"La gabbia", storia di un candidato premier

Redazione Padova - 21 gennaio 2013

Il nuovo cinema africano a Trento

Redazione Padova - 21 gennaio 2013

Deutsche vita a Berlino (guida per italiani in fuga)

Redazione Padova - 21 gennaio 2013
empty image
empty image

Pronti per la “deutsche vita”? Nonostante la sua stella brilli un po’ meno di quanto non facesse un po’ di tempo fa, Berlino è ancora una città capace di attrarre, affascinare e conquistare tanti giovani italiani. Per la sua atmosfera viva e feconda, per la smisurata offerta culturale, per l’ordine e l’armonia, per il libero spazio concesso alla sperimentazione. Ma soprattutto, perché trovare (o costruirsi) un lavoro può essere più facile e più soddisfacente che in Italia.

Per aiutare chi ha scelto di compiere il grande passo e di trasferirsi nella città del Muro, Simone Buttazzi e Gabriella di Cagno hanno scritto “Tutti a Berlino. Guida pratica per italiani in fuga” (Quodlibet, 12 euro). Non una guida turistica, ma un «manuale di sopravvivenza – la descrivono gli autori – per tutti gli italiani che un bel giorno maturano l’idea di affacciarsi per qualche tempo o addirittura di trasferirsi nella capitale della Germania».

E il viaggio del neu berliner passa per una serie di moduli, bollettini e formulari, una forte dose di (auto)disciplina, la scoperta di tasse che nemmeno il Belpaese è riuscito a inventarsi, come quella sul cane o quella sulla Chiesa. E ancora, passo dopo passo la guida svela i segreti per semplificare tutte le procedure: dal trovar casa all’apertura delle utenze, dalla mobilità al lavoro allo shopping. E non manca un capitolo dedicato a chi ha scelto di compiere il passo definitivo, richiedendo la cittadinanza tedesca.

Domenico Lanzilotta

 

Su Berlino: Berlino, quella strana paura di partire; Lavorare in Germania, miti da sfatare

Ostalgie, quanto ci manca la DDR,

Simone Buttazzi, Gabriella Di Cagno, Tutti a Berlino. Guida pratica per italiani in fuga, Quodlibet, 2012, 12 euro

La scheda sul sito dell’editore

1 comment

  1. una precisazione: la tassa sulla chiesa è un fatto di civiltà(io ho vissuto in Germania): qui ti dicono? hai una religione? Si? La tassa è questa. In Italia prima ti levano i soldi, poi ti chiedono a chi vuoi darli, e poi li danno alla chiesa cattolica salvo che tu non indichi una confessione specifica, tipo i Valdesi. Io in Germania la tassa della chiesa non l’ho mai pagata, perchè sono ateo. In Italia ho sempre finanziato i Valdesi non per scelta, ma perchè se uno indica lo stato, questo attribuisce il gettito sulla base delle percentuali di adesione(ossia da oltre l’80% alla chiesa cattolica…)

Leave a comment

*