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Scritto da  Eyoum Nganguè

Fine settembre 2012. Delle famiglie del Burkina Faso sono con le spalle al muro. Il motivo: le notizie provenienti dalla Guinea Equatoriale e dalla frontiera congo-angolana non sono buone; numerosi giovani cittadini del Burkina sono in stato di arresto in quella parte dell’Africa situata a 2.500 Km in linea d’aria a Sud dei confini del loro Paese.

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Gli equato-guineani hanno messo dietro le sbarre 66 “Uomini integri” (in lingua more, Burkina Faso significa “Paese degli uomini integri”, ndr) perché non sarebbero stati detentori di una carta di soggiorno il cui montante si avvicina ai 600 000 franchi Cfa, circa 1000 euro. Prigionieri, saranno liberati solo quando le loro famiglie sborseranno quella somma. Un po’ più a sud, il numero di burkinabé arrestati è sconosciuto. Sono nelle mani di poliziotti e doganieri congolesi che vogliono che loro paghino i diritti d’entrata in Congo prima di sperare di poter accedere alla frontiera dell’Angola dove troveranno i feroci agenti della polizia d’immigrazione del Paese del presidente José Eduardo Dos Santos.

Nello stesso momento, aerei interi di giovani spagnoli, spinti alla disoccupazione dalla crisi dell’euro, sbarcano all’aeroporto di Malabo, in Guinea Equatoriale, per offrire i loro servizi e le loro braccia nell’antica colonia del loro Paese. In concomitanza, migliaia di membri della “geração à rasca” (generazione in bolletta) portoghese, vittime di un tasso di disoccupazione dei giovani che si avvicina al 36% trovano nell’esilio dorato in Angola la soluzione a tutti i loro problemi. L’Europa, all’epoca del suo splendore, aveva finito per barricarsi dietro le sue frontiere e filtrare le entrate degli Africani in cerca di felicità. Oggi ha problemi economici, e i suoi giovani cercano fortuna nelle latitudini africane più clementi, dove sono accolti a braccia aperte.

Quello che appare come l’Eldorado ai giovani europei che fuggono la miseria è un inferno per i giovani africani che fuggono la povertà, le dittature, le guerre. La sorte dei burkinabé citati sopra non è che uno spiraglio di ciò che subiscono i maliani, i ciadiani e altri africani dell’ovest che cercano di uscire dalla miseria andando a lavorare in Paesi in cui il petrolio e i tassi di crescita economica fanno impallidire d’invidia tutti gli economisti delle principali piazze borsistiche mondiali. Gli sconvolgimenti in corso nei paesi del Nord del mondo stanno invertendo i flussi migratori a carattere economico.

I cambiamenti nel modo di governare osservati in alcuni Stati del sud (Brasile, India, Ghana) trasformano quei vecchi Paesi d’emigrazione in terre di accoglienza. Un tempo i ghanesi, andavano in Costa d’Avorio e vi sopravvivevano grazie a lavoretti. In quello stesso periodo, decine di migliaia di loro venivano espulsi con le armi dalla Nigeria. Oggi nigeriani e ivoriani sollecitano a bassa voce un diritto di entrata in Ghana. Allo stesso modo, negli anni 1970, la Guinea equatoriale era un piccolo paese povero e senza risorse. I suoi abitanti oltrepassavano la frontiera per esercitare dei mestieri ingrati in Camerun. Oggi, ha il tenore di vita di un Emirato del golfo persico e moltiplica le esazioni contro i camerunesi che tentano di trovare un po’ di conforto in questo nuovo polo di prosperità…

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