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WTFF4: “Drømmeland”, solo (con smartphone) tra i monti di Norvegia

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Il protagonista di “Drømmeland”, lungometraggio documentario del regista olandese Joost van der Wiel, è un uomo che fugge dalla civiltà del lavoro, bruciando teatralmente la sua carta d’identità in diretta YouTube, e si rifugia a vivere in una baita dispersa tra i monti della Norvegia con la sola compagnia del suo cavallo. O quasi. Nils, il sessantenne protagonista del film, non riesce infatti a rinunciare alla tecnologia del suo smartphone, grazie al quale si tiene in contatto con la sua compagna e con la famiglia, ma non soltanto, perché la sua pagina Facebook regolarmente aggiornata diventa presto molto seguita, e i nuovi fan non tardano ad andare a trovarlo rompendo il suo idillio solitario. Con i suoi paesaggi da sogno e una fotografia brillante, “Drømmeland” è un saggio sull’impossibilità di sconnettersi dal mondo, dalla sua tecnologia pervasiva e dalla narcisistica ansia di autorappresentazione che ci contagia un po’ tutti.

Il film, in concorso a Working Title Film Festival 4, festival del cinema del lavoro che si è svolto a Vicenza dal primo al 5 ottobre 2019, si è aggiudicato una menzione speciale dalla giuria formata da Ilaria Fraioli e Claudio Casazza.

Come miglior lungometraggio è stato premiato il documentario “L’ora d’acqua” della regista milanese Claudia Cipriani che, scrivono i giurati nelle motivazioni, “racconta un mestiere inusuale e mai veramente visto al cinema, quello del palombaro, e ci riesce fondendo realtà e immaginazione. Realizza così un film quasi di avventura, di quella interiore e fantasiosa, dove la leggerezza dell’infanzia ci fa vivere un mondo in cui l’acqua è un elemento vitale per la vita e l’immaginazione, e nella visione della regista è anche utero materno sempre vivo”.

Premio per il miglior cortometraggio a “Am Cu Ce – Pride” della tedesca Hannah Weissenborn i cui protagonisti sono camionisti romeni costretti a lavorare oltre il consentito, sacrificando le ore di sonno, per stare al passo con i ritmi sfiancanti della logistica. “Il film – scrive la giuria – riesce a rappresentare una questione di grande attualità come la contraddizione tra ragionevolezza, esigenze di mercato e bisogni umani”.

Al cortometraggio “Hoa” del regista veneto Marco Zuin, è andata la seconda menzione: il film racconta la vita di una guaritrice tradizionale vietnamita che vive ai margini di una foresta minacciata dalla costruzione di un ponte e di una nuova strada.

Nella sezione Extraworks – dedicata al cinema sperimentale, ibrido, e alla videoarte – la giuria formata da Ilaria Pezone e Riccardo Palladino ha assegnato il primo premio a “Being and becoming” di Maite Abella, spagnola residente nei Paesi Bassi, che riflette, si legge nelle motivazioni, “sull’immagine che ci si crea di se stessi, come aspettativa personale e sociale, mettendo in discussione l’autenticità dei propri sogni e desideri”. Menzione speciale a “Mitten” dei belgi Olivia Rochette e Gerard-Jan Claes, che “filma il lavoro artistico/culturale, spesso impalpabile, senza artifizi”.

Venti i film in concorso: dai documentari, film di finzione e ibridi, proiettati al Cinema Odeon, fino ai lavori più visionari e non-narrativi ospitati nell’ultima giornata nella sezione Extraworks allo spazio Zerogloss. Prima mondiale per “Cold Blow Lane”, un “neo-noir” ambientato a Londra con l’attrice Susan Lynch, già vista in “Ready Player One” di Steven Spielberg.

Il festival si è aperto il primo ottobre alla Bottega Faustino con la presentazione del libro “La dissolvenza del lavoro” da parte dell’autore, il giornalista e critico e Emanuele Di Nicola, che racconta 50 le pellicole sul tema degli ultimi 20 anni, dai disoccupati ballerini di “Full Monty” fino all’anziano lavoratore schiacciato nei labirinti del welfare contemporaneo protagonista di “I, Daniel Blake” di Ken Loach.

Le proiezioni del concorso principale si sono tenute al Cinema Odeon, mentre quelle della sezione Extraworks sono state ospitate, sabato, da Zerogloss Design Store, dove si è svolto anche il primo meeting “Work in progress” tra i produttori Serena Gramizzi (Bofilm) e Paolo De Angelis (Metropolis Produzioni) e i registi Alessia Di Giovanni, Andrea Canova e Jeissy Trompiz che hanno presentato in anteprima progetti di film sul tema del lavoro ancora in fase di sviluppo.

Il festival è promosso dall’associazione LIES – Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale, gode del patrocinio della Regione Veneto, del patrocinio e del contributo del Comune di Vicenza, e del sostegno della Fondazione Cariverona. Sponsor del festival sono Cooperativa sociale Insieme, Cgil Cisl e Uil di Vicenza, The Drunken Duck – Spaccisti Birrai. I partner tecnici sono Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Vicenza – FUSP, Hotel De La Ville Vicenza, The Drunken Duck, FabLab Dueville, che ha realizzato i premi, Serimab, Loison, Libreria Traverso e Unicomondo. Essenziale come sempre per la realizzazione del festival – che vede anche la collaborazione di Arci Servizio Civile Vicenza – è la partecipazione del pubblico, che lo ha sostenuto partecipando a una campagna di crowdfunding.