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“Finzioni giudiziarie. La giustizia e la sua rappresentazione mediatica”. Dialogo a tre voci a Padova il 15 settembre

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due buchi neri si fondono
Foto Marta Russo

La mattina del 9 maggio del 1997 Marta Russo, studentessa ventiduenne di giurisprudenza, viene colpita da una pallottola mentre passeggia in un viale dell’Università “La Sapienza” di Roma. Muore cinque giorni dopo in ospedale.

Il complesso caso giudiziario che segue, dovuto all’assenza apparente di un movente e terminato con due condanne nel 2003, nonostante gli imputati si siano sempre dichiarati innocenti, cattura l’attenzione dell’opinione pubblica e riceve grande copertura mediatica.

Il complesso rapporto tra cronaca e stampa, tra inchiesta giudiziaria e pubblico degli spettatori è il tema del dibattito “Finzioni giudiziarie. La giustizia e la sua rappresentazione mediatica”, organizzato venerdì 15 settembre alle ore 14:30 presso palazzo Maldura a Padova dal Cest – Centro per l’Eccellenza e gli Studi Transdisciplinari in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova. Interverranno Vittorio Pezzuto, giornalista e autore del recente libro-inchiesta Marta Russo. Di sicuro c’è solo che è morta, Guido Vitiello, ricercatore in Sociologia dei processi culturali alla Sapienza Università di Roma e firma del “Foglio” e di “Internazionale”, e Alessandra Diazzi, docente di Letteratura e cultura moderna e contemporanea dell’Università di Manchester. Moderatore sarà Marco Malvestio, dottorando in Lettere moderne all’Università di Padova e membro del Cest.

Il delitto di Marta Russo e il mistero che porta con sé sono un caso esemplare per riflettere sulla giustizia e la politica italiane e sulla loro trattazione mediatica. Perché in particolare da questo drammatico fatto risulta evidente quanto siano forti il rapporto tra cronaca e indagine, quanto il potere della stampa sia in grado di spettacolarizzare un caso giudiziario, come l’interesse morboso dell’opinione pubblica per il delitto perfetto possa condizionare addirittura la sentenza dei giudici.

Dopo Marta Russo, sempre più casi giudiziari si sono presto trasformati in casi letterari, più per assecondare il gusto del pubblico che per amore di verità. Si sono aperti quindi nuovi spazi in cui non solo la giustizia viene rappresentata dagli scrittori, ma proprio la letteratura finisce per vivere nella giustizia, influenzandone il corso stesso e gli esiti giudiziari.
In che modo la letteratura, o il giornalismo, può porre rimedio a questa situazione è ciò che si cercherà di definire nel corso dell’evento del Cest.

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