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Fra laicità, cristianesimo e pasqua ortodossa

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Latini si, ma ortodossi. E’ questa la particolarità dei romeni, vero ponte culturale tra le due anime dell’Europa, quella occidentale erede di Roma e quella orientale erede di Bisanzio. La Pasqua è l’unica festa cristiana che i romeni festeggiano in comunione con il mondo cristiano d’Oriente. Nonostante abbiano adottato il calendario gregoriano, caso unico tra i popoli europei orientali, i romeni sono rimasti intimamente legati alla Pasqua ortodossa.
La più importante festa della cristianità viene celebrata in tutte le chiese romene seguendo le scadenze ancestrali tipiche degli eventi religiosi. Il tempo laico fa un passo indietro, di riverenza davanti al tempo cristiano. L’intera comunità ortodossa lascia sull’ uscio della Chiesa i frettolosi ritmi della vita laica e sprofonda per una notte nel mistero immutato della Risurrezione. Per una notte, il tempo degli uomini viene sospeso per far rivivere il tempo mistico. Il sentimento più profondo della fede ortodossa si fa sentire nel buio delle chiese allo scoccare della mezzanotte, quando un’ esplosione di luce e gioia annuncia ai fedeli il mistero rinnovato della Risurrezione del Signore.
Da piccolo subivo il fascino della Pasqua, nonostante la profonda laicità che caratterizzava la mia famiglia. Era l’unica volta all’anno che andavamo in chiesa. Il misticismo del rito ortodosso riusciva ad avvolgere tutti per una notte. Ricordo il buio silenzioso all’inizio della messa … poi, piano piano, il canto sottovoce del prete che si faceva sempre più sentito, per finire forte ed accompagnato dal coro che imitava il canto degli angeli che annuncia il mistero compiuto della fede in Cristo. Nulla è cambiato nei secoli nelle regole canoniche della messa ortodossa. Sono compiuti gli stessi riti e vengono cantati gli stessi salmi che riempivano le cupole di Santa Sofia di Costantinopoli, la nostra Chiesa Madre. La Legge di Costantino viene rispettata oggi nelle nostre chiese come allora. La luce si riversa tuttora tra i fedeli, come sempre nei secoli, portata dal Santo Sepolcro a tutte le patriarchie dell’Oriente e poi distribuita a tutte le chiese e a tutti i fedeli dai preti al richiamo di “venite a prendere la luce!”. La legenda dice che la luce si accende sul Sacro Sepolcro con un fulmine dal cielo solo in occasione della Pasqua ortodossa. Questo miracolo spiega nella tradizione romena la decisione di festeggiare la Pasqua insieme agli altri ortodossi, nonostante fosse adottato il calendario gregoriano per le altre feste. Tornavamo a casa con la candela accesa di speranza, insieme ad un fiume di gente, che come noi, almeno una volta all’anno, sentiva il richiamo della tradizione. La notte scura si illumina di fronte ad un mare di candele e la gente torna a casa accompagnata dal suono gioioso delle campane. Ci aspettava la tavola imbandita di festa. Le uova dipinte di rosso sono spaccate dai bambini al grido “Cristo è risorto!” al quale rispondono altri bambini con “E’ veramente risorto!”. Il vino rosso, il sangue del Signore, accompagna le pietanze  d’agnello, simbolo del sacrificio compiuto da Gesù per riscattare i peccati dell’umanità. E così ogni anno, con l’ occasione della Pasqua, i romeni svelano la loro appartenenza all’ Oriente ed al misticismo ortodosso.
Domani il tempo laico riprenderà il suo corso, ma oggi trionfa il tempo immutato dello spirito cristiano ancestrale.
Bucurati-va, Cristos a inviat! Gioite, Cristo è risorto!

Teodor Amarandei

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