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Giovani avvocati, redditi in picchiata

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Meno di ventimila euro all’anno, contro una media di 83mila degli over 55. Cifre da conflitto generazionale quelle che riguardano gli avvocati. Quella che una volta era ritenuta una professione sicura e dal reddito alto, rischia di diventare sempre più marginale. «Non possiamo immaginare di continuare ad esercitare come i nostri colleghi più grandi e per questo dobbiamo puntare su una nuova figura di avvocato, che non abbia paura di gestire il proprio studio come un imprenditore, individuando ambiti di lavoro sempre più specifici e aprendosi sempre di più alla collaborazione con altri colleghi, ma anche con professionisti di altri settori». E’ la ricetta di Nicoletta Giorgi, padovana, avvocato, candidata alla presidenza nazionale di Aiga, l’associazione italiana dei giovani avvocati. Il problema ha un nome noto: precariato. Anche per gli avvocati, come per altre figure professionali, il reddito è andato via via diminuendo, mentre a crescere sono state le incertezze.

Reddito medio avvocati in Italia«I dati parlano chiaro – spiega l’avvocato Giorgi – e mostrano che gli avvocati under 30 guadagnano mediamente il 75% in meno dei loro colleghi over 55». Una differenza di reddito così grande (1 a 4) non può essere motivata soltanto dall’avanzamento di carriera. «Ad essere cambiato – continua Giorgi – è il contesto sociale, economico e professionale: il numero degli avvocati è costantemente cresciuto, mentre non ci sono state sostanziali modifiche nel modello secondo il quale la professione viene esercitata».

Serve un quindi un avvocato di nuova generazione: specializzato per dare risposte competenti al cittadino in un mondo – quello del diritto – sempre più frammentato in ambiti specifici; in rete per saper rispondere con la ricetta della collaborazione e della contaminazione agli attacchi di una crisi che si fa sentire anche in questo comparto, soprattutto per i più giovani; pronto a un cambio di mentalità, per trasformarsi in un partner globale per la propria clientela: un po’ meno “vecchio professionista”, un po’ più “imprenditore di se stesso”.

PADOVA 04/09/2013 ©BERGAMASCHI MARCO  CANDIDATA AIGAUna “ricetta” sulla quale la giovane avvocata padovana non ha dubbi: «La possibilità di una sempre maggiore specializzazione, unita a un’offerta di ventagli ampi di ambiti di intervento, ci permetterà di diventare veri e propri partner dei nostri clienti, capaci di assisterli con competenza». Un avvocato “in rete”, capace di costruire un network fra colleghi con diverse specializzazioni e con altri professionisti (commercialisti, consulenti del lavoro, ma anche professionisti del ramo scientifico e tecnologico) per mettere a disposizione del cliente un servizio completo, per offrire risposte senza costringerlo a far riferimento a decine di interlocutori diversi.

Ed è l’ingresso in questa “logica della rete” il primo consiglio che Nicoletta Giorgi offre ai colleghi più giovani e agli aspiranti avvocati: «Chi sta studiando Giurisprudenza, i neolaureati, i giovani colleghi sono probabilmente più naturalmente predisposti a lavorare in una logica di networking. È proprio lungo questa strada che devono muoversi». Rete e specializzazione sono – secondo l’avvocato Giorgi – le chiavi per un futuro di successo: «I profondi cambiamenti del contesto economico e sociale hanno introdotto importanti novità anche nel nostro mondo: nuovi campi del diritto (come quello della rete, della privacy, o il “nuovo” diritto commerciale internazionale) restano ancora in buona parte scoperti. È dunque importante individuare fin da subito, fin dai banchi dell’università se possibile, il proprio ambito di specializzazione, per offrire un servizio altamente qualificato e costruirsi un profilo specifico: il vecchio “avvocato generalista” non può più funzionare». Ancora, va coltivata la dimensione internazionale: «L’esperienza all’estero – continua Giorgi – può rappresentare un tassello importante per un avvocato in formazione: non soltanto per il valore aggiunto della conoscenza di una o più lingue straniere, ma per il carico
di esperienza rappresentato dall’aver fatto pratica in un contesto internazionale».

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