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Divise serbe, ragazze gypsy, delirio di trombe

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Non conoscete la cittadina di Guča in Serbia? Ok, siete scusati perché a Guča non succede mai niente… tranne una cosa importantissima e famosissima: il Dragacevo Trumpet Festival, un concorso/festival di bande di ottoni (la musica balcanica per eccellenza) la cui fama va ben oltre i confini serbi. E’ infatti uno degli happening musicali più attesi e affollati d’Europa.

Questa è la piazza dedicata al trombettiere. Il trombettiere non si vede perché decine di persone si sono arrampicate su di lui, è là dove vedete la bandiera e il cartello stradale. Quest’ultimo non ho idea che cosa voglia significare per il nazionalista serbo ma tant’é, tutto fa brodo, forse vuol dire esattamente questo: “stop”.

Guča è un piccolo villaggio montano abitato di 2.000 anime, ma nella seconda settimana di agosto la sua popolazione sale a 300.000 persone e più. Arrivano da tutta la Serbia ma anche da molti paesi europei (ed extraeuropei). La kermesse musicale dura una settimana, durante la quale bande di suonatori si sfidano ogni sera sul palco ufficiale a colpi di canzoni dal ritmo sfrenato, mentre migliaia di persone ascoltano, ballano, mangiano, si ubriacano, cadono, si rialzano e di nuovo ballano, bevono, cantano. Sette giorni di festa, di musica, di cibo e alcol. In principio fu solo un evento musicale locale, ma dopo gli ultimi eventi bellici balcanici per i serbi il trumpet festival ha acquistato uno spavaldo e provocatorio significato nazionalista.

Giovani e vecchi si radunano al centro della piazza dove è installata la statua del trombettiere, e lì con spontanea e primitiva virilità cantano gli inni serbi, mostrano i simboli della grande Serbia, bevono fiumi di birra. Tutti sono vestiti in stile militaresco, alcuni hanno la tenuta completa dell’esercito serbo, altri solo qualche capo di abbigliamento, come il cappello militare. Tutti compongono con le mani il simbolo del nazionalismo serbo: pollice, indice e medio alzati a formare, a seconda delle interpretazioni che si vuole dare al gesto, il numero tre, Dio-Patria-Famiglia, oppure i tre stati che componevano la grande Serbia (Montenegro, Bosnia e, appunto, Serbia). In qualche maniera è uno spettacolo nello spettacolo.

Per le strade della cittadina si odono bande di gypsy, nomadi suonatori ambulanti, che a pieni polmoni attentano ai timpani dei presenti. Ovunque si formano gruppi di persone che ballano e cantano. Belle ragazze gypsy, vestite con corti gonnellini su cui sono incastonate decine di sonagli, ballano in maniera provocante in cerca di clienti. Tutte le strade sono occupate in ogni loro spazio da stand gastronomici, venditori di birra e da bancarelle con gadget di ogni tipo: si va’ dalle semplici magliette con la scritta “Guča trumpet festival”, fino ai ritratti degli “eroi” (cioè, quelli che alcuni serbi considerano tali) Mladic e Karadzic.

E’ curioso vedere come le stesse persone possono godere di fama e gloria in un posto, ed essere invece considerati in molti altri dei crudeli criminali di guerra, inseguiti dalla polizia di mezzo mondo. Ma anche questo fa parte del viaggio no? (Il viaggio inteso come scoperta, conoscenza).

E adesso un po’ di foto

Qui, uno dei tanti esempi di abbigliamento: basco militare, maglietta mimetica, il tutto condito da un bel saluto militare. Nel mio girovagare tra di loro ho notato come, trovandosi davanti ad un fotografo, il loro essere “serbi nazionalisti” – e i relativi simboli ed atteggiamenti – vengano volutamente manifestati ed accentuati. Si ha quasi l’impressione che ci sia il fine di comunicare al mondo il loro spirito non vinto, le loro idee sulla grande Serbia e la loro visione della storia. Io, da parte mia, fotografo, registro e documento.

 

 

Ed eccoli, i trombettisti. Una delle innumerevoli bande che scorrazzano per la cittadina. Con le loro trombe animano le vie del centro, fanno ballare anche i più riluttanti. Ma lo sapete  che tutte queste bande sono composti da nomadi, gypsy? Vi chiederete, com’è ‘sta cosa? Anche a me è  sembrato un fatto incongruo. In quella marmellata di persone dal gusto nazionalista, centinaia di suonatori e danzatrici gypsy dovrebbero risultare poco graditi. Invece no! Anzi, loro fanno parte dello spettacolo, sono lo spettacolo. Forse i serbi non sono così come sembrano, forse la guerra ha provocato anche a loro ferite ancora sanguinanti? Forse non è solo un problema di ideologie? Il loro rifugiarsi nei simboli nazionalisti fa parte di una istintiva, collettiva, difesa verso l’opinione generale che li descrive come dei criminali guerrafondai? O forse anche loro hanno solo dei cattivi e corrotti politici?

Ma vediamone un’altra… Per rimanere in tema, queste due ragazze gypsy stanno danzando provocatoriamente davanti agli avventori di un bar. Sono alla ricerca di clienti… Anche loro fanno parte dello show.

 

 

 

 

 

Qui siamo allo stadio in occasione di uno dei concerti serali. Come vedete, in mezzo ai ragazzi festanti spicca un uomo in divisa militare, piuttosto serio e severo nella sua espressione. Per lui probabilmente questo evento ha altri significati e forse gli fa tornare alla mente situazioni più tristi e drammatiche.

Un’ultima cosa: Guča è un posto che trasmette emozioni contrastanti, pieno di persone diverse, un posto sicuramente da vivere senza pregiudizi.

Bye bye

Nicola Fossella

3 comments

  1. Caro Fossella, sono convinto della gioia, della felicità e soprattutto della semplicità che descrivi sul festival di Guca.
    Sono anche sicuro che gran parte delle persone siano in buona fede e che il viaggio è un’esperienza da fare liberati dai pregiudizi. Tuttavia, l’osservazione del geografo che descrive i luoghi in cui viaggia, va confortata con la conoscenza della storia. Io ho sempre difeso i serbi come gruppo etnico perché non sono né meglio né peggio di qualsiasi altro popolo. Ma quello che descrivi (se ho ben capito) è la celebrazione di un nazionalismo che ha portato a eccidi e a un odio razziale intollerabili. Sono convinto che anche alle feste dei nazisti e dei fascisti ci si potesse divertire un sacco e che si sarebbero incontrate tante persone simpatiche e in buona fede.

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