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Fiengo racconta il “suo” Corriere. Riflessioni sul giornalismo sempre meno autorevole

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Disintermediazione. Un parolone, per carità, ma alla fine è quello che sta accadendo. «Il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui è scoppiato il palloncino» – ha affermato ieri a Padova il docente di Scienze politiche al Bo Fabrizio Tonello, in occasione della presentazione del libro  “Il cuore del potere – Il Corriere della Sera nel racconto di un suo storico giornalista” di Raffaele Fiengo, firma storica (dal 1968) del quotidiano. «Il titolo –ha continuato Tonello – rappresenta sempre di più l’illusione giornalistica». Questo perché i quotidiani più prestigiosi del mondo hanno chiuso la porta in faccia a Donald Trump e a Nigel Farage, che però hanno conseguito un enorme successo personale nonostante i media. Il primo è diventato presidente degli Usa, «anche se l’Huffington Post lo aveva piazzato nella sezione entertainment; anche se il quotidiano del New Hampshire, da sempre repubblicano, aveva fatto il suo endorsement per la Clinton; come d’altra parte tutta la stampa che conta, come il New York Times». Il secondo ha strappato il Regno Unito all’Unione Europea, sebbene si trovasse nelle stesse condizioni di Trump e benché la stampa ufficiale terrorizzasse il pubblico con previsioni economiche e finanziarie (in caso di vittoria dei leave) che alla fine si sono dimostrate del tutto inattendibili. Hanno vinto lo stesso.

E anche Viktor Mihály Orbán è diventato primo ministro ungherese malgrado la stampa. Secondo  Tonello, «quando il giornalismo viene percepito come un’articolazione del potere è impopolare».  Non muove le folle e non sposta i voti. Non convince. E anzi, saltando di pari passo i media ufficiali, ma affidandosi all’autoproduzione su twitter (Trump) e You Tube (Farage) i “cani sciolti” americano e britannico hanno trionfato. Naturalmente, nella nuvola del web l’informazione non è verificata. Esce di tutto. «Si pensi al tema dei profughi, o a quello dei vaccini» – ha affermato il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello. «Si assiste peraltro al livellamento di tutte le opinioni, a prescindere dalla competenza di chi le esprime. Ma alla fine, la base per affermare l’indipendenza dell’informazione è l’esistenza stessa dei giornali. Solo un prodotto “pagato” dispone delle risorse necessarie alle verifiche».

Secondo il direttore di “Anordestdiche” Luca Barbieri, «la stampa deve affrontare due sfide: anzitutto il giornalista di domani dovrà interrogarsi sulla sostenibilità del proprio lavoro, e dovrà rendersi interessante per il suo pubblico; poi, di certo va rafforzata la centralità della sue responsabilità. Va detto che se il palloncino è scoppiato, è anche vero che noi stessi ci siamo infilati in questa situazione. Si dà troppa importanza all’informazione online che riceviamo in base agli algoritmi e alla customizzazione dei motori di ricerca; mentre l’intermediazione del giornalista nel leggere la realtà deve tornare ad essere centrale». Secondo lo stesso Fiengo «alla fine la Brexit e il caso Trump hanno solo reso le cose più chiare. Sono fenomeni che non nascono adesso, ma che anzi erano nell’aria quando ho iniziato a scrivere il libro. Il giornalismo è ritenuto da alcuni meno autorevole da quando è a contatto diretto con la pubblicità. Oggi sono pubblicabili pagine su borse e viaggi che un tempo non lo erano. E poi c’è il condizionamento dei social network. Alla fine, credo che sia necessario governare la complessità, lavorandoci anche dentro, in un certo senso. Ci deve essere in ogni caso un giornalista che fa le proprie verifiche». Quanto al libro,  per il docente di storia e critica del cinema al Bo Gian Piero Brunetta «si raccontano storie terribili, accadute al Corriere. Dalla ricerca del “mostro” ai tempi della strage di piazza Fontana, alle tante censure e ai tanti interventi per favorire le forze sul campo, e cioé la Montedison, gli Agnelli, il Banco ambrosiano o la P2. E si narra di quando Piero Ottone faticava a gestire Pier Paolo Pasolini». Ma «anche di una spudorata intervista a Licio Gelli» – ha affermato il quirinalista del Corriere Marzio Breda, che ha moderato l’incontro. «Nonostante ciò – ha terminato Fiengo – i condizionamenti non hanno mai avuto la meglio, e gli anticorpi hanno neutralizzato i corpi estranei. D’altra parte, senza un giornalismo indipendente, c’è una deriva che ci porta fuori dalla democrazia».

Marco de’ Francesco

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