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Si conferma un festival dalle visioni internazionali, interculturali e intertemporali il Transart, la cui edizione 2015 ha portato a Bolzano nientemeno che un gruppo cul come gli Einsturzende Neubauten. Con uno spettacolo sicuramente “estremo” ma che ai nostalgici avrà ricordato le sonorità degli albori della band germanica, all’ex Altmann in zona industriale l’appuntamento organizzato dallo staff di Transart (organizzazione in collaborazione con il Teatro Stabile) ha portato in scena Lament, l’ultimo progetto del gruppo.

La performance porta in scena le sonorità del primo conflitto mondiale grazie a sitar improvvisati, ferrivecchi, seghe circolari, lamine e travi di metallo. Che non si tratti di un classico monumento alla guerra né un concerto nel più classico senso del termine si nota fin dall’incipit, “Kriegsmaschinerie”, dove Blixa Bargeld esibisce una serie di cartelli sul senso della guerra e sulle sue suggestioni. “Hymnen” porta in scena invece tre inni nazionali (tedesco, inglese e canadese) ed apre le danze al divertissement di “The Willy-Nicky Telegrams”, duetto al vocoder in cui Alexander Hacke e Blixa Bargeld si calano, rispettivamente, nei panni del Kaiser Wilhelm e dello Zar di Russia Nicholas II, nella ricostruzione di uno scambio telegrafico sulla base di documenti originali. Per “Der 1. Weltkrieg (Percussion Version)”, Bargeld spiega come ciascun beat del brano rappresenti un giorno della Grande Guerra, riprodotto in 4 tempi a 120bpm, a cui si accompagna l’elenco delle nazioni che vi hanno preso parte: l’ingresso e l’uscita di ciascuna nazione nel conflitto viene segnato da un diverso strumento musicale. In “On Patrol In No Man’s Land” la simulazione vocale dei suoni di un combattimento sul fronte (recuperati attraverso un lavoro certosino negli archivi sonori della Humboldt University di Berlino e della Radiodiffusione di Francoforte) si incastona perfettamente su un brano degli “Harlem Hellfighters”, marching-band afroamericana dell’esercito a stelle e strisce, inviata all’estero a combattere per il suo paese.

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Il cuore di Lament, già definito da alcuni il capolavoro neubautiano, si articola in tre sezioni: “Lament”, “Abwärtsspirale” e il mottetto “Pater Pecavi”. “How Did I Die”, brano scritto dal giornalista e poeta tedesco Kurt Tucholsky dopo la sua esperienza in prima linea, torna a parlare anche la lingua dell’avanguardia teatrale. In “Sag Mir Wo Die Blumen Sind” ritroviamo la voce di Bargeld nella versione a noi più consueta. “Lament” si conclude con “Der Beginn Des Weltkrieges 1914” e con “All Of No Man’s Land Is Ours”, che celebra il ritorno in patria degli Harlem Hellfighters, “salutati dalle parate come veri e propri eroi”.

Silvia Fabbi

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