cose davvero. Immaginano che “tanto va bene lo stesso”. Un altro esempio interessante è la pagina internet della rinomata ditta Fabbri.

fabbriCome indirizzo di Singapore mettono Orchand Road, Orchand Plaza [vedi immagine]. Probabilmente per chi non vive a Singapore e non la conosce, può sembrare anche un fatto di prestigio di avere una sede a Singapore. Per chi conosce la città repubblica, sarebbe come se una ditta singaporiana che si vantasse di avere una sede a Milano mettesse come indirizzo “via della Sfiga” invece di “via della Spiga”. Infatti si tratta di “Orchard” e  non “Orchand”. Se poi invece di avere un numero di telefono italiano ne avessero uno di New York, sarebbe ancor più ridicolo. Del resto, per molti in Italia, Singapore è in Cina. Quindi che male può fare mettere come numero di contatto un numero cinese, anziché uno di Singapore, a ben sette ore di volo da Singapore un po’ come Venezia dista sette ore da New York?

Con queste premesse, l’uscita del Paese dalla crisi non sembra facile.

 di Giovanni LOMBARDO – Singapore – 27 Maggio 2013

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