Infermieri a tempo indeterminato. In Germania

barbara fragogna - 23 luglio 2012

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Elisa e Gennifer: è crisi?

barbara fragogna - 23 luglio 2012
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L’amore di Gennifer per Elisa Alessandro è diventatp l’appuntamento fisso, a puntate, dell’estate di Anordestdiche.  Ogni lunedì Gennifer Neri Pozzi (GNP) e Barbara Fragogna (BF) dialogheranno sull’argomento. Si consiglia la lettura delle puntate precedenti sul blog L’Amore ai tempi di Facebook

BF: E ora. Gennifer, una domanda di rito: Essere o Avere?

GNP: Avere. Avere pazienza, coraggio, desiderio, forza, speranza e carità. Avere voglia, energia, stimolo, interesse. Non si può Essere senza Avere due palle così! (mima il gesto di “due palle così”)

BF: Gennifer, è passato ormai un po’ di tempo dal giorno in cui hai scritto la tua lettera d’amore ad Elisa Alessandro. Cosa ti ha portato il successo?

GNP: Il successo mi ha portato che adesso quando parlo con le donne, queste si coprono automaticamente e sentono in qualche modo il bisogno di parlarmi del loro fidanzato o del loro ex: “… eh si sai, il mi-O fidanzat-O…” “… quando col mi-O Ex andavamo…” ecc… il successo è un po’ una fregatura… pazienza.

BF: Ti capisco… E la tua storia con Elisa Alessandro come procede?

GNP: Màh, sai com’è, dopo l’entusiasmo iniziale, la prima ondata di innamoramento, il primo periodo in cui passi tutti i giorni a cliccare sul suo profilo per vedere cosa sta facendo, con chi si incontra, dove va, adesso passerò dalle sue parti si e no tre volte al giorno. Ci sono degli altri profili che hanno attirato la mia attenzione, persone che tra i loro preferiti hanno dei preferiti simili ai miei se non gli stessi! Gente che aggiunge alla propria libreria gli stessi libri che anch’io, di recente, ho aggiunto alla mia. Queste cose ti fanno pensare. Anche il sesso, del resto… mmm… prima lo facevo tutti i giorni (anche più volte) pensando a lei, ora capiterà si e no una volta alla settimana… comunque no, va tutto bene, le cose si sistemeranno… se mi mandasse almeno un messaggio privato credo che le cose potrebbero risolversi. Si.

BF: Accidenti Gennifer, mi dispiace, non credevo… ma, ti vedi con qualcun’altra?

GNP: Non con una in particolare… Il fatto è che ci sono alcune lettrici che hanno cominciato a darmi un po’ di filo, riempiono il vuoto che Elisa non sa colmare, loro mi danno delle cose diverse, mi danno quello che mi manca di Elisa: l’attenzione. Mi scrivono commenti poetici, simpatici, dolci, mi cliccano input di piacere su questa e quella foto, mi dedicano canzoni, versi, mi postano faccette sorridenti, ammiccanti, solidali.

BF: Se mi posso permettere, parli delle persone che commentano la nostra intervista quali Pancrazia, Belinda & Co.?

GNP: Ci terrei a tenere i loro nomi in uno stato di privacy condivisibile solo tra gli amici più stretti, non mi farebbe piacere se gli amici con restrinzioni facessero loro dei brutti scherzi.

BF: Son basita. Ma cosa dirà Elisa Alessandro di tutto ciò?

GNP: LEI non se ne accorgerà nemmeno.

BF: Ma ho visto che ieri ti ha cliccato un mi piace su di una cosa che le hai scritto!

GNP: NON MI BASTA PIÙ UN MISERO MI PIACE, VOGLIO UN MESSAGGIO PRIVATO! Almeno.

BF: Eravamo tutti così presi dal tuo entusiasmo, speravamo di aver scovato in Te l’ultimo dei romantici, ci eravamo aggrappati a Te come ad una verità indiscussa, volevamo specchiarci su di Te per giustificare le nostre mancanze, leggevamo le Tue storie perché non eravamo in grado di scrivere le nostre, guardavamo i Tuoi filmati perché la nostra videocamera era a circuito chiuso, amavamo anche noi Elisa Alessandro e adesso? Chi ameremo? Che grossa delusione.

GNP: Ve ne farete una ragione.

BF: Si ma se non rendi pubblici i nomi delle “altre” dove andremo, noi, a curiosare? Di chi spieremo la vita? Quale persona totalmente estranea ringalluzzirà le nostre giornate di passioni passeggere?

GNP: Voi avete bisogno di un Dio.

BF: Si.

GNP: (aulica) Voi avete creato il vostro Dio per farvi soggiogare dallo stesso. In verità vi dico: voi eravate Dio poiché siete stati in grado di inventarlo. Della vostra illusione vi siete fatti succubi. Della vostra immagine vi siete fatti coppieri e ancelle. Eravate liberi, vi siete resi schiavi.

BF: …

GNP: (sempre più aulica)

Verrà il tuono ad ottundere il vostro audio, non sentirete nulla e sarete costretti a guardare e digitare lo schermo.

Verrà la saetta ad incenerire le vostre speranze e vi aggrapperete a delle relazioni telematiche a lunga distanza, forse vi scambierete delle foto in bassa risoluzione, forse prenderete una pausa in qualche altro social network, vi twitterete.

Verranno i cavalleggeri dell’apocalisse e si chiameranno: Copia, Incolla, Condividi e Clicca; vi costingeranno a piegare le ginocchia in eterna posizione assisa.

Verrà lo Tsunami a lavare via i vostri peccati inventati, le vostre sconcerie fritte, le vostre fantasie erotiche di cartone; vi risciacquerà l’anima che credete di poter comprare in saldo e fuori stagione e quest’anima vi si restringerà addosso come un golfino infeltrito e vi soffocherà.

“Verrà un giorno!” (citando fra Cristoforo)

Verrà il giorno e io sarò lì, con Elisa Alessandro, su di un bagnasciuga caraibico a farmi beffa di voi e di questo stramaledetto clima continentale, di questi stramaledetti 15° gradi a fine luglio!

Verrà il giorno in cui questo menarca avrà fine, la quantità di ovuli collimerà l’agognata cifra dello zero e l’ovulazione si estinguerà da questo corpo! Era passato il 14° giorno e lei, finalmente, si riposò.

3 comments

  1. Non se ne abbia a male, cara Gennifer, ma non posso fare a meno di notare un certo qual livore traboccare dai suoi ragionamenti, e un tono di disillusa amarezza, ancorché non rassegnata. Tutto ciò, oltre all’audacia di certi enunciati arditi scagliati nella seconda parte della sua intervista con la sprezzante fierezza delle vette che trapassano le incolpevoli nubi là dove l’aria è più pura, tutto ciò, oso dire, avrà (ahimè) il solo effetto di cagionare il risentimento di colei che tanto le sta cuore.
    Pur essendomi lasciata ormai alle spalle il tempo in cui anch’io ero asservita al giogo della luna, ne serbo ben saldo in me il ricordo e temo che buona parte della sua orazione sia dovuta non solo alla delusione per non aver ricevuto ancora un messaggio privato dalla sua amata, ma soprattutto all’influsso di colei dalle cui fasi tanto dipende la nostra buona o cattiva disposizione d’animo.
    Ascolti le mie parole, Gennifer, ascolti se le annuncio che non dovrà attendere molto prima di ricevere il messaggio privato che tanto la fa fremere. Ma una volta giunto, il sospirato messaggio, crede davvero che il suo animo agitato potrà godere finalmente di duratura quiete? No, sorella mia, giammai! Senza fine son le pene di colei che anela al fuoco della passione e si illude di trarne giovamento una volta tratta in quelle fiamme atroci.
    Creda, glielo dice chi ha il solo merito d’aver vissuto a lungo e a lungo sognato quell’amore che rende molte di noi prigioniere d’un aguzzino assente.
    Sua,
    Pancrazia

  2. Pancrazia,
    di fronte al suo alto merito, alle sue illuminate parole, al suo impenetrabile e sì, forse un po’ gelido, altolocato linguaggio, io mi ritrovo sfranta.
    La Luna è la sorella delle nostre notti, si sà.
    Pure lei, nonostante gli anni, si ricorderà delle scorribande ribalde dovute a sfiammi improvvisi che l’ovular induce.
    Nel’autobiografico plebeo avviso mi scaglio contro me stessa per aver improperato improperi a vanvera, che l’amata già rispose, pochi minuti prima della pubblicazione, in inaspetata novella, lasciandomi languire e imprecare contro la mia stessa calura ardita per aver, senza effettivo senso, intorbidito insana, cristalline acque.
    Già mi cordoglio inane ineccependo blasfemie contro la mia misera persona. La fanciulla pare algida ma in singolar confronto non teme eccezione.
    Mi si taggò improvvisa,
    mi sorprese sharando,
    mi apparì d’improvviso un commento
    senza averlo invocato affatto!
    Come rammendar ora il danno auto-inflitto?
    Come uscir il dedalo estremo?
    Come cancellar oramai l’accusa lanciata per vanto?
    Pancrazia, solo lei, che per istinto sento sorella,
    mi dia non solo il pungolo, mi sollevi nel languore!

    Sua e sempre più sua,
    Gennifer

  3. Che letizia saperla già raggiunta dal messaggio e quell’altre arcane cose (taggamenti? sharate?) che risultano a me oscure ma che per lei rappresentano altrettante carezze provenienti dall’amata Elisa. Orbene, nulla è perduto, non disperi per quanto di inopportuno ha pubblicato in un momento di umana debolezza. A tutto v’è rimedio tranne all’osso del collo rotto diceva una mia prozia, che il cielo ha voluto accogliere anzitempo nella settima sfera.
    Vorrei riportarle un aneddoto bizzarro che fa proprio al caso suo. E’ un aneddoto narratomi proprio ieri da Odette, mentre gustavamo il nostro sorbetto al fresco del crepuscolo amalfitano. Mi raccontò, la cara Odette, un fatto risalente al tempo di sua gioventù, quando s’era infatuata d’una certa attrice di prosa, dall’incarnato d’avorio e la voce di seta, assai capace nella parte di Fedra. Quest’attrice, che se non ricordo male si faceva chiamare Berma, aveva in dote di gettare la povera Odette nella più gran confusione qualunque cosa facesse. Ogniqualvolta la mia amica doveva rispondere a una lettera della Berma, o recarsi a un appuntamento da costei, oppure partecipare insieme a una qualche occasione mondana, Odette entrava in un orgasmo che le faceva smarrire memoria e senso delle opportunità. Non vi era modo di riportarla in sensi,la passione che la squassava in ogni circostanza che coinvolgesse Berma era tale da causarle una sarabanda dello spirito a cui non v’era rimedio.
    La cosa più grave accadde quando scordò di assistere a un’importante prima teatrale a cui la Berma teneva oltre ogni cosa. Apriti cielo! Ciò che accadde lo lascio alla sua immaginazione, cara Gennifer: urla, strepiti, pianti, recriminazioni, gramaglie, lutti. Sembrava la goccia definitiva, l’affronto inaccettabile. E invece tutto si sistemò nel migliore dei modi, Odette addusse una scusa labile ma inconfutabile per la sua grave mancanza e fu perdonata. Se non ricordo male, disse che proprio quel maledetto pomeriggio aveva smarrito il suo parasole di pizzo, un grazioso parasole regalatole dal padre per il suo debutto in società e a cui lei, Odette, era legata come a un pezzo del suo cuore, tanto più che il padre era morto di fresco. Insomma, una scusa qualunque, che la Berma accolse senza eccepire, perché quando vi è la reciprocità degli affetti, mia cara, tutto il resto passa in secondo piano.
    Si consoli, dunque, e vedrà che anche per lei si troverà facilmente un parasole che la protegga da ogni affanno, così com’è accaduto a Odette.
    Sua,
    Pancrazia

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