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Frontiere chiuse per i rifugiati della Siria

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Nel campo di Domiz, al confine fra Siria e Kurdistan iracheno l’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati) stimava al 2 aprile una presenza di 35.000 siriani; ma i cooperanti che lavorano su questa emergenza parlano di quasi 90.000 profughi fra Domiz e tutta la provincia di Dohuk, la città curda più vicina alla frontiera.

Un afflusso che però si è bruscamente interrotto qualche giorno fa, quando il passaggio dalla Siria all’Iraq è stato chiuso dai militanti del Pkk che, a quanto riportano le fonti sul campo, temono un esodo troppo massiccio di combattenti, necessari sul terreno per continuare la guerra contro il regime di Bashar al Asad. La minoranza curda della Siria ha infatti da poco cambiato orientamento. Se all’inizio delle violenze i curdi si preoccupavano soprattutto di difendere il loro territorio dalle diverse milizie di ribelli siriani, adesso sono passati ad attaccare frontalmente i lealisti di Damasco, con l’obiettivo di far dissolvere il regime e assicurarsi la maggior autonomia possibile sul territorio curdo. Esattamente, insomma, come è successo nel 1993 fra Baghdad ed Erbil, in Iraq.

L’emergenza umanitaria nel Kurdistan iracheno è ormai a livelli insostenibili. Il bollettino dell’UNHCR riporta che nel campo di Domiz le famiglie stanno condividendo le tende con i nuovi profughi, dato che di nuove non ce ne sono. A cavallo fra marzo e aprile il ritmo di arrivi si è quasi triplicato rispetto ai due anni precedenti di guerra e adesso oltre 3.500 famiglie non hanno una tenda dove vivere. I problemi principali sono la mancanza di spazio e le condizioni sanitarie. In tutto l’Iraq sono stati censiti 120.000 profughi siriani, di cui il 90% in Kurdistan. Oltre a questi ci sono migliaia di altre persone che non sono mai state registrate e che hanno trovato ospitalità in case private o in edifici di fortuna. Recentemente il governo regionale di Erbil ha stanziato fondi per la sistemazione di uno spazio che possa ospitare altre 25.000 persone, ma secondo l’UNHCR “i profughi che ne hanno bisogno sono tre volte di più”. Con l’arrivo della primavera e dell’estate preoccupa anche la situazione sanitaria, con quasi il 10% dei bambini sotto i 5 anni colpiti dalla diarrea (una percentuale in continua crescita) e 62 casi di epatite A registrati dall’inizio dell’anno.

Nonostante tutto questo, non accenna affatto a diminuire il numero dei siriani che preferiscono un campo profughi alla guerra. Sempre che il Pkk non voglia continuare a scegliere per loro.

(articolo di A.M. pubblicato il 10 aprile 2013 su Focus on Syria)

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