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Ci spostiamo di qualche chilometro a Sud Ovest e andiamo a Barcellona, dove restiamo dieci giorni per frequentare una Summer School all’Università Politecnica della Catalogna, sede di una Cattedra Unesco in Tecnica y Cultura. In programma abbiamo lezioni e seminari, la visita di qualche museo e di svariati siti industriali.

La Catalogna insieme ai Paesi Baschi è la regione più ricca della Spagna e questo suo benessere in buona parte si giustifica con una grande tradizione industriale, i cui lasciti sono oggi tendenzialmente ben conservati. Presenta per certi aspetti una situazione similare a altre regioni europee – la Ruhr o la Great Manchester – . L’unicità del caso catalano sta nell’esperienza di conservazione e valorizzazione del patrimonio industriale ereditato dagli ultimi due secoli. Su iniziativa di Eusebi Casanelles (presidente per 6 anni della TICCIH*) è stato, infatti, realizzato un network di 25 musei che costruiscono una narrazione unica ed organica della storia industriale della Catalogna.


Una storia che vedeva l’insediamento di stabilimenti lungo i fiumi Llobregat e Besos, al di fuori della città di Barcellona: lungo delle vie fluviali perchè si decise di investire maggiormente sull’energia idraulica e non sul vapore, per produrre il quale bisognava importare carbone, e fuori dal centro urbano per scongiurare l’aggregazione degli operai e dunque per evitare scioperi.
Arriviamo dunque ad una fabbrica tessile, lungo Llobregat, intorno alla quale fu costruita una colonia industriale nel piccolo centro di Santa Coloma de Cervellò. La colonia prende il nome del proprietario della fabbrica, Eusebi Guell, lo stesso signore che si era avvalso dell’estro di Gaudì per l’edificazione di una modesta casetta nella Rambla. E lo stesso Gaudì venne incaricato di riprogettare questo piccolo borgo di qualche centinaio di abitanti.

Mentre il contributo di Gaudì si ferma a una chiesetta – la prima delle due rimaste incompiute – di cui rimane la cripta, la Colonia Guell vedrà la luce nella sua completezza. Al suo interno vi si trovano ovviamente la fabbrica, le abitazioni degli operai, una cooperativa, un centro culturale, la chiesa e la statua del Conte Eusebi  Guell, un insediamento in perfetto stile autarchico.
Un lontano parente dello stabilimento tessile di Torviscosa in provincia di Udine, nel nostro Nord Est insomma. In comune in realtà hanno quasi solo il modello insediativo, il primo infatti è del 1890 il secondo è stato costruito durante il ventennio tra il ’37 e il ’38: altro periodo, altro luogo e altro contesto. L’esperienza nostrana, più che da “esigenze” molto pratiche, ha un valore culturale e politico rispondente al progetto di sviluppo dell’Italia di allora. Due fabbriche un po’ vicine e un po’ lontane che emanano a loro modo un sapore di chiusura non distante dall’idea di essere sempre “A Nord Est di” qualcosa, legandosi ad un confine e autolimitandosi. Che sia un equivoco, qualcosa da stigmatizzare o solo un nome c’è da dire, però, che Barcellona, Parigi, Padova o Torviscosa convivono nel quadrante Nord Est del mondo ben dal 1884.

Mattia Gusella

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