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Eroi criminali, Gotovina e Markač assolti

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Krajina - Benvenuto Generale, foto di Bruno Maran

L’assoluzione dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač, da parte del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, sembra più un opuscolo politico che un verdetto di un tribunale, ha dichiarato a Radio Serbia international, Savo Strbac, direttore del Centro informativo e di documentazione Veritas. Il verdetto legalizza la pulizia etnica e le sue conseguenze per i serbi scacciati dalla Krajina sono terrificanti, ha ribadito Strbac.

Per noi il verdetto del Tribunale dell’Aja rappresenta un’altra tormentata pagina, forse ancora più pesante di quella che abbiamo subito nel 1995, ha dichiarato Milojko Budimir, presidente dell’Associazione dei rifugiati dei serbi di Croazia.

La Corte d’Appello dell’Aja ha ribaltato il giudizio espresso il 15 aprile 2011: assoluzione piena e immediato rilascio degli imputati. Altrettanto immediata, riapertura delle ferite balcaniche. Gotovina e Markač e altri erano stati riconosciuti parte di una associazione criminale e dichiarati colpevoli di 8 capi di imputazione relativi a crimini contro l’umanità e violazione delle leggi e delle usanze di guerra. Tra le accuse accolte dai giudici vi erano anche quelle di omicidio, persecuzione e deportazione.

Zagabria, che attendeva il verdetto davanti ai maxischemi in piazza, fa festa per quelli che ha sempre considerato “eroi”. Il governo ha inviato immediatamente un jet a prenderli con a bordo il ministro della Difesa. Il premier Zoran Milanović ha dichiarato: “Quello che noi abbiamo sempre saputo è stato oggi annunciato al mondo, che la Croazia ha combattuto una guerra giusta e difensiva” e, assieme al presidente del Parlamento Leko, li accoglie all’aeroporto; centomila persone li acclamano nel centro di Zagabria. “I nostri generali sono eroi e non criminali”, c’è scritto sugli striscioni, mentre i ritratti di Gotovina e Markač erano issati all’urlo di “Onore alla Croazia”.

Tutt’altra atmosfera a Belgrado dove il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcević, ha definito “scandalosa e giuridicamente incomprensibile” la sentenza odierna che, “fa perdere credibilità” al Tribunale dell’Aja. Il governo annuncia che ridurrà la collaborazione con il Tribunale internazionale e d’ora in poi non consegnerà più alcuna documentazione all’Aja. Il presidente Nikolić parla di “sentenza politica e non giuridica”. I serbi della Krajina sono stati vittime di genocidio, scrive Nikolić in un comunicato dai toni durissimi, ma sono fatti passare per criminali, che si devono vergognare e stare zitti.

Appaiono evidenti i sospetti serbi che l’assoluzione sia stata una compensazione per la Croazia, che nel luglio 2013 entrerà a far parte dell’Unione Europea?

D’altra parte i quattro anni di latitanza di Gotovina tra il 2001 e il 2005 rallentarono il processo di adesione. Latitanza che, secondo il procuratore del TPIY Carla Del Ponte, potrebbe essere stata favorita anche dal Vaticano, nascondendo Gotovina in un monastero francescano in Croazia. Ipotesi sempre negata dalla Santa Sede. La Serbia invece, per farsi aprire le porte europee, ha finito per “consegnare ”il boia di Srebrenica” Ratko Mladić.

Particolare molto importante: la sentenza è stata presa a maggioranza. Favorevoli il presidente della Corte, l’americano di origine polacca Theodor Meron (che su Wikipedia è già diventato “croatian hero”), il giamaicano Patrick Robinson e il turco Mehmet Guney, contrari l’italiano Fausto Pocar e il maltese Carmel Agius. Per due giudici su cinque, quindi non oltre ogni ragionevole dubbio…

A titolo di cronaca si riporta che il magistrato americano, Greg Kehoe, ex procuratore dello stesso Tribunale penale internazionale per l’ex- Jugoslavia, difendeva Ante Gotovina… e che il presidente della Corte d’appello, l’altro americano Meron, ha votato per ultimo…

La sentenza di primo grado è stata smontata, negando il valore di prova all’elemento centrale dell’inchiesta: l’«imprecisione» dei tiri di artiglieria. I croati sostenevano che non erano attacchi contro i civili le cannonate finite… a più di 200 metri dai legittimi obiettivi militari. In appello questo principio è stato ribaltato. Allora perché non 100, o 500? Davanti ad un evidente caso di etničko čišćenje, suona così, in serbo-croato, pulizia etnica, il Tribunale si è messo a confutare traiettorie e colpi, addirittura vento e temperatura al momento dei fatti, per stabilire che non c’è stata pulizia etnica o crimine. Vista la mancanza di prove a dimostrare che vi fosse stato un piano premeditato per ripulire la Krajina dalla popolazione serba, e, dopo, un controllo inefficace e carenza di disciplina nel guidare le truppe. Credo che tutto ciò rasenti l’assurdità che offenda l’intelligenza  degli osservatori o la memoria di chi è stato brutalmente ucciso o costretto a lasciare ogni bene.

I sospetti di sentenza politica diventano realtà e minano quindi, forse per sempre, le fondamenta e la credibilità del TPIY, un tribunale ad intensità variabile a seconda degli imputati.

Quindi, nella “Operazione tempesta” dell’estate 1995 contro i secessionisti serbi della Krajina, l’allora capo dell’esercito croato Ante Gotovina e l’allora capo della polizia Mladen Markač non presero “deliberatamente” a cannonate scuole e ospedali a fini di pulizia etnica. La morte di 324 civili e l’espulsione di oltre 150 mila persone sui quali si basava l’accusa furono legittimi atti di guerra. Non ci sono prove che siano stati atti criminali o non si è voluto vederli. La sentenza che assolve Gotovina è un colpo durissimo alla possibilità di una giustizia che rispetti tutte le vittime della guerra e alla costruzione di una memoria condivisa.

Una sentenza che riprecipita i Balcani nell’odio. Proprio una bella conclusione per il Tribunale penale internazionale dell’Aja per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia, che chiuderà presto i battenti: si è assunta la responsabilità di una tacita amnistia internazionale dei crimini del regime croato di Tudjman. E il mondo non griderà allo scandalo come farebbe se, per tragica analogia, ad essere assolto fosse stato Ratko Mladić.

Qualche antefatto per comprendere come si è arrivati all’assoluzione dei criminali di guerra croati per smontare la tesi della non premeditazione.

La M.P.R.I Military Professional Resources Inc., una delle maggior corporation private americane di esperti militari, ha iniziato a modernizzare l’esercito croato HVO con la formazione degli ufficiali e la fornitura di armi sofisticate, dopo l’accordo firmato il 15 novembre 1994 dal ministro della Difesa croata Gojko Sušak. Al momento della firma degli accordi con la MPRI, Susak dichiara: “Signori, fateci espellere i serbi dalla Croazia e noi non porremo questioni sulle condizioni che ponete”. L’operatività tra la MPRI e il governo degli Stati Uniti è coordinata dal generale John Svol, consigliere militare del segretario di Stato USA Christopher Warren.

Alla MPRI ventidue dirigenti sono ex esponenti militari di alto rango. Tra di essi vi é il generale Carl Edward Vuono, capo di Stato Maggiore dell’Esercito Usa durante l’invasione di Panama e la Guerra del Golfo, il generale  Soyster, già capo della DIA e il generale Kroesen, ex comandante delle forze USA in Europa. La società, che ha sede ad Alexandria in Virginia, é stata fondata nel 1987 da un ex generale, Vernon Lewis. Un opuscolo riporta orgogliosamente che la MPRI mantiene un archivio con i nomi di 2 mila membri delle forze armate in pensione, offre la “migliore esperienza aziendale militare del mondo e dispone di unità operative e/o rappresentanti sul campo presso sedi militari in tutti gli Stati Uniti e all’estero”.

Aprile ’95 – La M.P.R.I., che offre consulenze ai militari croati, invia in Croazia un team guidato da un certo numero di ufficiali in pensione. Un portavoce del Dipartimento di Stato, John Dinger, afferma che la M.P.R.I. ha aiutato i croati a evitare “eccessi o atrocità nelle operazioni militari”. Il suo portavoce, l’ex-capo della DIA Soyster, dichiara che la società: “Ha semplicemente offerto consulenza sul ruolo dell’esercito in una società democratica. I croati desiderano aderire alla NATO e se si vuole essere ammessi a un club bisogna avere lo stesso aspetto degli altri membri…”.

N.B. Onde evitare equivoci la notizia che segue è ripresa dall’ANSA dell’11 gennaio 2006, ore 15.36.

L’ex direttore della Cia, George Tenet, avrebbe partecipato nell’estate del 1995 alle preparazioni dell’operazione “Oluja-Tempesta”, che pose fine al conflitto serbo-croato.

Lo sostiene il settimanale di Zagabria Globus, citando una fonte anonima vicina al generale Gotovina, comandante dell’operazione, fresco di assoluzione dall’accusa per crimini di guerra perpetrati contro la popolazione civile serba della Krajina. Tenet all’epoca era il vice direttore della Cia (fu promosso a capo dell’agenzia nel 1997), quando l’amministrazione Clinton decise di prendere parte attiva, con attacchi aerei, nei conflitti balcanici degli anni Novanta.

“Il 20 luglio 1995 nella base militare di Sepurine, nei pressi di Zara, Tenet ha incontrato il ministro della difesa croato Gojko Susak, il capo dei servizi segreti Miroslav Tudjman(figlio del presidente Franjo) e il generale Gotovina”, afferma Globus ricordano che la stampa croata e internazionale avevano spesso scritto del pieno appoggio americano all’operazione Tempesta. Secondo la stessa fonte a Sepurine sarebbe stata creata una base aerea americana da dove partivano i Predator, i droni,  comandati a distanza. Tenet sarebbe venuto in Croazia per verificare che la base fosse pronta e che la Cia avrebbe potuto seguire in tempo reale l’operazione militare croata che sarebbe scattata all’alba del 4 agosto 1995.

Bruno Maran

Fine prima parte

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