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Redazione Padova - 14 febbraio 2012

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Redazione Padova - 14 febbraio 2012

"Chi nasce in Italia è italiano". Il primo intervento in aula di Egi Cenolli, consigliere extracomunitario di Padova

Redazione Padova - 14 febbraio 2012
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Chi nasce in Italia è italiano. In fondo non è difficile come concetto. Certo, senza fare i furbi. Cercherò di sfuggire ad una facile retorica (non faccio il politico) ma l’intervento di Egi Cenolli sulla questione della cittadinanza, lo ius soli, mi ha veramente colpito. Egi è la consigliera comunale extracomunitaria di Padova, eletta dopo una votazione a suo modo “storica” (retorica 1, concedetemelo) lo scorso novembre, con quasi 4 mila cittadini extracomunitari al voto. Per alcuni, era la prima volta. La giovane albanese di Tirana (Tirana centro specifica lei), che sta prendendo una laurea qua ed una là, è stato un esempio di concretezza, equilibrio ed efficacia (retorica 2).

Si votava una mozione che con la vita del consiglio comunale di Padova non centra niente: si chiedeva la cittadinanza italiana per chi nasce nel nostro paese. Egi ha colto nel segno. Proviamo ad usare le sue parole. “Sono ben conscia che questo è un tema che dovrà affrontare il parlamento, e so altrettanto bene che il valore di una mozione, votata in un consiglio comunale, è puramente simbolico. Ritengo però giusto che se ne parli, che ci si confronti, che si approvi questa mozione – ha detto Egi – Il valore sarà anche solo simbolico ma penso che uno dei modi per arrivare al diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia sia quello di fare una costante, continua e sana pressione su chi deve fare questa scelta. Il contributo di ognuno di voi, ovvero il voto favorevole su questa mozione, può sembrare una piccola goccia in mezzo al mare. Ma può essere sempre quella goccia che scaverà la roccia”.

Poi, in poche parole, il pensiero che non si può non condividere. “Dare la cittadinanza ai ragazzi nati in Italia è doveroso, sacrosanto. Non darla, in fondo, è discriminarli, metterli in una posizione svantaggiata rispetto ai ragazzi con i quali condividono la loro esistenza. Ragazzi che si sentono uguali fra loro, senza nessuna differenza, se non quella prevista dalla legge italiana che privilegia lo ius sanguinis”. Qualcun’altro di importante lo aveva detto, e infatti Egi se ne è ricordata. “Più di tutto possono valere, ed è sempre l’occasione giusta per ripeterle, le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri – ha detto -Negarla è un’autentica follia, un’assurdità. I bambini hanno questa aspirazione». Chi è nato in Italia deve essere italiano”.

Seguono esempi di altri paesi europei e una buona dose di buon senso: si richiede un ius soli temperato, non secco.  Ovvero: evitare distorsioni. “Qualcuno dice che i loro genitori devono essere persone con residenza stabile in Italia, magari un lavoro, pagare le tasse. Sono d’accordo: nessuno vuole un flusso incontrollato di persone che vengono a partorire in Italia solo per dare al loro figlio la cittadinanza”. Egi poi conclude. “Ma qui stiamo parlando d’altro: stiamo parlando di centinaia di migliaia di ragazzi che già sono italiani. Vivono questo paese, i suoi usi, i suoi costumi, le sue tradizioni, dal momento della loro nascita. Sono italiani per tutti, tranne che per la legge. E’ ora di cambiarla e di riconoscere uno stato di fatto già palese. E’ ora di dare loro pieni diritti”.

Volevo dirlo con parole mie, ho usato le sue. Suonavano meglio. Combattiamola questa battaglia per la cittadinanza.

E.A.

P.s. Unica nota stonata, parere personale ovviamente, la presenza di tanti bambini figli di stranieri in aula. Ragazzi anche di 4, 5 anni. Con in mano cartelli con scritte di cui loro non sanno il significato. Fotografati in tutte le pose e postati su facebook (non si potrebbe, fra l’altro). I bambini non vanno mai strumentalizzati. Neanche per una buona causa. Anzi, soprattutto se la causa è buona.

24 comments

  1. Enrico,
    dobbiamo ringraziarti per l’articolo anche se la nota finale credo abbia rovinato l’effetto. La foto delle due bambine è stata scattata a loro richiesta e volontà espressa dei genitori di pubblicarla. Loro vedono così il modo di chiedere dei diritti per i loro figli. Per sicurezza ci siamo fatti firmare una carta a proposito. Non sono da criticare perché vogliono vivere tutti insieme questo momento, anche perché non hanno nonni o baby sitter a cui lasciare i bimbi. Sicuramente, se ce l’avessero detto prima che avrebbero portato i figli, avremmo detto loro di prestare attenzione.
    Da notare che alle 21:00, massimo 21:30 tutti i bimbi se ne sono andati a nanna. Non la vedrei proprio così male questa loro posizione e questa unica foto che poi ha fatto il giro di vari profili di FB.

    1. Molto bene il permesso dei genitori. Rimango della mia idea: i genitori hanno fatto benissimo a venire, anche con i loro bambini, ma i cartelli potevano benissimo tenerli in mano loro. Rimango della mia idea, in generale: non facciamo fare battaglie politiche ai bambini. Facciamole PER i bambini semmai.
      Detto questo: sono contento di avere finalmente un commento sui i miei pochi articoli scritti per questo sito. E’ una critica, ma va bene lo stesso. Anordestdiche ha seguito tutta la vicenda dell’elezione della consulta extracomunitaria, ora si dedica al diritto di cittadinanza. Dopo fiumi di parole per vedere un interessamento (nel senso di un commento) ci sono volute tre righe di critica che “rovinano l’effetto” delle quaranta prima. Per carità, è un’opinione. Però mi lascia molto perplesso e fa venire un po’ meno la voglia di scrivere, che tornerà fra cinque minuti in ogni caso.
      E.A.

      1. Ottimo Enrico il tuo articolo, concordo con te nel considerare il discorso di Egi saggio ed equilibrato. Anche la nota finale secondo me, ci sta, almeno ci si confronta!Io personalmente non sono scandalizzata nè meravigliata della presenza dei bambini, i corpi ci parlano sempre meglio delle parole, ma concordo con te che i cartelli potevano essere retti dai genitori. Questo però ci parla anche di una certa ingenuità “politica”? e, nel gioco delle manipolazioni reciproche, anche se ciò fosse accaduto, ci sarebbe forse stato qualcos’altro su cui commentare.
        Anch’io ho condiviso la foto e adesso se possibile anche il tuo intervento; penso che quando si lavora nel campo dell’estensione dei diritti ci si muova sempre su terreni instabili e che tutto quello che si fa per sollecitare il dibattito e la riflessione vada bene.
        p.s.
        non conoscevo questo sito, cercherò di seguirlo.

  2. Caro Enrico,
    Anche se in teoria sarei d’accordo con te, in pratica devo dire che la presenza dei bambini in aula é stata una buona ideea. I signiori consiglieri della Lega (e non solo) devono guardare in faccia questi bimbi ai quali negano il diritto alla cittadinanza, sperando che si sentano almeno un po’ imbarazzati, se non colpevoli. E arrivata l’ ora di cambiare certe leggi superate dalla realtà e accettare le sfide del nostro tempo. È troppo comodo far finta che l’immigrazione vuol dire solo delinquenza e clandestinità, senza voler guardare negli occhi coloro che subiscono le aberanti decisioni politiche.
    Non possiamo permetterci di essere politicamente corretti davanti ad una clqsse politica che

    1. Condivido tutto. Tranne che sul discorso dei cartelli (rimane un particolare nel pezzo, fra l’altro) ma, ovviamente, non per la poca bontà della causa ma per un discorso generale, di metodo. Forse bastava la presenza: li hanno visti, eccome. Ma temo che non abbiano provato imbarazzo. Spero di sbagliarmi.
      Buone cose.

  3. Importante che ciò avvenga in una città come Padova, conservatrice come tutto il Nord Est. Sono d´accordo in linea di massima con l´autore per quanto riguarda il discorso dei bambini – anche se in buona fede, si tratta sempre di una strumentalizzazione che un po´ lascia un retrogusto amaro.

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